Rifugiati e politica: l’esempio di Bansky (e di Dismaland)

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La foto qui sopra è uno screenshot del sito internet di Dismaland, il parco giochi deprimente allestito sulla spiaggia del Sommerset in Gran Bretagna dal noto artista e writer Bansky (note le sue opere, ma non la sua identità).
Questo parco giochi è l’antitesi di Disneyland, come si può evincere dal suo nome dall’origine incerta: “dismay” significa costernazione, abbattimento; ma un’altra parola, “dismal “, significa anche tetro, squallido.
In ogni caso non è stato creato per divertirsi, anzi per mettere in luce le brutture e le contraddizioni del mondo circostante.
Un po’ sberleffo alla weltanschauung Disneyana, un po’ provocazione, un po’ denuncia: sicuramente, un progetto controverso.

Nonostante i biglietti per vedere Dismaland fossero sempre sold out, in questi giorni Bansky ne ha annunciato la chiusura.
Dismaland era (possiamo usare un passato) una distopia: il contrario dell’utopia.
Le opere distopiche hanno caratteristiche satiriche e polemiche nei confronti del presente, e arrivano a ipotizzare epiloghi avversi per il futuro.
Al di là della definizione del termine, al di là tra i discorsi molto lunghi e profondi che si potrebbero intessere su affinità e divergenze tra distopia e utopia, da Dismaland avrà prossimamente origine qualcosa di rivoluzionario. Qualcosa che per alcuni sembrava utopia.

Le installazioni del parco verranno trasformate e riutilizzate per costruire nuove abitazioni, che saranno destinati ai rifugiati del campo profughi di Calais in Francia. Che non è esattamente un bel posto.
Quel campo profughi è soprannominato “La Giungla” per indicare quanto sia invivibile: una baraccopoli piena di rifiuti, senza servizi ed elettricità, in cui le persone stanno ammassate in attesa di oltrepassare la Manica e andare a cercare fortuna in Gran Bretagna.
Non solo: La Giungla è anche luogo di maltrattamenti, violenze, morte.

Nonostante Calais sia una frontiera interna (sia Francia che Gran Bretagna sono Paesi dell’Unione Europea), dobbiamo qui ricordare che il Regno di Sua Maestà Elisabetta II non fa parte della zona Schengen: per questo motivo i militari britannici controllano i visti di ingresso e hanno diritto di bloccare i migranti.
Tutto questo a Banski interessa poco: lui, cittadino britannico, ha deciso un nuovo destino per la sua opera: Dismaland si trasformerà in abitazioni per i rifugiati. 
La perfezione della provocazione sta nel nuovo punto di vista proposto da un semplice individuo: a protestare in questo modo così… concreto è un artista proveniente da quella Gran Bretagna che spende fior di quattrini per assicurare un qual certo controllo a Calais, e che ha fatto forti pressioni affinchè i rifugiati continuassero a (soprav)vivere in quelle condizioni disumane.
L’ha fatto un’altra volta: Bansky, come sempre, riesce a sorprenderci, a sovvertire l’ordine delle cose.
A trasformare le cose brutte in belle.
A convertire le distopie in utopie.

Eleonora Ferraro
@twitTagli

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