Uber: un punto di vista

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In tutta Italia impazza la polemica su Uber un servizio che sta a metà tra il taxi e il car sharing. Il tutto si appoggia alle nuove tecnologie e possibilità rese possibili dagli smartphones e – come spesso capita alle grandi innovazioni – ha colto impreparati i legislatori di mezzo mondo.
Senza alcuna pretesa di dare risposte definitive ad una faccenda che coinvolge una serie enorme di aspetti, da quelli politici a quelli normativi, passando persino da quelli etici, abbiamo chiesto ad un nostro lettore – che di mestiere si occupa proprio di formare i conducenti pubblici – un’opinione su questa intricata vicenda. Speriamo così, con questo primo spunto, di aprire un dibattito.

la redazione

C’è un punto di vista normativo e un punto di vista politico.

Normativo

Il servizio di trasporto persone non di linea può essere effettuato o con Noleggio Con Conducente (servizio privato) o con Servizio Pubblico da piazza (pubblico, appunto).

Se Uber agisce come servizio NCC deve richiedere un’autorizzazione, disporre di un’autorimessa, dimostrare una capacità professionale (abilitazione CAP KB per gli autisti) e una capacità finanziaria. In questo caso può agire come qualsiasi autonoleggio con conducente, con il vantaggio di rendere più rapido il reperimento di clienti grazie alla loro app e di godere di una maggiore flessibilità dovuta all’estensione della loro rete. Fatte queste premesse non c’è nulla di male se uno va a teatro e prenota il passaggio con Uber per rientrare. È come noleggiare un autista e l’azienda non sfrutta il dumping normativo per prevalere sugli altri. In questo caso si colloca Uber tradizionale, che non è così economicamente vantaggioso come Uber pop, dal punto di vista del “consumatore”

Il problema è Uber pop. Si tratta di auto private con autisti non abilitati che operano al di fuori della normativa in concorrenza abusiva con i taxi. Sembrano pretesti ma in concreto:

la responsabilità civile è esposta (qui è soprattutto uno svantaggio per l’autista) perché esercitando questa attività aumenta il livello di rischio risarcimento per i terzi trasportati. Di conseguenza la compagnia assicuratrice potrebbe far valere un diritto di rivalsa nei suoi confronti dovuto alla destinazione d’uso diversa dalle clausole contrattuali.

requisiti: chi fa l’autista di professione ottiene un CAP KB dopo un esame di teoria ma soprattutto dopo una visita medica. I requisiti psicofisici richiesti sono equiparati a quelli dei titolari di patente superiore, infatti il CAP KB va rinnovato ogni 5 anni e dopo i 65 anni è richiesta una visita biennale presso la Commissione medica locale.

Uber sfrutta molto bene la comunicazione e fa credere che l’attività sia ai confini della legalità. In realtà è del tutto illegale dal punto di vista della normativa professionale.

Politico

Cosa desideri per il tuo futuro e per il futuro della tua città? Io vorrei un servizio pubblico efficiente sia nei trasporti di linea (bus) che in quelli non di linea (taxi). Aree pedonali o a traffico limitato più estese e una razionalizzazione del traffico privato. Per rendere efficiente (e meno caro) il servizio taxi occorre secondo me ridurre il numero di licenze, non liberalizzarle. Per ridurle il Comune deve spendere. Può prendere tutti i tassisti dai 60 anni in su e imporre loro il riacquisto della licenza a un prezzo scontato concordato. Si dovrebbe agire anche dal punto di vista della regolamentazione d’esercizio, tipo abolire il divieto di prendere il taxi “a chiamata” su strada. La possibilità di essere scelti incentiverebbe anche il tassista a migliorare la propria immagine e il servizio. Regolare la circolazione in modo che solo i trasporti pubblici possano accedere in alcune aree.

Con queste azioni rendi il taxi indispensabile per certe tratte (con alternativa del bus) e riducendo il numero di operatori aumenti il numero di corse per operatore, in modo da poter ridurre il costo corsa. Oggi prezzo eccessivo è dovuto al fatto che un tassista deve potersi mantenere anche con un numero limitato di corse.

Può sembrare un’utopia? Forse sì (dipende anche dal tempo di azione) ma Uber pop va in direzione opposta. Ci spinge verso un futuro da megalopoli sudamericana dove ci sono le “perrere” ossia furgoncini privati chiamati “canili” che fanno concorrenza ai bus.

Alcuni hanno tirato in ballo l’economia della condivisione. Secondo me Uber non c’entra nulla con questo. Blablacar e car pooling vanno in quella direzione. In alcune città, tipo Milano e hinterland, blablacar si sta ramificando. Si trovano persone che 5 gg su 7 fanno sempre lo stesso tragitto da pendolari e che ti trasportano per 2 euro (rimborso spese, non profitto). Secondo me è lì il futuro della condivisione. Una app intelligente che ti permetta di verificare quasi in tempo reale chi sta percorrendo una certa strada ed è disponibile a offrire un passaggio.

Lorenzo Forneris
@twitTagli

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