Non sono ultras. E invece si.

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Non saranno ultras, fatto sta che hanno assaltato un locale di Roma in cui c’erano solo turisti, casualmente tutti inglesi, casualmente tutti tifosi del Tottenham.
Un altro caso è che il Tottenham, gloriosa squadra del nord di Londra, sia identificata per una componente ebraica molto consistente. Sempre un caso, poi, l’ostentazione di ideali neofascisti da parte della tifoseria organizzata laziale.

Non sono ultras”: la ridicola giustificazione è già stata scritta in numerosi commenti ad articoli che riportano il fatto di cronaca avvenuto.
È una menzogna: ed è una menzogna mossa da una confusione tra il piano isterico-affettivo del tifo calcistico (e lo scrive un grande appassionato di calcio) e la scala di valori del vivere sociale.
Si cerca di negare che “quello che tanto ci piace” (e cioè il sentimento viscerale e corporativo che si crea all’interno di una curva calcistica) sfoci in manifestazioni di questo genere – dato che non si può negare la brutalità.

Ebbene: sono-ultras. Della peggior specie. Ultras che non rispettano nemmeno quella sorta di cavalleria rusticana (non si malmenano donne, vecchi e bambini; non si malmenano i disarmati) comune alla stragrande maggioranza delle tifoserie organizzate.
È vero, come dice Paolo Berizzi su Repubblica.it, che quanto successo stanotte è un salto di qualità: un’aggressione pianificata nei dettagli, con armi proprie e improprie e una tecnica di guerriglia: isolare l’area tramite un primo contingente; neutralizzarla tramite il secondo contingente.

Ora: le imprecisioni su questo caso stanno fiorendo. Ad esempio, sempre per citare Berizzi, non è vero che il Tottenham “è la squadra ebraica di Londra”, né che tutta la tifoseria ha origini semitiche, né che tutta la tifoseria si identifica con la Stella di Davide.
Semplicemente, il Tottenham ha altissimi dirigenti di origine ebraica (uno a caso, il Presidente Daniel Levy); nel quartiere di Tottenham vi sono molti inglesi di origine e immigrazione ebraica (ma non solo loro: Tottenham è un quartiere di altissima immigrazione, dove le tensioni sociali sono fortissime e dove nel 2011 ha avuto luogo una vera e propria rivolta – qui anche l’articolo su Wikipedia); la tifoseria del Tottenham guarda con simpatia la comunità ebraica.

Rendiamoci conto che nel disastrato e ignorante tessuto sociale dell’Italia questo è sufficiente a generare un pestaggio di stranieri. È molto difficile che questo tentato massacro sia stato organizzato (lo dice sempre Berizzi) per il “gemellaggio con il West Ham United”.
La tifoseria degli Hammers è violentissima, ma non è mossa da odio razziale: è mossa da odio di classe (notoria la rivalità con il Millwall), ma la componente razzista nelle tifoserie britanniche è praticamente assente (mentre invece è presente in Olanda e Polonia, giusto per fare due esempi).

I gruppi ultras raccolgono, oltre ai tifosi infoiati, sacche di delinquenza, teppismo e spaccio. In quanto gruppi ultras godono di una sorta di inaccettabile protezione istituzionale. Sono inoltre organizzazioni utili per convogliare consenso politico (celebre la visita della Polverini proprio nella curva biancoceleste prima delle elezioni) e per esercitare pressioni economiche.
Lo Stato Italiano, tra i mille problemi che è chiamato ad affrontare, deve iniziare a trattare i fenomeni criminali che provengono da questo settore come fenomeni di criminalità organizzata a tutti gli effetti, non di rado a stampo mafioso, ed estendere le prebende legislative di quegli ambiti a quelli che, quasi con leggerezza, vengono derubricati a “reati da stadio”.

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

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