Wojtyla: conquista la folla e conquisterai la santità

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Ieri in piazza S.Pietro si è celebrata la santificazione di due personaggi ben noti che hanno attraversato e segnato il ventesimo secolo. Su Roncalli non mi esprimo: apparteneva ad un’epoca dove da parte di un’ecclesiasta l’ammettere che a Mosca mangiassero bambini solo nel weekend e non tutti i giorni era già un segno di incredibile apertura mentale.
Quell’epoca in cui un tizio in abito talare poteva dire ai genitori di dare una carezza ai bambini da parte sua e nessuno chiamava la polizia.

Sul polacco invece, qualche opinione mi sento di esprimerla. Cercherò di farlo nello stesso stile discreto, elegante e sobrio della celebrazione di oggi, dove dozzine di tizi vestiti di seta con catenoni d’oro che manco nei sogni erotici di Snoop Dogg aizzavano una massa oceanica di gente invasata. 
La domanda interessante è: perché Woityla è stato fatto santo? Da un punto di vista umanitario ci sono diversi motivi per ritenerlo poco qualificato a tale posizione: ci fa piacere ricordarne qualcuno.

Dagli anni ’80 ad oggi in Africa ci sono stati più di 2 milioni di morti per AIDS. In Europa e negli USA, meno di 27.000, ovvero poco più di un centesimo.
Le percentuali, incredibilmente, corrispondono pari pari all’utilizzo di misure atte a prevenire la trasmissione sessuale della malattia (ovvero: di preservativi). Eppure il nostro neo-Santo, all’epoca, non trovò niente di meglio da fare che andare in Africa a spiegare alla gente che usare il preservativo era peccato mortale. Cioè, era sbagliato capito? Il preservativo era sbagliato. Segnatevelo, che ci ritorniamo tra un po’.
In ogni caso, se a parlare male del preservativo in piena emergenza AIDS fosse stato un cretino qualunque, uno può anche tralasciare.
Se però si tratta di uno che viene definito “il vicario del figlio di Dio in Terra” da una dottrina a cui credono alcuni miliardi di persone, forse certe responsabilità è il caso che gli vengano attribuite.

Andiamo avanti nel nostro excursus lungo la sfolgorante carriera del papa polacco. Pare che negli anni abbia coperto parecchi casi di pedofilia, ma ormai una cosa del genere è come un cane che morde un uomo: non fa notizia.
Il caso più eclatante da questo punto di vista è quello del sacerdote messicano Marcial Maciel: pedofilo e autore di abusi sessuali fin dal 1942, il suo caso fu portato di fronte a papa Woityla nel 1997 (sebbene altri esposti fossero stati inviati in precedenza alla Santa Sede nel 1978 e nel 1989), e il nostro Santo pensò bene di non fare nulla.
Avrebbe voluto eh, ma era troppo impegnato a spiegare ai fedeli dove potevano e non potevano infilare il loro pene per preoccuparsi di un tizio che per 50 anni lo infilava a sproposito e senza il consenso del ricevente.

Per finire, la mia preferita: la foto in testa all’articolo. La stretta di mano e quell’apparizione sul balcone, sinonimo di romanticismo da Shakespeare in avanti, assieme al buon Augusto.
Il buon Augusto (l’epiteto è d’obbligo) era un generale militare che mise su una delle peggiori dittature fasciste dopo la seconda guerra mondiale.
La stima ufficiale si attesta su 130.000 arresti di oppositori politici, di cui circa 3000 uccisi, più migliaia di altri “desaparecidos” (dispersi) di cui non si è avuta più notizia, e ancora torture, violazioni dei diritti umani e via dicendo. Ovviamente, queste sono le cifre più prudenti.

Il nostro Santo non solo gli strinse la mano, si fece fotografare assieme, e abbracciò questo individuo, cose che potrebbero ancora rientrare nel novero delle formalità diplomatiche tra un capo di stato (per quanto dittatore) e un leader religioso, ma si premurò anche di scrivergli tante dolci lettere affettuose. 
Un bigliettino d’auguri nel ’93, un’attestazione di solidarietà quando l’amico era in prigione in Inghilterra (accusato da qualche giudice insensibile di crimini contro l’umanità) e una serie di pressioni sulle autorità inglesi per evitargli l’estradizione.

Sommando il tutto, non sembra che ci siano tutte queste ragioni per qualificarlo come “santo”. Qual è allora la motivazione? Semplice, organizzava dei Rave Party veramente superlativi: le GMG. Raduni in cui decine di migliaia di ragazzi da tutto il mondo cantavano, pregavano ed urlavano in preda al delirio per lui, che sul palco tra una messa e una preghiera incitava la folla come una Rockstar o un DJ (sai che skretch col Parkinson?).
La mattina dopo gli addetti alle pulizie raccoglievano alcune tonnellate di preservativi. Quelli che erano peccato mortale, vi ricordate? Ecco, roba che nemmeno alla “Summer of Love” di San Francisco nel 1967.

Forse per diventare Santi basta questo: sapersi far amare dalla folla. Prima di lui ci era già riuscito quell’altro, che si autolesionava con acido fenico e tintura di iodio; lo sapevano tutti che era pazzo, ma era una rockstar, quindi via: santo anche lui.

“Ma devono aver anche compiuto dei miracoli!” – già, il punto essenziale secondo la dottrina ecclesiastica: bisogna riuscire a coniugare qualche fan della rockstar defunta con qualche evento insolito, come la remissione spontanea di un tumore (scientificamente documentata in percentuale maggiore rispetto alle guarigioni di Lourdes, per dirne una), o Berlusconi che non crea imbarazzo negli italiani per due settimane consecutive.
Un’impresa improba, talmente improba che la maggior parte del lavoro del “tribunale” che si occupa del processo di santificazione consiste nello scremare tutti quelli che spacciano per “miracolosa” la guarigione dal raffreddore in soli 5 giorni: tra le migliaia di lettere dei fan bisogna selezionare le storie più incredibili, quelle che fanno presa sul pubblico.

Eppure, la più incredibile, l’hanno tralasciata: Woityla è stato un conservatore, omofobico (se Giovanardi dice che i gay sono malati posso dire che è omofobico, se lo dice un religioso no?), ha supportato un dittatore fascista, ha chiuso gli occhi di fronte a un noto pedofilo, e con la sua influenza ha favorito il diffondersi di un’epidemia mortale. Eppure oggi decine se non centinaia di migliaia di persone ne acclamavano commose la santificazione: questo, a casa mia, si chiama miracolo!

Luca Romano
@twitTagli

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