L’Italia si avvicina pericolosamente all’Inghilterra. L’ambito di questa affermazione sono le abitudini connesse all’assunzione di bevande alcoliche, anche – e per certi versi soprattutto – tra i giovanissimi.
Il “modello anglosassone del bere” è sempre più popolare anche a latitudini mediterranee: l’assunzione di bevande alcoliche è sempre più ritualizzata (consumo nei weekend, fino all’ubriachezza), esasperata per quantità (rispetto al consumo qualitativo di “un bicchiere di quello buono” tipico della nostra cultura) e disgiunta dai pasti (il consumo di vino a pasto è, ma forse era, un’abitudine più squisitamente nostrana).
Non solo: secondo “Health Behaviour in School-aged Children“, studio internazionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre due bambini undicenni su cinque consumano alcolici (e quasi uno su venti lo fa almeno una volta a settimana).
La percentuale dei ragazzi che assumono sostanze alcoliche sale fino a sfiorare l’85% tra i quindicenni. Il consumo di alcolici anche in giovanissima età cresce particolarmente tra le ragazzine rispetto ai coetanei maschi.
È il quadro emerso nel corso degli incontri itineranti del forum “Difendiamo i Bambini“ (prossima tappa: 28 novembre a Roma, alle 18.30 presso l’Auditorium Unicef, via Palestro 68). Dal rapporto internazionale emerge che il 47% dei ragazzi e il 30% delle ragazze italiani dichiara di consumare alcolici almeno una volta alla settimana.
Un dato che posiziona l’Italia al quinto posto in Europa, dietro soltanto a Malta, Ucraina, Inghilterra e Scozia, nazioni (Inghilterra a parte) molto meno popolose dell’Italia – e la cui cultura sociale è storicamente più propensa al consumo di (super)alcolici.
