L’uomo forte nell’ora più buia? Nemmeno Churchill: Clement Attlee e la dialettica del potere

Clement Attlee e Winston Churchill

In queste lungo anno di emergenza nazionale abbiamo sentito spesso – e continuiamo a sentir – riecheggiare il concetto di “ora più buia”, con tutto il suo portato “churchilliano” di resistenza eroica alle avversità. Questo concetto fa pavlovianamente scattare in tutti l’idea di un leader che si prende da solo il paese sulle spalle e lo trascina verso la vittoria.
E nella formazione del governo Draghi questa retorica è, se possibile, stata ancora più accentuata.

Eppure la storia non è andata propriamente così: Churchill fu chiaramente uno straordinario leader, capace con i suoi messaggi di ridare speranza ad una nazione impaurita; ma la verità è che se è riuscito ad assumere le decisioni che ha assunto è stato grazie ad uno sforzo collettivo gigantesco reso possibile anche (forse soprattutto) dalla collaborazione attiva di Clement Attlee e del suo Partito Laburista.

Clement Attlee era un ex maggiore dell’esercito, ferito in battaglia durante la Prima Guerra mondiale, diventato leader del Partito Laburista nel 1935 quasi per caso, in seguito alle dimissioni dell’anziano John Lansbury che aveva traghettato il partito nei difficili anni seguiti alla scissione causata dall’ex Primo Ministro laburista Ramsay MacDonald.
Attlee doveva svolgere il ruolo di leader per qualche mese per poi lasciare il posto ad uno dei “veri” pretendenti al ruolo, in una corsa alla leadership che si sarebbe tenuta dopo le elezioni del novembre 1935: a quel tempo infatti il leader veniva scelto solamente dal gruppo parlamentare laburista che procedeva alla nomina alla formazione del Parlamento.

Tuttavia Attlee, costantemente sottovalutato dai suoi avversari politici, porta il Labour nel ’35 ad una ottima prestazione elettorale: con la conquista di 154 seggi, con un incremento di oltre 100 parlamentari in più rispetto al disastroso risultato del 1931.
Questo trionfo elettorale lo confermò leader del Partito, carica che ricoprì per i successivi vent’anni.

Clement Attlee (al centro della foto) in Mesopotamia durante la Prima Guerra Mondiale, poco prima di essere trasferito a Gallipoli

Attlee aveva una rapporto di stima personale con Churchill, per cui nutriva un grande rispetto. Un rispetto nato anche durante la Prima Guerra Mondiale quando l’allora maggiore Attlee era stato protagonista – per quanto sfortunato – della battaglia di Gallipoli, il disastro militare progettato proprio da Winston Churchill nel suo ruolo dei Lord dell’Ammiragliato. Un piano che segnò per anni l’oblio politico di Churchill – che però Attlee considerava un’ottima  strategia portata malamente a compimento dai generali dell’esercito.
Questo rapporto di stima personale tra i due sarà poi fondamentale nel momento in cui, in seguito al fallimento della politica di appeasament di Neville Chamberlaine, al Regno Unito servirà un governo di unità nazionale per affrontare la bestia nazista.

L’apporto del Labour sarà fondamentale non solo per trasmettere al paese la gravità del momento e l’importanza di unità ma anche nell’indirizzo delle singole decisioni. Il cosiddetto gabinetto di guerra, così come tutti gli altri organi decisionali britannici in periodo di guerra, vedeva una forte presenza laburista con lo stesso Attlee e Arthur Greenwood membri (il consiglio di guerra che aveva solo cinque componenti che votavano a maggioranza): ai due laburisti si aggiungevano Churchill, Neville Chamberlain e Lord Halifax. Attlee svolgeva anche il ruolo di vice Primo Ministro, e questo vuol dire che sostitutiva spesso e volentieri il Premier, impegnato di sovente in missioni diplomatiche in giro per il mondo.

E fu solo grazie all’appoggio dei due laburisti che alla fine di maggio del 1940, con l’esercito inglese circondato a Dunkirk, che Churchill riuscì a sconfiggere definitivamente la politica dell’appeasement che, ancora una volta, Chamberlain e Halifax cercavano di imporre all’Inghilterra: infatti, con i suoi due compagni di partito che lo spingevano ad accordarsi con Hitler per evitare l’annientamento dell’esercito, fu grazie al voto di Attlee e Greenwood che Churchill riuscì ad imporre la sua volontà e portare in seno al governo allargato la sua decisione di resistere da soli alla Germania nazista.

Adolf Hitler e Neville Chamberlain, alla conferenza di Monaco il 30 settembre 1938

Durante tutti gli anni più difficili tra il 1940 e il 1942, quando le sorti del conflitto erano più incerte e gli stessi alleati politici di Churchill ne mettevano in discussione l’operato, Attlee mise sempre la sua autorità e la forza del Labour a sostegno della strategia del Primo Ministro, assicurando l’appoggio nei voti decisivi dei vari organi dell’esecutivo e in Parlamento.

Il Labour esprimeva sedici ministri all’interno del governo il giorno della sua formazione, ventidue nel 1942 e ben ventisette nel 1945. Tutte le principali personalità laburiste erano impegnate nel governo di unità nazionale così come tutte le anime di un partito (già allora molto eterogeneo e diviso in varie fazioni).
Questi numeri rendono da soli l’idea della vastità di quel grande governo di coalizione e danno il senso della collettività dello sforzo sostenuto ne “l’ora più buia”.

Ma al contempo ci rendono l’idea di una macchina democratica mai interrotta, di un processo di lotta politica e confronto dialettico che non si è mai fermato: Churchill non aveva i “pieni poteri” e anzi, più di una volta si è dovuto scontrare con i suoi alleati di governo, compreso lo stesso Attlee  che, pur provando stima per il discendente del Duca di Marlborough, non gli diede mai carta bianca.

Questa, seppur parziale, rassegna dei fatti storici ci può aiutare, in queste ore di grande emergenza nazionale, a tenere la barra dritta su quanto fondamentale sia non perdere mai di vista l’importanza della dialettica democratica e della procedura di assunzione delle decisioni: indirizzare molto potere nelle mani di una sola persona dal potere taumaturgico, è una tentazione forte, ma che si scontra con il processo democratico e perfino con grandi esperienze di successo.

Domenico Cerabona