Taccuino londinese #3

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Bisogna aspettarsi di tutto da Londra, è questo il trucco per capirla. Ma un altro trucco è quello di farsi un giro nei pub. I pub in Inghilterra, lo immaginerai, sono diversi dai nostri. E grazie tante, ma finché non c’entri non capisci.
Alle 18, ora di chiusura di praticamente tutte le attività, sono già belli pieni. Gente che chiacchiera bevendo una ale, che si mangia un fish & chips o, perché no, un roast of the day. La tradizione culinaria inglese non è rinomata, si sa.
Ma ti assicuro che al pub si mangia bene. Quelle due o tre cose, ma bene.

Soprattutto, se vuoi capire cosa vuol dire passare il tempo al pub per un inglese, vacci a vedere una partita di calcio. Anche se il calcio ti fa schifo, prova.
Spettacolare ascoltare un tifoso dell’Arsenal guardare con spocchia alle squadre italiane. Sentirli discutere tra loro della partita. Sentirli gridare «NO WAY!» quando le cose non vanno come devono.
Ma addirittura sentirli ammettere, sportivamente, i meriti alla squadra che ha perso pur dando una lezione di calcio a chi vince. Anche se a partita finita e dopo aver detto tutto il male possibile contro gli avversari.
Perché, alla fine, il calcio è roba loro. La loro nazionale non vince da quel dì, ma loro insegnano sempre. Solo un inglese può permetterselo.

Poi potrei parlare d’altro ancora. Ad esempio del fatto che Londra è una sorta di Babele dei cinema e dei teatri. Non credevo che i musical potessero attrarre ancora così tanto. Invece ce n’è ovunque in tutta la città, per tutti i gusti: dai classici ai più moderni.
Oppure potrei parlare del fatto che a Londra trovi ovunque un monumento o una lapide che ricorda i morti che gli inglesi hanno lasciato sul campo in qualche guerra.
C’è tanto pietismo per i propri morti, anche più di quello che siamo abituati a vedere. Che siano stati uomini, donne, bambini, animali, alleati, o membri del Commonwhealt.
Fortunatamente per loro, gi inglesi si sono sempre trovati dalla parte di chi presentava il conto alla fine dei giochi, o dalla parte di quelli che lottavano per la libertà e la democrazia. Quindi  possono concedersi anche quest’altra follia dimenticandosi dei danni che hanno seminato. Chi ha detto Dresda?

Ma torniamo a parlare di rock, vuoi? Non mi va di polemizzare sul passato degli inglesi. Ti dirò solo, ma a Camden Town? Non ci volgiamo passare? A vedere, per esempio, il primo magazzino delle Doc Martens, gli anfibi che hanno vestito generazioni di rockers e punk? A perdersi in un universo di negozi rock, di abbigliamento vintage, di dischi, di libri, di cibi di ogni angolo del mondo? A prima vista ti sembrerà un mercatino per turisti come tanti.
A un certo punto però noterai che il mercato svolta a sinistra in un’altra stradina. Bene, occhio a non perderti se ci capiti: inizierai un sali-scendi infinito tra negozi, negozini, bancarelle e quant’altro. Colori, suoni e profumi. Clamoroso. 
Se sei più profondo di una pozzanghera e i tuoi sensi funzionano, non potrai restare indifferente. Per quanto turistico, è un mercato dove respiri ancora la vera Londra.
Il mio bilancio, che era stato assai controllato fino ad allora, ha subito una brusca inversione qui.

Insomma, il mio amico Edoardo ha ragione quando parla della vecchia, cara e spocchiosa Londra.
Perché Londra è vecchia, anche se è circondata da palazzoni commerciali e grattacieli degni di Metropolis.
Perché Londra è spocchiosa, si vede e in parte lo si capisce: si può non essere spocchiosi quando si è dominato il mondo per quasi 4 secoli? The sun never sets on the British Empire.

Ma in fondo Londra è come se rappresentasse quella piccola parte di follia permessa nel nostro protocollo. Perché a Londra si può fare tutto, se è permesso. Ed è già qualcosa per qualcuno che viene da un posto dove non è permesso quasi nulla di quello che è permesso a Londra.
Non è poeticamente artistica come Parigi, no.
Non è cosmopoliticamente vitale come Berlino, no.

Ma è follemente creativa. Abbastanza da lasciar germogliare, senza soffocarli, i semi di tante culture giovanili, di tanti pensieri politici, di tante teorie economiche, di tante menti geniali, di tante vicende straordinarie. Da Guglielmo il Conquistatore fino agli Iron Maiden. E buttaci nel mezzo chi vuoi, come un pout purri che può anche diventare stomachevole.

Te ce lo vedi Byron che si fa largo tra i capelli a punta di Johnny Rotten, sgomitando tra Conan Doyle e Wiston Churchill, mentre i Rolling Stones portano in trionfo Sua Maestà la regina seguiti da Oratio Nelson?
Magari con a fianco Lemmy che si scola un whisky in compagnia di Guy Fawkes, mentre Turner fa il ritratto alla squadra del West Ham con a lato un gruppo di ultras skinheads che avanza guidato dal Duca di Wellington?

Beh, se ce la fai, più o meno hai visto Londra. Ma non è la stessa cosa finché non la vedi dal vero.

MIND THE GAP!

doc. NEMO
@twitTagli

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