I migliori “porcari” di Torino finiscono in un’app

Molti ci chiedono “come vi è venuta l’idea di Bonpàt”, e io qui sarò sincera. Al netto dei molti racconti possibili, credo che al centro di tutto, al cuore dell’idea di unire le nostre forze e fare una mappa dello street food a Torino, ci sia stata una chiamata, una vocazione. La stessa che hai quando inizi le pulizie di primavera: accumuli accumuli e poi un giorno non puoi più farne a meno, ti alzi e inizi a fare distinzioni tra le cose che possiedi: “questo lo tengo, questo lo butto, questo non mi ricordavo che esistesse”. La nascita di Bonpàt (qui la newsletter) non è romantica: nessun aneddoto carino da raccontare ai nipoti, solo un’esigenza pratica, che parte da due considerazioni (più una, che è arrivata dopo).

Primo: la religione dell’hamburger (e dei suoi cugini).

La verità è che ci piace mangiare, ci piace farlo per strada e spendendo il giusto, e anche che – come dice il nostro manifesto – ne abbiamo abbastanza di tutti i locali “bioqualcosa” sparsi per la città: le piadine senza strutto, i gelati senza zucchero, i kebab senza agnello (orrore!!! Ma questa finisce nelle “Piccole insofferenze dal kebabbaro” subito subito!!! nota dell’impaginatore), la pizza senza lievito, gli hamburger senza grasso, le rosticcerie senza friggitrice. Ma che problema avete tutti quanti? Vi ricordate quando nell’intervallo ci mangiavamo un buon panino alla mortadella, e non è mai morto nessuno, anzi, com’eravamo felici?

Secondo: il passaparola (online).

Ora, noi tutte le nostre considerazioni su quali locali tenere e quali buttare potevamo tenercele, godercele tra noi e usarle per fare i fighi con gli amici. Ma quando ti fai tutto questo lavorone delle pulizie di primavera, poi ti fa piacere invitare gente a casa, dare un festa, un tè con le amiche, qualcosa di pubblico insomma. E dato che noi siamo smanettoni e la nostra religione dell’hamburger vogliamo diffonderla il più possibile, ci siamo detti: “facciamo un’app”. L’abbiamo chiamata Bonpàt che vuol dire “buon affare” – ed è piemontese: si pronuncia bumpàt -, la stiamo costruendo in questi giorni e nel frattempo raccontiamo online le nostre avventure.

Terzo: la commmmunity, yo.

Non ci avevamo pensato subito, a questo fatto che se racconti le cose mentre le fai, le persone si affezionano e ti danno una mano, e tu puoi correggere il tiro. Poi è successo, e ci siamo accorti di una cosa: Bonpàt non è un prodotto, ma prima di tutto il racconto di un prodotto – un racconto che avviene online. Questa è la migliore scoperta fino ad ora: è bello perché chi legge ti dà delle idee, e così questo Bonpàt sta diventando un grosso lavoro di gruppo. Ecco, se c’è qualcosa da imparare dalla nostra esperienza è questa cosa qui: se coinvolgi e chiedi aiuto, quello che ricevi è esattamente l’aiuto di cui avevi bisogno.

Ah, il bello degli hamburger, il bello di internet.

Enrica Crivello

@BonpatApp

Post Correlati

Leave a comment

Devi essere loggato per commentare.