Vietare Facebook agli under 16? E tutti gli altri?

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L’UE vuole proibire l’uso dei social network agli under 16. Dopotutto ne fanno un uso inappropriato, lo sappiamo. Quante tette al vento: come faranno a trovare lavoro, un domani, con questi post in giro? Leviamo Facebook a queste cagnette svergognate.
Alcuni ragazzini hanno Facebook già a 13 anni! Come Pietro: la sua storia sta girando in rete da qualche giorno. Per Natale ha deciso di devolvere una somma in beneficienza. A un’associazione che realizza progetti di sostegno delle fasce deboli. In Africa.
Ha poi condiviso su Facebookquesto suo gesto. Chiaramente è diventato subito virale. Si sa come va a finire con questi post acchiappalike.

E puntuali sono arrivati gli insulti.  Possiamo raggrupparli in quattro categorie:

  • “vuoi solo farti pubblicità”
  • “tanto quei soldi in Africa non ci andranno”
  • “ma perché non pensi prima ai bambini italiani?”
  • “i tuoi genitori sono sicuramente comunisti, gli stessi che hanno rovinato l’Italia”.

Il clima è questo, in Italia. Non ci si può più stupire. Anche fare l’elemosina ai poveri è un comportamento passibile di “gogna mediatica”.
Ci sono poveri di serie A e poveri di serie B. Neanche ai bambini è più concesso l’altruismo, un comportamento schifosamente ingenuo tipico della sinistra buonista che ci ha tolto ogni speranza di un futuro, a causa della quale l’Italia è popolata da immigrati. 

Ecco, a me questi episodi fanno più paura degli attentati al Bataclan. Più dei comizi del Califfo in cui si minaccia di voler invadere Roma. Più dei proiettili in busta al ministro Orlando trasmessi con una lettera in arabo.
Questi episodi sono la prova che l’IS può vincere.

Proviamo a metterci nei panni di un tredicenne. Per cinque minuti.
Supponiamo di essere in quell’età in cui ci sono poche certezze. Nell’età in cui si comincia a scegliere chi si vuole essere. In che cosa si vuol credere.
Supponiamo di essere un tredicenne un po’ disadattato. Magari uno di quei ragazzini insicuri che vivono nelle periferie delle grandi città. Cuffie sempre nelle orecchie, occhi spalancati sul mondo fuori dal finestrino di un bus in ritardo, strapieno. Occhi che spesso ritornano alla calamita: lo schermo di uno smartphone tra le mani.
I social.
Questi terribili strumenti del demonio, che l’Unione Europea vuole prudentemente allontanare dalla vita degli adolescenti, proibendone l’uso senza il consenso dei genitori. 

Che messaggi girano, su questi social?
Chi ci scrive?
Adulti, soprattutto. Gli stessi adulti che non hanno esitato a rimproverare Pietro, colpevole di quel sentimento così antieconomico chiamato carità.
Già, la carità. Una delle caratteristiche dell’identità cristiana che tanto va difesa dai pericolosi saracini. La carità del Vangelo di Matteo, 6, 19-21:

Smettete di accumularvi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sfondano e rubano.Piuttosto, accumulatevi tesori in cielo, dove né la tignola né la ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano né rubano. Poiché dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Parole dimenticate, da quegli stessi cristiani dei crocifissi branditi come spade affilate – non passa lo straniero.
Cristiani che scelgono chi è degno di carità e chi no, dimentichi di un Dio che sedeva con le prostitute, un Dio per cui “gli ultimi saranno i primi”.
Cristiani selettivi, pronti a difendere il presepe, a far l’elemosina ma soltanto a chi se la merita. Incapaci di comprendere la semplicità dell’amore di un bambino. La sua voglia di condividere con tutti un gesto semplice, natalizio, come il dono.

In tanti si chiedono perché un numero così impressionate di adolescenti, nelle periferie di tutto il mondo, finisca nelle fila del fondamentalismo.
Perché promette un paradiso pieno di vergini, perché regala un’identità a chi non ce l’aveva, per mille incomprensibili ragioni che il mio cuore occidentale e cristiano può solo intuire di sfuggita? Senz’altro.
Mi chiedo però se non sia giunta l’ora di tirare giù la maschera. E di chiederci davvero quali sono i nostri valori. Che cosa possiamo mai insegnare noi, leoni da tastiera ubriachi di brutalità e sentenze da bar, al resto del mondo. Perché mai un tredicenne dovrebbe scegliere la nostra cultura. E non i post deliranti di chi gli promette un mondo più giusto, in cui tutti sono uguali e il denaro si brucia, in cui le scelte di vita devono basarsi su valori morali, non sulla convenienza e sul tornaconto.

Alla Commissione Europea vorrei suggerire di vietare Facebook agli xenofobi. Ai complottari. Ai razzisti. Ai leghisti, insomma (ops. Sorry. Non ce l’ho fatta proprio a restare politically correct). Utenti più fastidiosi e pericolosi dei tredicenni.
Molti dei quali, grazie a Dio, non si lasciano spaventare e crescono puri e caritatevoli, con buona pace di Salvini.

Irene Moccia

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