Università chiusa per amianto, fallisce libreria interna: ops, nessuno ci aveva pensato

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Da lunedì 14 settembre la celebre libreria universitaria Celid ha chiuso le due sedi presenti all’interno dell’Università di Economia e del Politecnico di Torino. La CELID (Cooperativa Editrice Libraria di Informazione Democratica) fu fondata nel 1974 a Torino da un gruppo di studenti, con lo scopo di agevolare gli studi universitari e professionali: aveva 43.000 iscritti e 40 anni di forte presenza nel mondo culturale universitario alle spalle.

Eppure, in un momento di grande crisi del settore editoriale, la chiusura di Palazzo Nuovo per la presenza di amianto ha rappresentato per la Celid un colpo troppo duro per essere attutito. In un laconico comunicato stampa (per leggerlo interamente cliccate qui) la cooperativa ha informato che la sospensione forzata dell’attività presso Palazzo Nuovo, che rappresentava la metà del suo fatturato, ha portato all’amara decisione della liquidazione.

La libreria CELID di Palazzo Nuovo

La chiusura della storica sede delle facoltà umanistiche risale al 17 aprile 2015, quando per bonificare l’amianto presente nella struttura si era deciso per la chiusura precauzionale dell’edificio, dopo un’ispezione dell’Asl e la conseguente indagine per “omissione dolosa di cautele contro infortuni sul luogo di lavoronei confronti del rettore Gianmaria Ajani da parte della procura di Torino.
La notizia era giunta inaspettata e aveva gettato nel caos studenti e professori, al punto di ritagliarsi un apposito spazio nel sito di Unito, dove in questi mesi sono state costantemente aggiornate le informazioni sugli spostamenti delle aule per le lezioni e gli esami.

Ora le fonti ufficiali annunciano la riapertura del pianterreno dell’edificio e della biblioteca Tabacco, mentre la riapertura delle aule del primo piano, fondamentale per il regolare svolgimento delle lezioni universitarie, è stata rimandata dal 21 al 28 settembre e si rincorrono preoccupanti voci sul fatto che verrà ulteriormente rinviata. 
Il problema non consiste soltanto nel dove collocare fisicamente gli studenti – a questo Unito è riuscita a rimediare nei mesi scorsi utilizzando altre strutture sparse per la città e affittando (pur con ingenti spese) edifici nella zona circostante Palazzo Nuovo – ma soprattutto nell’accesso alle biblioteche universitarie.

Studenti davanti a Palazzo NuovoDa aprile, infatti, cinque biblioteche (specializzate in testi di filosofia, di storia, di filologia classica, di geografia, di arte, musica e spettacolo) sono chiuse e i libri, rimasti all’interno, non sono più a disposizione degli utenti. Se nel caso degli studenti di Lettere moderne la presenza di altre biblioteche fuori dall’edificio, in particolare in via Bava e in via Verdi, ha permesso di limitare i danni, non si può dire altrettanto per i colleghi antichisti, che con la chiusura della biblioteca Augusto Rostagni si sono visti negare l’accesso a numerosi testi greco-latini lì presenti in unica copia.
Nel caso degli studenti del Dams la situazione nei mesi primaverili e estivi è stata se si vuole ancora più disperata, con la chiusura della biblioteca di Palazzo Nuovo che era andata a sommarsi al recente drastico ridimensionamento dell’orario di apertura della biblioteca d’arte della GAM, che in seguito a un’operazione di “ottimizzazione delle risorse” era passata da 35 ore settimanali a 11 ore divise fra venerdì e sabato mattina. Da lunedì 7 settembre, però, anche in seguito alle ripetute segnalazioni da parte di Gabriele Ferraris dell’evidente disservizio che questo cambio di orario comportava, la biblioteca della Galleria d’Arte Moderna è tornata al suo orario esteso.

 

In ogni caso, senza certezza su dove verranno svolte le lezioni, né sull’accesso gratuito ai libri di testo da studiare, non ci sarebbe da stupirsi se quest’anno l’Università di Torino vedesse un drastico calo degli iscritti ai corsi di laurea umanistici.

Serena Avezza
@twitTagli

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