Come abbiamo visto Lazio – Juventus (finale di Coppa Italia 2015)

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Prosegue il sogno triplete per la Juventus. Continua il momento d’oro di una squadra che, pur giocando meno bene – male sarebbe troppo – della propria avversaria, ottiene un risultato importantissimo per la storia, per la stagione e per il futuro. Decima Coppa Italia in bacheca, double acciuffato e testa sgombra per Berlino.

IL FISCHIO D’INIZIO – Allegri e Pioli preparano la partita in maniera molto diversa. Il tecnico juventino non se la sente di mandare Barzagli in panchina e opta per un conservativo 3-5-2 senza sorprese: fuori Morata e Marchisio per squalifica, dentro Llorente e il trio Pirlo-Vidal-Pogba.
Mischia le carte il tecnico laziale con un 3-4-3 con lo scopo di portare il pressing con i propri attaccanti nella metà campo juventina. Fuori Biglia per infortunio e dentro il 20enne Cataldi, già protagonista in campionato. In difesa vengono definitivamente recuperati De Vrij e Gentiletti, davanti Klose è accompagnato dalle due frecce F.Anderson e Candreva.

L’inizio è scoppiettante perché la Lazio impone un ritmo sostenuto alla Juventus che cerca semplicemente di uscire indenne da questi primi minuti. La missione riesce per vie tortuose. 
Al 4’ la Lazio passa in vantaggio grazie al colpo di testa di Radu su cross dalla destra di Cataldi. Errore di Pirlo in marcatura, il difensore e capitano laziale salta indisturbato e insacca in torsione. All’11’ risponde la Juve: punizione di Pirlo dalla destra, a 30-35 metri dalla porta. Dal suo piede parte un cross lungo, sul secondo palo. Evra colpisce, ma è un assist: Chiellini si avventa sul pallone con una semirovesciata tanto spettacolare quanto utile. Il pareggio è servito: 1-1.

Per qualche minuto la Lazio accusa il colpo: nei due incontri di campionato, la Lazio non aveva mai segnato contro i bianconeri, subendo 5 reti. Qui Radu segna al 4’ minuto, ma il vantaggio dura poco più di cinque minuti: sarebbe dura per chiunque, poi, riprendere il proprio gioco.

Pioli ha costruito una bella squadra, la migliore della Serie A per personalità e qualità di gioco. Difesa alta, movimenti continui e quasi sempre ordinati, pressing. Il piglio da grande squadra c’è. Candreva, alla ricerca di palla e spazi liberi, è un’iradiddio. Anderson, pur in calo dopo un inverno esaltante, palla al piede ha le idee chiare, e il classe ‘94 Cataldi dimostra a tutti di avere carattere e futuro in un ruolo così complesso quale è quello del centrocampista centrale.
Nonostante il gol subito, la difesa a 3 di Pioli funziona. La Juve è schiacciata e non punge quasi mai, almeno nel primo tempo, perché non trova le linee di passaggio e d’inserimento che lo schieramento a 5 dovrebbe invece garantirle.

Annotazione su Pirlo: quando la squadra si dispone così bassa, il bresciano è inutile anche se schierato in un centrocampo folto. Il classe ’79 non ha soltanto bisogno di essere protetto in fase di non possesso, ma anche di essere accompagnato, palla al piede, da movimenti offensivi precisi e costanti. Ieri sera, di tutto ciò non si vedeva neanche l’ombra.

Il primo tempo si chiude sull’uno pari, la Lazio meriterebbe qualcosa in più ma la Juve si è fatta trovare pronta nell’unica vera occasione.

IL SECONDO TEMPO – I due allenatori conservano le formazioni della prima frazione. La Lazio si muove con minor foga, la Juve aspetta sempre la ripartenza giusta. Pogba colpisce di testa al 57’, ma il tentativo finisce alto. Brutta partita, quella del francese, e non si sa quanto abbia influito la forma fisica. Non è mancata la corsa, è sembrata più una questione mentale: poco dentro alla partita, poco attento e con poca voglia.

Un esempio: nel primo tempo Pogba tenta (e manca) uno stop poco fuori dall’area in posizione leggermente defilata sulla sinistra (di chi difende) con una selva di giocatori juventini e laziali a circondarlo. L’errore consente a Parolo la conclusione; bersaglio mancato di poco. Se avesse segnato, sarebbe stato il classico “bravo lui”. Il punto è un altro: una palla in uscita come quella non va mai stoppata, neanche se ti chiami Messi o Iniesta. Pogba ha commesso una leggerezza (non l’unica) dimostrando poca testa. L’augurio è che il ragazzo debba crescere di condizione perché altrimenti l’aver giocato così una finale di Coppa Italia a 22 anni non è un buon segnale per il prosieguo della carriera (juventina).
Se dopo Dybala, Marotta e Paratici vogliono Cavani, credo si possa intuire il destino del giovane francese. C’è soltanto da sperare che cresca la condizione e che a Berlino giochi come sa fare lui: la vittoria contro il Barcelona passerà inevitabilmente dai suoi piedi.

L’infortunio di Radu dà il via alle sostituzioni: entra il brasiliano Mauricio, poi Djordjevic per un Klose generoso anche in difesa. Nella Juve, fuori Pogba e Llorente dentro Pererya e Matri.
Minuto 86’: Matri, pescato da Pirlo – uno dei pochi Pirlo moments in una gara piena di passaggi sbagliati e palle perse – segna, ma viene annullato per fuorigioco. Due minuti prima e a tu per tu con Storari, Djordjevic aveva sfiorato il 2-1.

C’è ancora tempo per un bolide di Tevez alto sul palo del portiere, ma l’uno a uno non si smuove; si va ai supplementari.

FINO AL CENTOVENTESIMO – Con la stanchezza matura lo spazio per un lancio, per una giocata che spacchi la partita. Due momenti: al 94’ Djordjevic scaglia un sinistro improvviso e magnifico da fuori area; Storari è fuori dallo specchio, si butta sulla propria sinistra e forse tocca con la punta delle dita. La palla passa: palo, linea, palo, fuori. 
Minuto 97: Tevez si avventa su una palla sporca in area laziale, tira ma viene murato; la sfera rimane lì, Matri coglie l’occasione e insacca. Juve in vantaggio.

La storia dell’attaccante lombardo merita perlomeno di essere ricapitolata. Acquistato dalla Juventus nel gennaio 2011 per 18 milioni, vince da protagonista due scudetti nell’era Conte. Per esigenze di bilancio, nel 2013 viene ceduto al Milan, la squadra delle giovanili, dove raggiunge Allegri, il tecnico che lo aveva valorizzato a Cagliari. La stagione è fallimentare, per entrambi. Allegri viene esonerato a inizio gennaio; Matri non gioca mai e saluta dopo soli sei mesi per andare a Firenze.

Stagione 2014-’15: Matri è in prestito al Genoa e si comporta bene (7 gol), Allegri si è seduto sulla panchina bianconera. Quando Giovinco si trasferisce a Toronto, a Torino si libera un posto e Allegri, tra la diffidenza di molti, sceglie nuovamente Matri. L’ex Genoa fa il quarto attaccante, ma è protagonista della rimonta di Firenze in Coppa Italia e di alcuni buoni spezzoni in campionato. Fino a ieri sera, quando consegna il titolo alla sua squadra.
In una stagione per lui magica, ad Allegri va dato anche il merito di aver recuperato un giocatore che, Pirlo dixit, “è il più sottovalutato di tutti”.

I cambi dei due tecnici (Keita Balde per De Vrji e Padoin per Lichtsteiner) non sortiscono alcun effetto.

La Juventus vince la decima a vent’anni dall’ultimo trionfo.
Statistiche a parte, questa vittoria ha un significato particolare. I bianconeri hanno vinto tutto quello che a inizio stagione dovevano vincere; di più non era lecito chiedere.
La Juve di Berlino sarà diversa, negli uomini e nell’approccio; dovrà necessariamente avere più coraggio e più presenza in mezzo al campo o la ragnatela di passaggi blaugrana sarà inarrestabile e claustrofobica.

Sono convinto che il modo in cui sono stati ottenuti i due trofei stagionali – dominando il campionato e lottando in una finale secca –renda gli juventini ancor più orgogliosi e consci della loro forza. Credo che ci sia anche un po’ di spavalderia nell’avvicinamento a Berlino, e potrebbe non essere un male perché per giocare da sfavoriti meglio giocare con l’animo leggero ma sicuro dei propri mezzi.

Un’ultima parola sulla Lazio: gioca un calcio entusiasmante, giovane e di marca europea, e non è una sorpresa perché Pioli aveva mostrato le proprie capacità già a Verona e a Bologna. In un certo senso, ieri sera la sfida tra tecnici l’ha vinta Pioli sorprendendo tutti con lo schieramento a tre, provato lunedì a Formello durante l’allenamento a porte chiuse, che ha imbrigliato per tutta la partita i bianconeri. Allegri ha avuto la pazienza di aspettare – e poteva andargli male –, ma la Lazio meritava almeno quanto i bianconeri. Se Lotito e Tare trovano i soldi per un centravanti vero (Klose è encomiabile, ma a questi livelli ci vogliono 20-25 goal a stagione) e qualche rotazione in più senza smantellare la rosa (leggasi: no cessione F.Anderson), il futuro è assicurato.

Maurizio Riguzzi 
@twitTagli 

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