G8: la sconfitta dello Stato non sancisce la vittoria di altri

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Dopo la condanna italiana della Corte di Strasburgo, che ha giudicato quelli della polizia nella scuola Diaz dei veri e propri atti di tortura, si è riaperta la polemica politica sul G8 di Genova

Fu una vicenda dalle mille sfaccettature, nessuna delle quali può essere eliminata dal dibattito se si vuole discuterne serenamente. Non si può, infatti, strumentalizzare la sentenza della Corte Europea a fini politici.
La sentenza, di fatto, non ci dice niente di nuovo: chiunque fosse stato dotato di un minimo di onestà intellettuale, sapeva benissimo che i fatti della Diaz e di Bolzaneto furono un momento bassissimo del corpo di polizia e del governo italiano. E sul “banco degli imputati mediatico” dovrebbe tornare uno dei principali responsabili della vicenda, quel Gianfranco Fini che in quelle ore era fisicamente a Genova, peraltro senza averne pienamente titolo, e che però non viene quasi mai citato come responsabile politico di quegli atti quasi squadristi della polizia italiana.
Però, dicevo, la sentenza sancisce in maniera drammatica una cosa che sapevamo benissimo: quella notte lo Stato Italiano diede una pessima prova di sé.

Ma questa sentenza non è automaticamente una vittoria politica per i manifestanti del G8 e del movimento No Global. Questa sentenza non assolve quel movimento per non essere riuscito a prevedere e prevenire la strumentalizzazione di quella manifestazione da parte di fasce violente che da mesi avevano anticipato una massiccia discesa a Genova per “distruggerla”.
Ricordo distintamente i cartelli a Dublino che inneggiavano a tale iniziativa nel giugno di quell’anno.
Né tantomeno la sentenza dà ragione alle istanze velleitarie di un movimento che voleva genericamente opporsi alla globalizzazione, con modalità che facevano apparire i luddisti ragionevoli.

Il dibattito intorno alla globalizzazione poteva e doveva essere più articolato e meno polarizzato, ma questo non è stato possibile a causa di una estremizzazione generata da una classe dirigente che dopo aver strumentalizzato per anni il movimento operaio, cercò di riciclarsi sulle spalle di una generazione influenzabile e con pochi punti di riferimento stabili.
La sentenza della Corte Europea condanna gli errori dello Stato, ma non assolve nessun altro.

Domenico Cerabona 
@DomeCerabona

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