Come abbiamo visto Bayern Monaco – Barcellona (semifinale di ritorno 2015)

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“Se difendiamo bene il resto verrà da sé”. Verrebbe da dire “ecco appunto”.
Il match dell’Allianz Arena si apre idealmente con questa dichiarazione di Guardiola. Il tecnico di Samtpedor non deve aver comunicato ai suoi che anche nel caso contrario il resto sarebbe venuto da sé. Le statistiche a fine match dicono che i tedeschi hanno tirato in porta 20 volte, gli spagnoli 5.

Per carità, dal 29’ del primo tempo (raddoppio di Neymar) la partita è stata, per i catalani, una lunga attesa del fischio finale, con tutte le conseguenze del caso per quanto riguarda attenzione, agonismo e voglia di competere, e non voglio sostenere che i bavaresi abbiano realmente avuto la chance di riaprire la qualificazione, ma se contiamo le paratone di Ter Stegen, le occasioni sciupate dagli attaccanti tedeschi e il poco Barcelona visto, per il Bayern Monaco questa sera qualcosa non torna.

Bayern Monaco 3 – Barcelona 2: raggiunge la finale la squadra migliore nel doppio confronto.

LE FORMAZIONI – In campo scendono gli stessi ventidue del Camp Nou; le uniche novità sono la marcatura a uomo di Benatia su Messi (novità più per Guardiola che per Messi) e il fatto che le due squadre portano meno pressing nella metà campo avversaria. È logico: il Barcelona non ha nessun interesse nell’eccitare la partita e il Bayern ha forse capito che è meglio non esporsi al contropiede catalano.

Al 7’, passa il Bayern: corner dalla destra, Benatia da solo in area insacca sul primo palo. Abbiamo una partita.
In effetti, il gol cambia (leggermente) le carte in tavola: Luis Enrique chiede ai suoi difensori di salire (una strategia che, come vedremo, il Barcelona non applica in maniera costante) e Guardiola fa lo stesso con i propri esterni, Bernat e Lahm – quest’ultimo trascorre almeno la prima mezz’ora ricoprendo una posizione altissima, praticamente accanto a Lewandoski.

Quando il Bayern porta il pressing, anche solo con i due attaccanti, il palleggio blaugrana va in panne.
Al 13’ occasione sulla sinistra per i tedeschi: il centravanti polacco non vede Lahm tutto solo in area e spreca. Un minuto dopo, Schweinsteiger tira da 30-35 metri: alto, ma, notizia, accanto a sé non aveva nessun avversario. Un segnale?

Gol di Neymar al 15’. La cronaca delle azioni blaugrana non può che essere secca perché così gioca il Barcelona. La palla ce l’ha Messi, un secondo dopo Suarez, scattato al millimetro (regolare: il suo movimento è perfetto) è lanciato verso la porta e, memore della lezione dell’andata, serve Neymar: gol a porta vuota. Il match è, agonisticamente parlando, morto.
Qualche minuto dopo, Messi viene colto in off-side e la chiamata è corretta. Curiosa, però, la disposizione dei catalani: la squadra si dispone bassa e corta nei reparti difesa-centrocampo, mentre i tre davanti sono lasciati al loro destino contro i difensori del Bayern.

Se dobbiamo trovare i meriti di Luis Enrique dobbiamo cercarli qui. Non è vero che il Barcelona ha abbandonato il tiki-taka perché la tendenza al palleggio è rimasta – e come potrebbe non essere così? Iniesta, Busquets, Neymar, Messi, D.Alves, sono ancora tutti lì; piuttosto, sa variare il proprio modo di difendersi. Può scegliere di pressare molto alta la palla e schiacciare gli avversari, ma può abbassarsi di metri e allungare la squadra avversaria inevitabilmente ingolosita da quegli spazi tra centrocampo e attacco. È una trappola: così facendo, gli attaccanti del Barcelona si ritrovano quasi sempre nell’uno-contro-uno contro i loro dirimpettai e già sappiamo cosa succede.

Il Bayern Monaco non si è ancora arreso: al 19’ Müller sfiora il gol di testa e solo una bella parata di Ter Stegen toglie la palla dal sette mentre al 27’ Lewandoski di punta ricorda Il Fenomeno, ma il tentativo è centrale.
Al 29’, raddoppio di Neymar. Colpo di testa di Messi a centrocampo, difesa saltata, Suarez corre in profondità e leggermente verso destra, assist per Neymar che stoppa – non facile – e insacca dopo il rimbalzo.
Bel gol, ma Guardiola deve fare mea culpa, perché la sua difesa a 3 si è nuovamente fatta sorprendere dalla stessa azione che all’andata ha portato all’incontro ravvicinato Suarez-Neuer.

Lo dico subito: Guardiola non ha grosse responsabilità su questa eliminazione, se non quella politica. Aveva la rosa ridotta all’osso per via degli infortuni e meno qualità in tutte le zone del campo e all’andata, in qualche modo, le sue scelte avevano retto per più di un’ora arrendendosi soltanto a due/tre giocate di Messi, dimostrando, tra l’altro, che con pressing e possesso il Barcelona si può contrastare. Le critiche al possesso palla tedesco semplicemente non hanno senso: Guardiola gioca così, mettere sotto contratto lui significa farlo anche con le sue idee. E d’altra parte sono sicuro che con Robben e Alaba il giro-palla sarebbe stato più verticale e pungente.

Però francamente il modo in cui ha deciso di difendersi ieri sera ha lasciato molto a desiderare: è vero che doveva recuperare tre gol, ma riproporre il tre-contro-tre tra difensori e attaccanti non è sembrata la più astuta delle strategie – e se si tiene conto del fatto che il secondo gol di Neymar arriva da una non-azione (pallata di un difensore, Messi spizza di testa a centrocampo e libera Suarez), che è la stessa non-azione di 6 giorni prima, le cose non migliorano.

Aveva ragione, Guardiola, a dire che la difesa sarebbe stata il punto di partenza della remuntada per i tedeschi: il punto è che qui ha fallito.
Prima della fine del primo tempo c’è ancora spazio per un miracolo di Ter Stegen su un destro violento a due metri di Lewandoski e un colpo di testa di Benatia su punizione a circa 30 metri dove il Barcelona ha posto il fuorigioco fuori dalla propria area.

SECONDO TEMPO – La seconda frazione di gioco vede una sola squadra in campo, il Bayern, spinto dall’orgoglio, mentre il Barcelona è probabilmente in gita a Marienplatz, la famosa piazza centrale del capoluogo bavarese. Tracce degli ospiti in questa parte del match non ce ne sono. Suarez è uscito (dentro Pedro), e, scomposta la MSN, l’attacco blaugrana incute molta meno paura.
Il Bayern si spinge in attacco, Guardiola sprona i suoi: una bellissima messa in scena sportiva perché tutti ormai sanno che sarà il Barcelona ad andare a Berlino. Il Bayern segna due gol (quello di Lewandoski è molto bello: un metro fuori dall’area in posizione centrale, gioco di gambe e tiro piazzato sul secondo palo), gliene servirebbero altri tre.

Si segnalano due particolarità: un ricorso abbastanza frequente del Barcelona al lancio lungo – potremmo definirlo “il marchio di L.E.” – e una certa incapacità difensiva dei catalani a gestire le palle inattive. Sulla partita, di più non è lecito dire perché, agonisticamente parlando, il Barcelona è rimasto negli spogliatoi dell’Allianz a fine primo tempo.

IN VISTA DELLA FINALE: QUESTO BARCELONA È IMBATTIBILE? – A Berlino il Barcelona incontrerà o la Juventus o il Real Madrid e la mia sensazione è che, qualunque sia l’esito della seconda semifinale, quella partita per i catalani sarà meno semplice delle due semifinali appena disputate.

Se passa il Real, c’è poco da dire: la squadra di Ancelotti ha le giuste qualità per mettere in difficoltà l’undici di L.E. Se il Barcelona tenterà di spezzare in due il campo, Ronaldo, Bale e Benzema avranno le loro chance. La via sarà probabilmente il pressing barcelonista, ma dovranno stare molto attenti a quali e quanti spazi lasceranno scoperti. In ultimo, non dimentichiamo che si tratterebbe di un derby di coppa tra Real Madrid e Barcelona, con tutte le implicazioni socio-politico-cultural-economico e in ultimo sportive che possono essere implicate. Sarebbe certamente un gran match.

E se questa sera passasse la Juventus, incontrerebbe a Berlino il proprio destino di vittima sacrificale? Penso proprio di no.Oddio, il rischio c’è: se il Barcelona segnasse subito, psicologicamente il match diventerebbe difficile, difficilissimo. Se, però, come credo, la Juventus fosse in grado di resistere alle insidie dei primi 10’-15’, non vedo il loro destino così compromesso. Questo Bayern (quello delle semifinali) non difende meglio della Juventus di Allegri – tutt’altro – e non dispone del binomio fisicità-tecnica che la Juventus, con Pogba, Vidal, Marchisio e Pirlo, schiera a centrocampo. Gli attacchi, senza Robben e Ribery, si equivalgono, ma quello juventino è certamente più abituato a operare in contropiede – tattica a cui gioco-forza i torinesi saranno costretti dalla pressione blaugrana.

Il punto sarà cercare di non farsi schiacciare nella propria metà campo e riuscire a ricordare ai difensori barcelonisti che una ripartenza juventina è sempre pericolosa. Per fare ciò, sarà necessario difendersi con ordine, né troppo alti – ma non c’è il rischio – perché abbiamo visto in semifinale che cosa succede a chi osa, né troppo bassi (stile Monaco-Juventus) perché l’idea di portare in area gente come Messi, Suarez e Neymar non sembra la migliore se l’obiettivo è sopravvivere.

We’ll see: credo che, chiunque andrà a Berlino, sarà una grande finale. 

Maurizio Riguzzi 
@twitTagli 

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