Se sei di sinistra e voti Emma Bonino, stai sbagliando tutto

“Il Partito Democratico mi ha deluso, ma non voglio consegnare il mio voto a una lista di rappresentanza di sinistra, come Liberi e Uguali, che sicuramente non sarà al governo. Voterò dunque +Europa di Emma Bonino”. Sono molte le persone di sinistra tentate dalla strategia elettorale appena descritta, e se anche tu sei parte di loro, sappi che stai sbagliando tutto.

Emma Bonino si è negli anni guadagnata l’apprezzamento di una fetta politicamente trasversale dell’opinione pubblica per le sue battaglie in favore dei diritti civili. I recenti endorsement di Gad Lerner e Roberto Saviano sono la testimonianza di come il riposizionamento dei radicali in un movimento di ispirazione fortemente europeista (alla Macron, per intenderci) abbia conquistato le simpatie di quegli intellettuali liberal, progressisti, che hanno vissuto con insofferenza la turbosegreteria renziana.

Ma l’ideologia di Emma Bonino non ha nulla a che vedere con la sinistra, e se la interseca in alcune materie, come i diritti civili e le politiche di immigrazione, è una casualità irrilevante, tanto quanto la volontà di abolizione delle legge Fornero che accomuna Lega e Potere al Popolo.

In un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, la Bonino delinea con serena insensibilità un programma draconiano che manderebbe in solluchero Mario Monti.

Per perseguire il pareggio di bilancio, propone il congelamento della spesa pubblica primaria, cioè la spesa dello Stato per i servizi sociali e famiglie, al livello 2017 per 5 anni, e questo nonostante l’Italia registri uno degli avanzi primari più alti d’Europa. Considerando il tasso di inflazione, la conseguenza sarebbe un taglio deciso al welfare state: parliamo di circa 40 miliardi all’anno, ovvero una manovra equivalente a quella varata dal governo Monti, che – invece di abbassare il rapporto debito/Pil – lo fece aumentare di una decina di punti a causa della riduzione del Pil. Eh, gli effetti indesiderati dell’austerità.

Non paga di voler sottrarre risorse a scuole e ospedali, Emma Bonino, probabilmente in virtù di quello stesso credito che inspiegabilmente la sinistra le attribuisce, è l’unica leader di partito a potersi permettere – senza pagarne dazio – dichiarazioni a favore dell’aumento delle tasse per il ceto medio, dall’aumento dell’Iva sui libri dal 10% al 22% per finire col ripristino della tassa sulla prima casa.

In nome del suo liberismo spinto, è inoltre fautrice di privatizzazioni selvagge, così da vendere imprese pubbliche e servizi pubblici locali (a cominciare da Atac a Roma), e per il mantenimento della legge Fornero.

E badate bene, Emma Bonino giustifica tutte queste misure paragonando le spese dello Stato a quelle di una famiglia, una similitudine economicamente ignorante e parente strettissima delle politiche distruttive di Margaret Thatcher.
Ma questo non dovrebbe sorprenderci se consideriamo il trasformismo politico della leader radicale, eletta nel 1994 con il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi, e il suo storico sostegno alle leggi regressive approvate dalla destra.

Vuoi un assaggio dell’europeismo di Emma Bonino? Ascolta gli ultimi 10 minuti di questo spezzone. A un operaio dell’Embraco prossimo al licenziamento perché l’azienda intende spostare la produzione in Slovacchia, dove il costo del lavoro è inferiore, la Bonino risponde che le regole europee che consentono le delocalizzazioni sono giuste e – implicitamente – che bisognerebbe imparare dalle badanti straniere che lasciano il loro Paese per lavorare. +Europa = +Emigrazione.

E se ancora sei dell’idea di votare per Emma Bonino, ricordati che lei vota come te.

 

 

 

 

 

 

 

 

Jacopo Di Miceli

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