Le 10 parole segnanti del 2017

Anche noi ci apprestiamo a salutare il 2017: da qualche tempo, il nostro ultimo articolo riguarda le 10 parole che – a nostro discutibilissimo giudizio – hanno segnato l’anno che sta per chiudersi; è un pezzo abbastanza semplice da scrivere, ma utile per piantare qualche paletto nel mare magnum di eventi – spesso insignificanti, nella macroprospettiva – che si sono susseguiti nei 12 mesi appena trascorsi.
Probabilmente, voi avreste messo altre storie: non ci offendiamo, scrivetele nei commenti!
2017 bitcoin
Bitcoin
1 – Criptovaluta
Una criptovaluta è una moneta virtuale: è basata sulla crittografia digitale, non ha una Banca Centrale a controllarla, non prevede contante, è basata sul sistema peer-to-peer come i software per scaricare musica piratata (eMule, decenni fa Napster). Inoltre, non è inflazionabile: fin dalla nascita di ogni criptovaluta è stato previsto un tetto massimo di moneta circolante, e questo dovrebbe garantire un argine alle speculazioni monetarie.
La più famosa criptovaluta in circolazione sono i Bitcoin: sono saliti all’onore delle cronache sul finire di questo 2017, a causa delle grossissime oscillazioni finanziarie ad essi collegate.
Noi nel 2015 scrivemmo un pezzo per approfondire la questione: se siete interessati, lo trovate qui.
uragano irma 2017
L’uragano Irma, al meglio del suo splendore.
2 – Surriscaldamento
“Non esiste”, sbraita il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, seguito da una grande massa di scettici; ma sia a livello micro sia a livello amcro gli effetti del global warming si stanno facendo sentire, sempre più evidenti: dagli uragani negli USA meridionali (addirittura 5 nel solo 2017) alla siccità-record che ha coinvolto la Pianura Padana, con uno degli autunni meno piovosi da quando sono state introdotte le rilevazioni.
Tutto ciò ha avuto ovvie ripercussioni sull’inquinamento delle aree urbane, in cui l’aria è stata per lunghe settimane irrespirabile.
3 – Etruria

Maria Elena Boschi, passata da Fatina-Post-Democristiana a maliarda intrallazzatrice nel giro di pochi mesi, è al centro della polemica politica a causa del suo “interessamento” nei confronti delle banche popolari italiane. Anzi, di una in particolare, Banca Etruria, ove suo padre – già consigliere di amministrazione – ha assunto per pochi mesi la vicepresidenza.

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Maria Elena Boschi

Senza stare a riassumere l’intera vicenda, durata tutto il 2017, può essere utile ricordare che:

  • La Banche Popolari italiane sono istituti di credito da anni attenzionate dal mondo della finanza e da quello della politica: sul piano dell’economia, non è raro che esse versino in condizioni disastrose per ricorrenti cattive amministrazioni; sul piano della politica, spesso sono state coinvolte in apparentamenti mai troppo trasparenti con questo o quell’esponente politico.
  • Maria Elena Boschi non aveva titolo governativo per interessarsi a nessuna banca; e al tempo stesso, è certo che si sia interessata a una banca in particolare – ossia quella in cui, in un modo o nell’altro, erano coinvolti membri della sua famiglia.
  • Pier Luigi Boschi – padre dell’ex-Ministro – è attualmente indagato dalla Procura di Arezzo per falso in prospetto e ricorso abusivo al credito.
  • Diversi attori della questione (la Boschi stessa, e il Presidente della Consob, Vegas) negano che l’ “interessamento” di Maria Elena Boschi sia mai sconfinato nella “pressione”.
  • Senza ombra di dubbio, la buccia di banana su cui la giovane (sic) ex-Ministro è scivolata è tanto banale da far sorgere qualche dubbio sull’adeguatezza del personaggio a calcare – con tanta sicumera – le vicende politiche nazionali. Ve lo vedete Cossiga (per dirne uno) farsi sbertucciare da tutta l’opposizione per una vicenda così marginale?
4 – #metoo

Harvey Wenstein è un uomo potentissimo: è un produttore di Hollywood, ha messo la firma (e i soldi) in decine di film di successo (Pulp Fiction, Babbo Bastardo, Django Unchained, e Shakespeare in Love con cui ha vinto un Oscar), ha deciso (e stroncato) una marea di carriere nel mondo del cinema.

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Il Time ha dedicato alle creatrici dell’hashtag #metoo la copertina riservata al “Personaggio dell’anno”

Il 6 ottobre 2017 un’inchiesta del New York Times ha portato alla luce una prima denuncia di alcune molestie sessuali ai danni di attrici: veri e propri ricatti in cui il mercimonio era basato su promessa/minaccia sulla carriera con un rapporto carnale come controprestazione. Da quel 6 ottobre, si è scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora: non solo le inqualificabili metodologie di Wenstein sono state più e più volte confermate da diverse altre denunce susseguenti, mettendo fine alla sua presentabilità pubblica, ma molti altri personaggi dello show-business sono stati travolti dalle accuse di molestie sessuali nei confronti di donne (in Italia, ad esempio, Fausto Brizzi) e di uomini (Kevin Spacey).

Il can can mediatico – partito da vicende assolutamente indiscutibili: molestare una persona, abusare del proprio potere e della propria posizione per ottenere prestazioni sessuali non è un comportamento accettabile – è subito tracimato, non sempre mantenendo la lucidità necessaria alla delicatezza del tema. Dietro l’hashtag #metoo si sono accodate migliaia e migliaia di donne, creando un movimento culturale di denuncia che, pur partendo da ottimi presupposti, rischia di sfuggire al senso del limite, generando pericolosi equivoci e tensioni sul piano sociale. Ne abbiamo parlato sia sulla nostra pagina Facebook sia in qualche articolo: è un tema delicatissimo e nel 2018 ne discuteremo ancora.
catalogna 20175 – Catalogna
Siamo andati a un passo dalla guerra civile, e a mezzo dal colpo di Stato. Qui, nella Vecchia Europa: la crisi politica settembrina della Catalogna – con tanto di referendum illegittimo indetto nella regione il 1° ottobre 2017 – è stata una vicenda sospesa tra la farsa e la tragedia.
La farsa è stata riempita dalle mosse ora avventate ora miopi ora picaresche dei vari attori della scena pubblica catalana (il presidente della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont su tutti, ma non da meno il Presidente del Governo spagnolo Mariano Rajoy, e i vari organi costituzionali iberici), conseguendo nel meraviglioso risultato di far celebrare un referendum illegittimo, fare stralcio del Diritto Internazionale, gettare sul popolo catalano la responsabilità di una mossa politica gravissima senza avere dei piani operativi per l’indomani, e al tempo stesso legittimare de facto una posizione politica inconciliabile. Un bel guazzabuglio moderno, per citare Mago Merlino.
La parte tragica, tuttavia, è ben presente nelle pieghe serie della questione Europea: un’Unione debole, diseguale, senza una visione politica e dominata dagli interessi finanziari ha causato malcontenti che non trovano risposta. La Catalogna è una manifestazione di un’Europa che non sa qual è il suo senso e il suo posto nel mondo: nessuno pare in grado di farsi carico del problema.
Il primo caso di VAR in Serie A: ha riguardato la Juventus - 2017
Il primo caso di VAR in Serie A: ha riguardato la Juventus
6 – VAR
Molto più frivolo, ma altrettanto rivoluzionario, è stato l’ingresso del Video Assistant Referee nel mondo del calcio: era dai tempi di Biscardi (a proposito, ci ha lasciato proprio quest’anno: ti sia lieve l’area di rigore, Aldo!) che si invocava la moviola in campo, e finalmente nel 2017 è sbarcata in Serie A.
Il VAR (e non “la” VAR) è composta da due arbitri di Serie A che vivisezionano l’operato dell’arbitro su più schermi posizionati in un gabbiotto fuori dallo stadio. In determinate situazioni, l’arbitro può avvalersi dell’aiuto dei suoi colleghi, che possono rivedere istantaneamente le azioni, e addirittura andare a visionare lui stesso il replay.
È un ottimo strumento, con qualche difetto dato dalla sua fase ancora sperimentale: sarebbe bello vederla applicata sullo stile dell’Eye Hawk tennistico, con la possibilità di richiederne un certo numero di interventi da parte dei giocatori stessi. Ma a nessuno pare una soluzione furba: peccato.
7 – Eliminati2017 eliminati
Per la seconda volta nella storia la Nazionale Italiana di Calcio non si qualifica per i Campionati del Mondo, che si svolgeranno in Russia nel 2018.
Il nostro calcio vive un periodo di appannamento, in cui i talenti conclamati scarseggiano praticamente del tutto: una guida tecnica di basso profilo – al secolo, Gian Piero Ventura – ed una Federazione Italiana Gioco Calcio in grande crisi di credibilità interna hanno fatto il resto. Svezia ai mondiali dopo aver tenuto lo 0-0 di San Siro, e noi eliminati!
8 – Nord Corea
Il rampollo della dinastia Kim – ultimo esempio rimasto di dittatura familiare di stampo comunista – per tutto il 2017 ha continuato a tenere, a dispetto di tutti, uno Stato sostanzialmente insignificante sotto i riflettori: le scaramucce dialettiche di basso livello con il Presidente USA su Twitter si accompagnano a test nucleari sempre più minacciosi, sempre più ad ampio raggio.
2017
Il bello di avere leader mondiali maturi e di spessore.

Gli analisti dubitano che Kim Jong Un sarà mai tanto scriteriato da giocare seriamente coi petardi, ma sta di fatto che la Corea del Nord è al centro del dibattito pubblico internazionale. Per l’unico Paese buio di notte del pianeta, un risultato non trascurabile.

9 – Post verità
“La post-verità è un impianto di informazione che porta la gente a venire influenzata da notizie false anche una volta che queste vengono identificate come tali. Ovvero, un sistema in cui la verità di una notizia ha totalmente perso di importanza: non solo perché notizie false vengono prese per vere, ma anche perché c’è una percezione diffusa che la veridicità di una notizia sia un fattore secondario”: così scriveva Luca Romano quasi un anno fa.
Sul come e sul perché le false notizie peggiorano il nostro modo di vivere, aveva scritto un bel pezzo: lo potete recuperare qui.
2017
10 – Riconquista
Negli scorsi anni abbiamo assistito al dilagare dell’Isis: quest’anno si può iniziare a parlare di riconquista. L’Isis perde territori, Mosul è stata liberata a luglio 2017 e Raqqa ad ottobre 2017. Resta ancora grande incertezza su quale sarà il futuro di quelle lande a noi remote, per distanza e per cultura: da più di un secolo i confini tracciati con squadretta e matita hanno “organizzato” (virgolette quanto mai opportune) popoli di tradizioni, usi, mentalità molto diverse; la totale assenza di prospettive per la popolazione sarà sempre il principale combustibile per questo o quel sistema totalitario, più o meno crudele. Forse stiamo sconfiggendo un sintomo, ma la malattia ormai è endemica.
Umberto Mangiardi

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