Se essere donna non è facile, essere uomo non è un peccato originale

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In una delle infinite (per numero, per lunghezza) baruffe online accésesi in seguito alla pubblicazione del post “Ho il cazzo e non mi sento in colpa” di Luca Romano, uno dei partecipanti ha posto una domanda intelligente: “A prescindere da tutte le accuse personali, che cosa possiamo fare, noi tutti, di concreto, per cambiare la situazione?“.
Come molte domande intelligenti, è rimasta senza risposta.

Provo, umilmente, a fare io una proposta circostanziata: per una volta, abbandoniamo la reciproca accusa sciacallesca o aggressiva (“Maschilista!”, “Paranoide!”, “Potenziale stupratore!”, “Vittima isterica!”) e la tentazione di attribuire all’interlocutore posizioni infamanti pur di accreditare noi stessi.
Sono sicuro che sono molte le cose su cui tutti i partecipanti intelligenti a questo dibattito possono essere d’accordo. Tra le altre:

1. Siamo tutti d’accordo che le interazioni umane mostrate nel video, esclusi pochissimi casi (per esempio il cameriere che saluta), sono comprese in un range che va dal superfluo / maleducato / zotico / invadente al (pesantemente, sessualmente) molesto? 

2. Siamo tutti d’accordo che chi riceve un approccio ha il diritto di avere paura, di sospettare che quell’approccio possa essere l’anticamera di altro ancora più spiacevole, di temere per la propria incolumità? 

3. Siamo tutti d’accordo che questo diritto e questa paura, sacrosanti, non hanno il potere di trasformare – novelle pietre filosofali – un atto maleducato in un atto penalmente rilevante (molestia in senso giuridico)?

3 bis. Siamo tutti d’accordo che anche un semplice “ciao” – detto con l’intento di provocare disagio o mettere soggezione – può essere un atto, in qualche misura, violento o invadente?

4. Siamo tutti d’accordo che un uomo innocente non è più responsabile di una donna innocente degli atti molesti o delle molestie compiuti da altri uomini?

5. Siamo tutti d’accordo che una donna che non ha subito né atti molesti né molestie non è, “in quanto donna“, “più vittima” (neppure in misura infinitesimale) di qualsiasi uomo dei comportamenti ripresi nel video?

5 bis. Corollario al punto precedente: questo vale soltanto per quanto riguarda i comportamenti presi in considerazione nel video (quindi passati, circoscritti nel tempo e nello spazio, vissuti da una certa persona e non da un’altra). 
È una verità empirica (non scientifica) che le donne siano più esposte a questi comportamenti rispetto agli uomini, e che quindi abbiano tutti i diritti di sentirsi più “a rischio” a parità di condizioni oggettive. 
Siamo d’accordo anche su questo?

6. Siamo tutti d’accordo che la responsabilità e lo status di vittima sono individuali e non si trasmettono da individuo a individuo in virtù di una M o di una F stampati sulla carta di identità?

Sì?
Bene: ripartiamo da qui.

Andrea Donna
@AndreaDonna

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