Sanremo 2015: chi ha paura del sangue delle donne?

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Mai avrei pensato di associare mentalmente il Festival di Sanremo alle mestruazioni: la rassegna musicale è più roba che ti fa venire in mente famiglie cattoliche eccezionalmente fertili… di spirito (anche se già ci aveva pensato Pif a farci conoscere questo fenomeno da baraccone con la puntata del ”Testimone”, quasi peggio delle sue pubblicità per la Tim), oppure il trampolino di (ri)lancio per “attori comici” che non fanno ridere, oppure ancora il catafalco di promozione di pessima nuova musica (ma qui è questione di gusti).

Il solito festival, insomma. Invece quest’anno Arisa ha voluto regalarmi un’emozione in più, indimenticabile: in una conferenza stampa ha dichiarato, dopo essere stata pungolata, di avere il ciclo e che quella era la causa del suo essere giù di tono.

ERRORE

Forse Arisa non si è accorta di vivere in un paese in cui due genitori con 16 figli vengono applauditi, apprezzati, forse un po’ redarguiti per il collasso economico e ambientale che comporterebbe se tutti seguissero il loro esempio, ma comunque chiamati “coraggiosi”.
Quindi un paese in cui ancora è fortissimo l’impianto della famiglia patriarcale.

Mestruazioni? L’unico sangue femminile che possiamo tollerare è quello del parto. O, a scelta, quello che ti esce dopo che il tuo uomo ti ha ammazzato di botte, o ammazzato e basta (poi andremo sempre a cercare qualche movente nel fatto che eri un po’ zoccola): immagini cruente – me ne dispiaccio per i lettori più sensibili – ma efficaci unicamente in quanto vittimizzano la donna. Utilissimi, insomma, per creare interi manifesti in occasione del 25 novembre, la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, e nient’altro.

Dichiarare in pubblico di avere le mestruazioni, a meno che non ci si trovi in ambiente medico, è qualcosa di inaccettabile, come ha chiaramente dimostrato la reazione della stampa alla frase della cantante.
Sono state scritte tante parole, più di quante il mio fegato da femminista, già ampiamente compromesso, possa sopportare. Citerò solamente un passo emblematico dell’articolo uscito su ”Il Giornale” riguardo a questa vicenda:

La squadra di Carlo Conti, sempre più affiatata e sciolta sul palco dell’Ariston, si appresta a portare a casa l’ennesimo successo nella serata dedicata alle cover di brani famosi. Ma in conferenza stampa l’eleganza mostrata in queste serate si è persa nelle parole di Arisa.
Durante il consueto colloquio mattutino con i giornalisti, Arisa ha commentato la sua partecipazione alla kermesse musicale a lei tanto cara, con la sua consueta autoironia.
Si dà il caso infatti che la cantante abbia rivelato un personale segreto, proprio nel bel mezzo delle domande dei giornalisti. A chi le domandava il motivo della sua scarsa vitalità sul palco, ieri sera durante il Dopofestival ed oggi Arisa ha risposto “perché ho le mie cose e noi donne durante quei giorni lì siamo un po’ suscettibili emotivamente. Sono cose naturali: tutti fanno anche la cacca”. 
Insomma la valletta si gode il momento di successo. Ma a quanto pare qualche piccolo problemino fisico le impedisce di esprimersi al meglio…” .

Questo stralcio racchiude tutto ciò che in Italia si sa e viene tramandato sulle mestruazioni:

  • sei poco elegante se ne parli
  • è un tuo segreto PERSONALE
  • è un problema fisico equiparabile ad uno stato di malattia mensile
  • se ne parli devi per forza essere autoironica

Dopo averla abbondantemente scocciata perchè non sorride e non è una valletta abbastanza brillante, la risposta che nomina il ciclo mestruale scatena subito il brusio di disapprovazione: bisogna pure spiegare che sia normale come cagare NON è autoironia, ma solo una lezione elementare di biologia?
Tra l’altro, ed ironia della sorte, è proprio grazie a questo inelegante segreto personae che sullo stesso palco abbiamo potuto lodare una donna (in quanto) madre di 16 figli.

Dalla mestruofobia ci siamo passate tutte, noi donne: è pane quotidiano – o meglio, mensile – e per fortuna io personalmente ho imparato a non vergognarmi di ciò che fa il mio corpo, ma ho cercato di conoscerlo e comprendermi: le regole del patriarcato e i dogmi religiosi sul corpo non mi sono mai parsi molto allettanti.
Sono giunta alla conclusione che si dovrebbe vergognare chi ci vede qualcosa di poco elegante, di imbarazzante e di necessariamente segreto.
Invece di vergognarsi, però, scrivono.

Arisa non è un’eroina, beninteso: è una donna in una posizione privilegiata e tutto ciò che dice si ripercuote sul suo personaggio pubblico, quindi anche in termini di immagine e suo possibile ri­utilizzo in prodotti televisivi.
Palesemente non aveva in programma di combattere alcuna battaglia in nome delle donne.
Ma è strano il contrasto di un’Italia che inneggia alla maternità ma non vuol sentire parlare di ciclo, la stessa che insegna alle ragazzine a nascondersi gli assorbenti ovunque pur di non farsi vedere ”da tutti” con il marchio dell’impurità (a proposito: basta assorbenti, viva la coppetta mestruale, ragazze!).

In Italia il tema delle mestruazioni è un tabù, se ne parla poco e male e come ha dimostrato ancora una volta questa vicenda di Arisa è sostanzialmente un fatto di cui vergognarsi. A costo di prorompere in una excusatio non petita (non vuole esserlo!) temo l’arrivo di immediati commenti, o anche solo di pensieri, del tipo “i miei genitori me ne hanno sempre parlato, nella mia scuola si facevano corsi di inserimento di assorbenti, mia nonna mi ha portato in India quando mi sono arrivate la prima volta per celebrare la meraviglia della natura” eccetera.
Come al solito, diverse realtà forniscono diversi strumenti, che a loro volta producono fenomeni sociali: nascondere il fenomeno, ahivoi, non vuol dire che non esista.
È il caso di “smitizzare” la cosa, e trattarla come una situazione meravigliosamente naturale; spiegando senza misticismi la normale meccanica dei corpi.

Rossella Mangiardi
@twitTagli

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