Un giro a chiacchierar con la piazza, mentre si manifesta contro #LaBuonaScuola

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Ieri sono stato alla manifestazione milanese contro ‪#‎LaBuonaScuola‬, tra insegnanti e studenti. Eravamo tanti, un po’ meno di 30mila, da tutto il nord Italia, e molti erano elettori del Pd.
Inizio così anche per dire per quale motivo fossi presente: volevo informarmi, e capire perché addirittura iscritti al Pd o potenziali elettori democratici scendano in piazza contro il governo del Pd.
Negli ultimi giorni mi sono letto la Buona Scuola, e sì, non mi dispiace. 
Non mi dispiace per molti motivi, che elencherò nel corso dell’articolo. Prima però mi interessa dare voce ai professori e agli studenti:

1) Marisa, Elena, Alberta vengono da Ravenna. Sono insegnanti precarie della scuola d’infanzia. Hanno ottenuto l’abilitazione nel 2000, quando io avevo 6 anni. La Buona Scuola non tocca per niente la loro categorie, e rimane tagliata anche quella del personale Ata.
Dal 2007 in poi le quote ad esaurimento sono state inglobate: assunti tutti. Loro rimangono tagliate fuori, e perciò chiedono il prelicenziamento delle insegnanti che sono ancora lì pur avendo 70 anni (!).

2) Roberta e Silvia vengono dal milanese, e insegnano educazione fisica e chimica, hanno diversi anni alle spalle e sono in piazza perché sono contro la figura del preside-sceriffo.
Non sarebbero contrarie ad affidare maggiori responsabilità al preside, ma allo stesso tempo sono insicure, e vorrebbero non ridursi ad attività di lecchinaggio nei suoi confronti per andare avanti. Di converso, infatti, richiedono un maggiore potere del collegio docenti. Loro (come recita il cartello di Silvia) non vogliono lavorare per essere valutate, dopo 30 anni di professione, ma vogliono lavorare per amore (!).

3) Giampiero e Anna sono veneziani. Insegnano alle elementari un po’ di tutto. Quello che chiedono è una maggiore stabilità, per conseguire un maggior rendimento per i propri alunni. Non possono avere una riforma ogni 5 anni, non possono cambiare sempre materia d’insegnamento, e soprattutto non possono avere classi pollaio.
Non sono contro la riforma, ma la reputano inutile perché va a toccare cose che non c’era bisogno di cambiare.
Chiedono, per la scuola primaria, un tetto minimo di alunni, che, dicono, non c’è ancora.

4) Un gruppo di ragazze (quarta liceo artistico), alla domanda su “cosa non vi piace della buona scuola”, rispondono chiare “tutto”. Sono contro la privatizzazione della scuola, contro l’Invalsi come metodo di valutazione dei professori (“basterebbe chiedere a noi alunni chi è il prof migliore e chi quello peggiore” dice una), e soprattutto contro l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria, perché gli stage estivi non formano, spesso e volentieri.

Quello che ho notato è che sulla buonascuola c’è molta confusione. Ed è colpa anche del governo che non è riuscito a comunicarla bene. 
L’altra cosa che ho notato è che la piazza di oggi non era aggressiva (tranne quando veniva citato il sottosegretario Faraone, preso ripetutamente ad insulti dal palco e a sonori fischi dalla piazza) ma molto propositiva. Tutti hanno in testa una loro riforma, e tutti hanno i propri dubbi su questa riforma.

A me la questione del ‪preside‬-sceriffo, che mi sembra quella più dibattuta, non pare estremamente negativa. Quando andavo alle elementari avevo un’insegnante (in terza) che non spiegava. Veniva a lezione, ci piazzava verifiche, rispondeva male a noi bambini. Molti miei compagni di classe non volevano più andare a scuola. Nonostante petizioni dei genitori, la preside rispondeva “non posso farci niente, ormai è di ruolo“. Se ne andò da sola, l’anno dopo. 
Maggiori poteri vuol dire maggiore responsabilità. Il ddl ancora non spiega chi valuterà il preside, e per me è questo il punto più importante. Perché se verrà istituito un organo – magari di docenti, imparziale e nazionale – destinato a sua volta a giudicare i dirigenti scolastici, penso che molta diffidenza potrebbe essere dissipata.

Altra questione è la ‪privatizzazione‬, che NON ESISTE. Erano soprattutto gli studenti a utilizzare questo slogan. Studenti che, come noi contro la Gelmini (che comunque era tremendamente peggiore, a partire dai tagli!), scendono in piazza più mossi da valori generali (uso una parolaccia: valori ideologici) che da motivi reali della riforma.
La questione sul 5xmille, come ho spiegato alle ragazze (che mi hanno dato ragione) non ferirà nessuno.
Nella mia università esiste da anni il 5xmille, ed è ancora pubblica: un po’ di differenze con la Bocconi o lo IULM ancora lo noto.

I 100mila nuovi assunti tra i ‪precari‬, non sono un male. È vero, ce lo chiede una sentenza europea. 
È vero, ancora oggi non si sa che graduatorie utilizzeranno per farli avanzare, ma (come qualcuno oggi in piazza diceva) assumere TUTTI gli oltre 400mila precari della scuola significa distruggere la scuola, e distruggere il merito: sarebbe come affermare che tutti gli insegnanti sono uguali, e ciò è falso, ancora prima che sbagliato.

Detto questo, ieri ho preso appunti e ho sentito molte cose intelligenti, ad esempio che nella Buona Scuola bisognerebbe intervenire anche su personale ‪Ata‬ e scuola dell’infanzia.
Inoltre ho notato una cosa che già vedo da anni a ogni manifestazione: se vuoi capire e imparare qualcosa, devi chiedere alla gente in piazza, magari in disparte.
Dal palco ho sentito una marea di sciocchezze, una marea di slogan, tra i quali vi scrivo quello può commovente, di una signorina del sindacato Gilda-Lombardia: “Con questa riforma gli insegnanti vengono relegati a compiti di assistenza e cura, magari perchèéessendo prevalentemente donne ne avrebbero la vocazione di genere. Renzi oltre che autoritario è sessista“.
Pensavo che certe intemerate fossero riservate agli utenti Facebook a corto di argomenti. E invece…

Commerciale
@mirkoboschetti

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