Eravamo Yuppies, ora vogliamo le Olimpiadi: lo squash diventa grande

Squash nella Grand Central Station di New York Squash nella Grand Central Station di New York

Lo squash, per quanto in Italia non goda di una grandissima fama, è uno sport molto antico. Il buon Gianni Clerici nella sua opera omnia sul tennis ci dice che in realtà questi due sport di racchetta sono praticamente coevi.

Come più o meno tutti gli sport è stato inventato dagli inglesi, e come più o meno in tutti gli sport, gli inglesi hanno sì una grande tradizione, ma hanno ceduto lo scettro di “più grande di tutti i tempi” a cittadini di altre nazioni. Lo squash non fa eccezione: i più grandi di tutti i tempi sono considerati due pakistani, Jahanghir Kahn e Jansher Kahn (che malgrado l’omonimia non erano parenti).

I due Khan si “scontrano”

Invece, il più amato per talento e personalità, il Mc Enroe dello squash, è stato il Canadese Jonathon Power. Nelle donne invece le più grandi di tutti i tempi sono due, e provengono da nazioni lontane dalla perfida Albione: sono Sarah Fitzgerald, australiana e la malese  Nicol David (che, a differenza di tutti gli altri nominati, è ancora in attività).

Lo squash, come dicevamo, ha tradizioni molto antiche, e in tutti i paesi del Commonwealth (e cioè in Inghilterra e tutte le relative colonie) gode di una grande popolarità – non a caso quasi tutti i giocatori della Top 20  maschile e femminile provengono dal Regno Unito o da ex colonie, con l’aggiunta della Francia che negli ultimi anni ha sviluppato un programma giovanile capace di portarla ai vertici mondiali.

Negli anni ’80 lo squash ha avuto una fortuna/sfortuna (che almeno in Italia  ne ha un po’ segnato le sorti). Improvvisamente, infatti, negli anni dell’edonismo reaganiano, dell’individualismo sfrenato e della competizione con il sangue agli occhi, lo squash è diventato lo sport preferito degli Yuppies, ovvero dei rampanti trenta/trentacinquenni che lavoravano a Wall Street o alla City di Londra.

Il perché è piuttosto facile da intuire: a differenza del golf e del tennis (sport che possono facilmente essere considerati snob ed elitari, volendo) richiede molto meno tempo per essere praticato – bastano infatti due ore per fare “tutto”: cambiarsi, giocare, farsi la doccia e tornare a lavoro – e non richiede spostamenti improbabili dal centro di una metropoli per trovare un campo. Se si aggiunge a questo la possibilità di installare campi da squash in esclusivi club all’interno di un grattacielo il gioco è fatto! Per tutti gli anni ’80 (e buona parte degli anni ’90) la vulgata voleva che a squash giocassero solo ricchissimi borghesi o giovani arrampicatori sociali. Non a caso il romanzo manifesto di quel periodo storico, o quantomeno per la sua versione americana, “American Psycho” di Bret Easton Ellis, vede il protagonista – uno yuppie maniaco – inserire una partita a squash nella sua pazza routine.

Christian Bale nel film tratto dal romanzo “American Psycho”

Lo squash soprattutto (ma non solo) in Italia ha fatto fatica a staccarsi di dosso questa etichetta. È davvero un peccato, perché si tratta di uno sport molto completo: richiede coordinazione, resistenza alla velocità e intelligenza tattica, tutto racchiuso in una prestazione che – anche a livello professionistico – raramente supera l’ora e mezza. E in più è molto divertente sin dalla prima volta che viene praticato, a differenza di molti altri sport che richiedono mesi, se non anni, prima di dare qualche soddisfazione.

Il vero limite dello squash (un limite che, ne parleremo dopo, si sta superando) è che per essere apprezzato deve essere stato praticato. Infatti un “profano” nel vedere una partita di squash non riesce ad afferrare subito le regole, l’imponente sforzo fisico e la gestione tattica della partita: crede di vedere due pazzi che tirano una palla contro un muro senza un senso. In realtà gli scambi diventano – diventavano – quasi una partita a scacchi in cui per fare punto è necessaria una costruzione dello scambio (apparentemente) poco faticosa e banale.

Questo perché lo squash, a differenza del  tennis, ha molti meno “colpi risolutivi”: si gioca in uno spazio limitato, non si può spedire la palla lontano dall’avversario con un vincente come nel tennis. Per fare punto è necessario prima allontanare l’avversario dalla “T”, il centro del campo da squash.

Tutto questo – aggiunto alla dimensione molto ridotta della palla – rendeva lo squash praticamente inguardabile alla televisione. La partita perfetta, quella del secolo, tra i due Khan sopra citati ambedue al top della forma, era di una noia mortale vista in tv: scambi infiniti, per di più con il cambio palla come nella pallavolo anni 90. Questa scarsa spettacolarità televisiva è la vera causa del mancato inserimento dello squash tra gli sport Olimpici: niente televisione vuol dire niente popolarità. Niente popolarità vuol dire niente sponsor, e soprattutto niente personaggi.

Alcuni atleti ed alcune atlete che hanno varcato le soglie dei campi da squash sono straordinari, ma nessuno lo saprà mai: nessuno ha raccontato quelle storie. Ad esempio, la nostra Sonia Pasteris: la sua carriera e le sue imprese non avrebbero niente da invidiare a quelle di Josefa Idem, alcune sue vittorie sono nella storia dei campionati europei a squadre (penso a quando ha sconfitto una favoritissima scozzese di almeno dieci anni più giovane di lei nell’incontro decisivo per il 5 posto agli europei: risultato mai raggiunto prima dalla squadra femminile); eppure in Italia quasi nessuno la conosce.

Però tutto questo sta, piano piano, cambiando. Lo squash, nonostante alcune iniziali resistenze tipiche del tradizionalismo inglese, ha deciso di innovarsi utilizzando nuovi materiali (soprattutto per quanto riguarda i campi per le competizioni internazionali), favorendo la spettacolarizzazione e la velocità del gioco. Fondamentali sono stati alcuni cambiamenti nel regolamento, nel punteggio e nell’altezza del “tin” (che sta allo squash come la rete sta al tennis: è quella riga rossa che vedete in basso nella parete frontale del campo da squash).

Se a questo aggiungete le nuove tecnologie che permettono riprese di più alta qualità, il risultato è raggiunto: lo squash moderno è spettacolare anche per i “profani”. Prova ne sia il fatto che quest’anno finalmente Eurosport ha cominciato a trasmettere in diretta le finali delle Master Series maschili e femminili. Per i “vecchi” dello squash è un sogno che si avvera e anche io, che non sono tanto un veterano, devo dire che un po’ mi sono commosso.

La venue delle World Series Finals al Queens club di Londra

Quindi adesso è finalmente lecito sognare per gli appassionati di squash: i tempi sono maturi per un inserimento di questa splendida disciplina nel programma olimpico del 2020. Sarebbe ora!

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

P.s.: se volete divertirvi con un video che dimostra quanto sia diventato spettacolare lo squash, eccovi serviti. Questo è un video della finale di quest’anno del torneo più prestigioso del mondo, quello che si svolge a New York nella famosa Grand Central Station. I contendenti sono Ramy Ashour, egiziano numero uno al mondo, e Gregory Gaultier, francese già numero uno al mondo.

[youtube=http://youtu.be/EPrEIOGuTWo]

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