Storie della Grande Guerra – Una guerra “mondiale”. L’America Latina

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Se c’è qualcosa della prima guerra mondiale che colpisce immediatamente la nostra immaginazione è il fatto che si tratti di un conflitto – per l’appunto – mondiale, esteso per la prima volta ben oltre i confini della sola Europa. Eppure, di norma ci si limita a concentrare lo sguardo solo sul vecchio continente, rendendo l’aggettivo “mondiale” quasi superfluo.
“Ma cosa c’è di così mondiale in questa guerra?”, potremmo chiederci. Proveremo perciò a rispondere mostrando in che modo la Grande Guerra si sia sviluppata anche nel resto del globo. Oggi parliamo dell’America Latina.

L’America Latina è stata una delle aree probabilmente meno intaccate dalla guerra del 1914-18, al punto che il conflitto sembra quasi non avervi mai avuto luogo. Ciò non vuol dire che in questo periodo i sudamericani abbiano continuato a fare la loro vita di sempre. 

Vi furono ad esempio alcuni scontri navali presso le coste dell’Amercia del Sud, come ad esempio quelli di Capo Coronel in Cile (novembre 1914) e quello delle Falkland (dicembre 1914). Dal continente partirono inoltre alcune centinaia di volontari alla volta del vecchio continente per combattere: la maggior parte dei Paesi latinoamericani si era infatti limitata a dichiarare guerra, ma senza prendere attivamente parte alle operazioni belliche.
Ma in generale la società e la coscienza dei latinoamericani subirono comunque gli effetti del conflitto, pur senza esserne sconvolte come quelle europee.

Il Brasile rappresenta un caso a parte poiché fu l’unico paese latinoamericano a intervenire direttamente nel conflitto nel corso del 1917. I brasiliani erano stati danneggiati nei commerci dalla guerra sottomarina tedesca e colsero così l’occasione per tentare di realizzare la propria antica ambizione di imporsi sullo scenario internazionale come potenza egemone e come partner privilegiato degli Stati Uniti d’America nel subcontinente latino.
Al Brasile, unitosi alle forze alleate, vennero affidate diverse operazioni navali sul finire del 1917, tra cui spiccava il pattugliamento del triangolo Gibilterra – Dakar – Sâo Vicente. L’anno seguente fu anche inviato un contingente brasiliano sul fronte europeo, cui si affiancò un’importante missione sanitaria in Francia. Inoltre, nell’immediato dopoguerra, al Brasile furono riconosciute alcune riparazioni per compensare i danni subiti. Non ultimo, l’ex colonia portoghese fu l’unico Stato latinoamericano a ottenere un seggio nella neonata Società delle Nazioni.

Il Messico “rischiò” pesantemente di entrare nel gioco delle ostilità in quello stesso 1917. I prussiani tentarono di convincere il governo messicano, guidato da Venustiano Carranza, a entrare in guerra contro gli U.S.A. promettendo in cambio aiuti economici e la restituzione del Texas, del Nuovo Messico e dell’Arizona. Non era la prima volta che l’Impero di Prussia trescava con il Messico travagliato dalla rivoluzione. Già durante il 1915 erano infatti state fatte proposte simili al fuoruscito ex-dittatore Victoriano Huerta. Il fine era sempre lo stesso: tenere impegnati gli Stati Uniti sul proprio continente, evitandone un coinvolgimento diretto nel teatro bellico europeo.
Il telegramma Zimmermann – dal nome dell’allora Ministro degli Esteri dell’Impero prussiano – non sortì tuttavia gli effetti sperati dato che il governo messicano preferì non rischiare così tanto per un piano che, bisogna riconoscerlo, non presentava grandi possibilità di successo. Peraltro, gli inglesi riuscirono a intercettare e decifrare il telegramma, accelerando così la decisione degli U.S.A. di entrare nel conflitto. La manovra prussiana si concluse con un fallimento totale.

Adesso però facciamo un passo indietro e torniamo al 1914. Immediatamente dopo l’apertura delle ostilità, i Paesi latinoamericani si erano dichiarati tutti neutrali. Come mai? Da un lato non avevano motivi che li costringessero, anche indirettamente, a intervenire, come la possibilità di correre pericoli per la loro sicurezza. Dall’altro lato, erano poi troppo dipendenti dagli scambi commerciali con l’Europa per potersi permettere il “lusso” di buttarsi nell’agone. 
Era quindi più logico e vantaggioso mantenere la neutralità, lasciando che gli europei si scannassero tra loro. Last but not least, gli Stati dell’America Latina erano da tempo un importante polo di migrazione europea e accoglievano diverse comunità nazionali: se si fossero schierati con uno dei due blocchi belligeranti, avrebbero potuto seriamente alterare la pace interna. Ciò effettivamente sarebbe poi accaduto in Brasile – quando infine si risolverà per l’intervento – con la sua comunità tedesca.

Tuttavia, l‘America Latina si dichiarò neutrale soprattutto per un altro motivo, ossia per l’influenza politica e diplomatica esercitata degli Stati Uniti d’America, anch’essi inizialmente neutrali. Tale influenza, grazie anche al trionfo del panamericanismo, era comune praticamente a tutto il continente latino. Nel 1917, con l’intervento statunitense, anche Panama, Cuba, Brasile, Guatemala, Costa Rica, Nicaragua, Haiti e Honduras entrarono in guerra contro gli Imperi centrali, mentre altri Paesi si limitarono a chiudere le loro relazioni con l’Impero prussiano. Non si trattò affatto di una semplice coincidenza: ad eccezione del Brasile, tutti i restanti Stati rientravano allora nella sfera di influenza politica ed economica degli States. Soltanto sei Stati (Argentina, Messico, Cile, Venezuela, Colombia, Paraguay) restarono neutrali fino alla fine, anche se manifestando posizioni favorevoli agli alleati.

Già durante gli anni della neutralità, la guerra aveva mostrato quanto le economie latinoamericane fossero dipendenti dai Paesi europei, ai cui mercati era destinata l’esportazione di materie prime (caffé, zucchero, prodotti minerari, cotone, cereali…). L’attività portuale, tra le altre, si bloccò completamente e di conseguenza aumentarono il costo dei trasporti e i prezzi dei beni da esportare. Il problema riguardò anche le importazioni, vitali per l’America Latina, in particolare quelle di carbone, ferro e acciaio.
Ma la vera disdetta per l’America Latina fu soprattutto la “guerra economica” che si svolse al suo interno tra imprese alleate, tedesche e locali. Queste ultime, che avevano un importante cliente nell’Impero prussiano, non interruppero le relazioni commerciali con il Kaiser, con il risultato di finire incluse nelle liste nere di boicottaggio stilate dalle imprese alleate e americane. La crisi economica fu in parte attutita grazie alla domanda degli Stati Uniti, che in questo modo ebbero però buon gioco nel rafforzare ulteriormente la propria egemonia in Sudamerica.

La guerra ebbe conseguenze anche sulla cultura latinoamericana. Dal 1916 cominciò a declinare negli intellettuali locali il modello civile e culturale europeo, dopo che per anni il dibattito si era limitato a stabilire se fossero migliori i valori francesi (civilisation) o quelli tedeschi (kultur). Iniziò così una sorta di “decolonizzazione spirituale” dell’America Latina dall’influenza europea e rinacque l’interesse per le culture nazionali, le tradizioni e il folklore locale.
A onor del vero, tale riscoperta si era manifestata già prima dello scoppio della Grande Guerra e la critica dell’imitazione dei modelli europei aveva già avuto importanti precedenti a inizio secolo, basti pensare alla figura di José Martí. La rottura non fu comunque netta né tanto meno brutale: per diversi decenni l’Europa – e in particolare la Francia – sarà ancora un importante riferimento per buona parte del mondo intellettuale e culturale latinoamericano.

doc. NEMO
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Bibliografia:

Manuel Plana, Angelo Trento, L’America Latina nel XX secolo: economia e società, istituzioni e politica, Ponte alle Grazie, Firenze, 1992

Armelle Enders e Olivier Compagnon, L’America Latina e la guerra, in La prima guerra mondiale, vol. I, Einaudi, Torino, 2007.

Bill Albert, South America and the First World War. The Impact of the War on Brazil, Argentina, Peru and Chile, Cambridge University Press, Cambridge, 1988.

Michael C. Meyer, The Mexican-German Conspiracy of 1915, «The Americas», vol. 23, n° 1, July 1966.

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