Il Corriere della Sera e il delitto di Macerata: una narrazione in stile Harmony

“Lui è magro, alto, affilato, la barba hipster, la pelle bianca”. 

“Per farsi d’eroina ci vogliono i soldi e Pamela non ne ha. Ha con sé soltanto la sua bellezza e decide di venderla a lui. Allora l’uomo punta verso la casa della sorella, che ha un garage sul retro, seminascosto”.

“Lei (la sorella, ndr) quel giorno non c’è, nessuno potrà vederli. C’è un materasso in garage, fanno sesso su una coperta”.

 

Non è lo stralcio di un romanzo Harmony (romanzetti soft porn a là 50 sfumature di grigio, solo più brutti), ma un articolo del 6 febbraio del Corriere della Sera, firmato da Fabrizio Caccia e pubblicato nelle due versioni del quotidiano: in edicola e online.
La storia è quella di Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa a Macerata.
L’articolo racconta ciò che è accaduto immediatamente prima dell’omicidio, nel periodo compreso tra la fuga dalla comunità e l’incontro con il suo aguzzino. Quella fettina di tempo non ancora coperta dalle cronache locali e nazionali.

Ma nella bulimia di informazioni a cui ormai siamo abituati, nessuno spazio deve essere lasciato vuoto. È qui che si realizza la stesura del prequel, dello spin off, del dietro le quinte.
Gli elementi narrativi del dramma erotico ci sono tutti.
C’è una ragazza bella, fragile e post adolescente.
C’è un uomo adulto “magro, alto, affilato, con la barba da hipster e la pelle bianca” . Lui le dà un passaggio, la porta in un garage e i due consumeranno un rapporto sessuale. A pagamento. Poco dopo l’uomo sentirà parlare di lei in televisione.

L’inviato sceglie la via del racconto becero e guardone per raccontare l’omicidio di Macerata. Sceglie il sesso e la bava alla bocca del lettore, che, affamato di pettegolezzi squallidi, clicca e condivide. Sceglie la narrazione di un uomo che utilizza la necessità di denaro di una ragazza, appena maggiorenne, per la propria soddisfazione sessuale. E ne racconta il dramma interiore. Il concetto di vittima si ribalta, lui, 45 anni, “ha un peso sul cuore”.
Quanta rabbia, che occasione persa.

Delitto di macerata
Il Corriere della Sera, con la sua web tv, indugia sul profilo Facebook di Pamela Mastropietro

Stiamo parlando della notizia di un crimine violento, i cui risvolti toccano diversi aspetti sociali da approfondire. Quanti spunti di analisi fornisce la storia di Macerata? Quanti argomenti potrebbero essere approfonditi, anche alla luce del raid fascista di Traini?
Tanti:

  • Violenza di genere.
  • Dipendenza da sostanze.
  • Degrado urbano.
  • Immigrazione.

Potrebbe essere il momento di fare del buon giornalismo. Di dare valore aggiunto al lettore, di informarlo e renderlo un cittadino più consapevole. E invece no. Non per il Corriere della Sera: uno dei principali e autorevoli quotidiani italiani. C’è qualcosa di profondamente perverso. Questa non è né cronaca, né approfondimento, ma prosa – e anche di basso livello.

“Per farsi d’eroina ci vogliono i soldi e Pamela non ne ha. Ha con sé soltanto la sua bellezza e decide di venderla a lui. Allora l’uomo punta verso la casa della sorella, che ha un garage sul retro, seminascosto. Lei quel giorno non c’è, nessuno potrà vederli. C’è un materasso in garage, fanno sesso su una coperta, Cinquanta euro per un rapporto”.

Si tratta di un rapporto sessuale tra due maggiorenni consenzienti? Perché in tal caso il giornalista deve astenersi “dalla descrizione di abitudini sessuali riferite ad una determinata persona, identificata o identificabile. La pubblicazione è ammessa nell’ambito del perseguimento dell’essenzialità dell’informazione e nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica“, per dirla con uno dei misconosciuti bollettini deontologici del malandato Ordine dei Giornalisti Italiano.

Bene: dov’è l’essenzialità della notizia? E il rispetto per la dignità delle persone coinvolte? Oppure quello che coinvolge la ragazza è qualificabile come abuso e si sta parlando di un reato? In questo caso, bisogna scriverlo chiaramente, non ricamarci sopra.
Nello stesso articolo si fa riferimento a un’indagine dei Ris e a una relazione del Procuratore capo di Macerata. Ma al lettore non vengono dati gli strumenti per capire la realtà dei fatti: in che occasione? Chi sono gli indagati? A quale inchiesta si riferisce il giornalista?

I Ris hanno sequestrato anche quella (la coperta, ndr), insieme alle cicche fumate da lei […] Il procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, pietosamente aveva voluto raccontare un’altra storia. Aveva detto che Pamela, quel giorno, il 29, si era fermata a dormire dal suo accompagnatore, che poi al risveglio, il martedì mattina, le aveva dato dei soldi per aiutarla a tornare a casa, a Roma, da sua madre“.
Una difficoltà di comprensione in cui il lettore è lasciato solo senza bussola, sebbene nel Testo Unico dei doveri, il giornalista sia chiamato ad assicurarsi che “risultino chiare le differenze fra documentazione e rappresentazione, fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra pubblico ministero e giudice, fra accusa e difesa, fra carattere non definitivo e definitivo dei provvedimenti e delle decisioni nell’evoluzione delle fasi e dei gradi dei procedimenti e dei giudizi”.
In soldoni, di cosa stiamo parlando? Di violenza sessuale? C’è un collegamento tra questo episodio e l’omicidio della ragazza? Ma, soprattutto, il procuratore di Macerata, stando all’articolo, avrebbe mentito per fornire una versione dei fatti più pietosa?
È il caso, evidentemente, di dare qualche risposta. Ma questo articolo non vuole dare risposte, non vuole spiegare fatti, non vuole contestualizzare un bel niente. Appunto, non è un articolo: è un Harmony uscito chissà come sul CorSera. Prosegue così:

(lui, ndr) Va spesso a Corridonia con la sua auto. Ci va a trovare la sorella, che lì ha la casa e anche un esercizio commerciale”.

 

Per esempio, Corridonia. Una cittadina come tante, 15mila abitanti, un paesello dove più o meno si conosceranno tutti: ora sappiamo che lì c’è una donna, esercente, che ha un fratello di 45 anni, alto, magro e con la barba. Eppure, sempre secondo la deontologia professionale, il giornalista sarebbe tenuto a garantire la tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora [che] si estende ai luoghi di cura, detenzione o riabilitazione, nel rispetto delle norme di legge e dell’uso corretto di tecniche invasive.

Il Corriere della Sera e la gallery con le foto trafugate dal profilo Facebook della vittima

Insomma: da una parte c’è un modo di lavorare descritto sulla carta (anzi, sulle Carte: quelle deontologiche); dall’altra c’è questo articolo di Fabrizio Caccia. Da una parte le regole, dall’altra l’attuazione – e si potrebbe aggiungere: da una parte le favole, dall’altra il mondo reale.
Ma la vera domanda è: si è trattato di uno scivolone, magari ingenuo, di un collaboratore oppure c’è una linea editoriale specifica?

Troviamo una risposta parziale navigando tra le morbose pagine del quotidiano, e nei post con la fotogallery della vittima. Una raccolta di immagini del suo profilo Facebook, meticolosamente saccheggiato.
Una galleria di selfie della vittima.
Una versione noir delle gallerie estive delle Wags dei calciatori (Wives And GirlfriendS), che dominano le colonnine di destra e nelle fanpage ufficiali.

Federica Nargi a Formentera”, guarda le foto!
Tutte le mogli e fidanzate dei calciatori guarda le foto!
“Pamela Mastropietro, chi era la ragazza uccisa a Macerata”, guarda le foto!

Stesso linguaggio.
Stesso contenuto.

Sei annoiato, in ufficio? Prenditi una pausa, vai alla macchinetta del caffè, sfoglia la gallery della vittima di Macerata con il tuo iPhone. Oppure guarda la scollatura vertiginosa del vestito di Michelle Hunziker a Sanremo, è lo stesso.
Siamo in un terreno che comprende l’etica, il buon gusto e la professionalità.“Niente ci toglie dalla testa che ci sia una matrice sessuale, più o meno latente, più o meno esplicita”, scrivemmo 6 anni fa per un caso simile. E non vogliamo accettare che l’informazione si riduca a questo.

Viviamo un momento dove la credibilità dell’informazione è messa a dura prova. Si parla molto di fake news e post verità come minacce alla libertà di informazione e al diritto di informarsi. Ed è così.
Ma in un periodo storico dove i lettori sono esposti al bombardamento mediatico e a una grandissima quantità di notizie, gli operatori della comunicazione hanno una forte responsabilità. Informare, approfondire, diffondere conoscenza. Questo è il compito che spetta all’editoria, non acchiappare qualche click in più per abbattere la concorrenza: in ballo c’è la credibilità di una professione, il rispetto per la dignità delle persone e il diritto alla conoscenza di tutti i cittadini. In questo momento, stiamo perdendo alla grande.

Andrea Dotti

Edit: il Corriere ha rimosso l’articolo dal sito. Puoi scaricare il pdf, cliccando qui.

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