Il tema dell’aborto nella canzone italiana

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Sapete qual è uno dei temi più ricorrenti nella canzone italiana dagli anni ’70 fino almeno al Duemila?

Sì, proprio quello che avete letto nel titolo: l’aborto.

In un ventennio abbondante sono state composte centinaia di canzoni sull’interruzione di gravidanza, e decine e decine sono state depositate alla Siae. Sembra strano per una tematica tanto tecnica (e ideologizzata), così strutturalmente antipoetica, e invece le cose stanno esattamente in questo modo.

La sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce la “differenza tra un embrione e un essere umano”, sancendo la priorità garantita alla salute della madre rispetto alla vita del nascituro, è del 1975. Il 22 maggio 1978 veniva approvata la legge 194, che riconosce alla donna il diritto di interrompere la gravidanza indesiderata gratuitamente e in una struttura pubblica.  Il dibattito sull’aborto nasce prima e non muore dopo queste due date fondamentali, e lo stesso si può dire a proposito della fortuna di questo tema nella produzione musicale e cantautorale italiana.

Tendenzialmente, l’argomento-aborto è affrontato, in musica e versi, con due finalità (ideologica o artistica), e da due posizioni (abortista o anti-abortista). Innumerevoli, invece, sono i punti di vista: quello della madre, quello del padre, quello dello stesso feto, quello della società, quello dell’amico, quello “delle donne” in quanto tali e così via.

Limitando il campo alla sola canzone italiana (cantata in italiano da cantanti italiani) e semplificando vergognosamente, la polarizzazione della produzione musicale su questo tema può essere riassunta come segue:

 

Sogni nel buio“, Renato Zero, “No! Mamma, No!”, 1973 (ma il testo è precedente, del 1967)

Un giovanissimo  Renato Zero, in quello che è forse il suo primo videoclip ufficiale, fa parlare, in una canzone non propriamente riuscita, un feto, che si rivolge alla madre. Il bambino non nascerà: riecheggia più volte, nel brano, il refrain “È sempre colpa tua, solo colpa tua, tutta colpa tua“.

 

Aborto di stato“, Canzoniere femminista-gruppo musicale del comitato per il salario al lavoro domestico di Padova, “Canti di donne in lotta”, 1975

Canzone agli antipodi della precedente, di denuncia e di lotta. Testo che non risparmia elementi di estremo realismo: “il sangue delle donne” è più volte citato. “Tutte abbiamo abortito, tutte sappiamo come“.

 

Lettera ad un bambino buttato via“, Amici del Vento, “Trama nera”, 1976

Torniamo dall’altra parte della barricata, sia da un punto di vista politico (gli Amici del Vento sono uno degli storici gruppi della musica alternativa di destra) sia dal punto di vista della posizione, questa volta orgoglisamente antiabortista.

 

Anna di Francia“, Claudio Lolli, “Ho visto anche zingari felici”, 1976

Prima canzone riuscita della nostra selezione. Anzi, un assoluto capolavoro. Anche Michele di Fiò, cantautore d’area e sorta di Venditti nero, dedicherà una “Anna” al tema dell’aborto. Altra canzone riuscitissima.

 

Morta per autoprocurato aborto“, Gianna Nannini, “Gianna Nannini”, 1976

La rocker senese parte con il botto: “Morta per procurato aborto” è una delle tracce del suo primo album. Questa è una canzone del 1976, e la data merita di essere contestualizzata. L’anno precedente Adele Faccio ed Emma Bonino, del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (il centro che organizzava viaggi per abortire a Londra e gestiva cliniche clandestine) erano state arrestate: questo fatto di cronaca aveva portato il tema dell’aborto (ancora più) alla ribalta dell’attualità. La legge 194, lo abbiamo già ricordato, sarà approvata nel 1978: negli anni precedenti di aborto, magari praticato in casa, era facilissimo morire.

 

Piccola storia ignobile“, Francesco Guccini, “Via Paolo Fabbri, 43”, 1976

 

Altra canzone pre-1978, cantata in seconda persona singolare, rivolgendosi direttamente all'”interessata”. Guccini ci mette dentro tanto, tutto: la società e la famiglia, padri e madri, “noi” e “voi”, la politica e il tavolo di marmo, la vergogna e l’urlo soffocato da paure e rimorsi. Tanto, tutto: forse troppo. Efficacissimo è invece il titolo, con quell'”ignobile” traslato, utilizzato come sinonimo di “spicciola” o “trascurabile”. Da trafiletto di giornale di provincia.

 

Rimini“, Fabrizio De Andrè, “Rimini”, 1978

Un Faber elegante, allusivo, che scrive e canta in punta di pennello. Il tema dell’aborto è appena accennato: la canzone non parla di quello. È più un affresco dal sapore felliniano.

 

Ad un passo dal cielo c’è“, Michele di Fiò, “Ad un passo dal cielo c’è”, 1978

Altra riuscitissima canzone anti-abortista del già citato Michele Di Fiò (Michele Logiurato).

 

Certi momenti“, Pierangelo Bertoli, “Certi momenti”, 1980

Meravigliosa canzone, che si apre con un efficace vocativo rivolto, manco a dirlo, all’ennesima “Anna”. Bertoli ne ha per tutti, compreso papa Woityla (“un polacco”).

 

Cenerentola innamorata“, Marco Masini, “Malinconoia”, 1991

Gli anni della lotta sono passati. Tra gli anni ’70 e i ’90 ai loro albori c’è stato il decennio del riflusso. L’aborto non è più una questione politica e collettiva, ma una questione privata, di coppia, da condividere al massimo con qualche confidente.

 

In te – il figlio che non vuoi“, Nek, Sanremo 1993

Se la canzone d’autore cerca di spaziare, di dare risposte, di creare un sistema, la canzone pop vive in un orizzonte più ristretto, quello della coppia. Del genere “sono contento che tu non abbia abortito” / “fosse dipeso da me l’avremmo tenuto” e simili. Il “noi” di Nek è un “tu e io”.

 

(Gomito a Gomito con l’) Aborto“, Elio e le Storie Tese, “Esco dal mio corpo e ho molta paura (gli inediti 1979-1986), 1993

Straordinaria parodia degli argomenti (spessissimo diventati stantii) usati nel dibattito sia contro e a favore dell’aborto.

 

Aborto“, Massimo Morsello, “Punto di non ritorno”, 1996

La cronologia assoluta dice che questa canzone del “De Gregori nero” è della seconda metà degli anni ’90. La cronologia relativa ci riporta invece a due decenni prima, quando la finalità delle canzoni sul tema era politica, collettivistica, ideologica. 

 

Andrea Donna
@AndreaDonna

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