Quando l’America decise di assetarsi: breve descrizione del proibizionismo

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Proibizionismo: Volstead Act, XVIII emendamento, The Noble Experiment, Stati Uniti d’America 1920 -1933.
La grande arsura, il miraggio d’un cocktail, bere, sempre e comunque.

Contesto: gli americani bevevano, oh se bevevano. L’amore per il bicchiere dava grandi problemi tra le masse, soprattutto tra quelle economicamente più disagiate. L’alcolismo nelle strade portava a gravi problemi sociali. Risse del venerdì sera, cirrosi al galoppo e collettive, deficienza, gravi botte domestiche, coltelli facili-facili.
I bigotti allora pensarono: “Leviamo la bottiglia agli americani e creeremo il paradiso dei giusti in terra, basta gente che vomita sui marciapiedi, basta vagabondaggi, basta violenza sulle donne.”
Stupidi, ingenui. Asini con il paraocchi.

Le associazioni perbeniste per la crociata dell’acqua minerale erano diverse, le loro sigle parlavano di puritanesimo e moralismo:

  • Woman’s Christian Temperance Union
  • l’Anti-Saloon League
  • l’American Temperance Society
  • Daughters of Temperance
  • Prohibition Party
  • Scientific Temperance Federation
  • New York Society for the Suppression of Vice

Il nome più truce per me è l’Anti- Saloon League, la lega anti-bar, mi faccio il segno della croce come se fossi di fronte a Nosferatu. Anche la Società newyorkese per la soppressione del vizio si diede un bel da fare per reprimere i pruriti a stelle e strisce.
Questi brutti cavalieri della castità riuscirono a vietare la diffusione dell’Ulisse di James Joyce, perché in un passaggio il protagonista si fa una sega.

Però, la vera ragione del divieto di bere agli americani è diversa e più occulta. Con il pretesto della crociata morale e sociale in realtà si cercava di modificare e controllare il comportamento degli esseri umani delle classi più disagiate.
Tra i sostenitori e dunque finanziatori della causa assetatrice c’erano difatti dei potenti. Charles Hamilton Sabin, presidente della banca J.P. Morgan, il petroliere Rockefeller, Henry Bourne Joy, il numero uno della fabbrica automobili Packard, Henry Ford delle macchine Ford, e poi il gangster in doppiopetto Joseph Kennedy, papà del presidente John Kennedy e del ministro della giustizia Bob, proibizionista dal doppio gioco on the rocks, che si avvantaggiò della situazione, arricchendosi anche lui con il contrabbando in combutta con pistoleri di città e mafiosi.

In breve, la teoria dei burattinai di uomini era la seguente. Troppi operai e lavoratori si presentavano al lavoro con i postumi della sera prima. Lavoravano un po’ fiacchi. Inoltre, si sputtanavano i loro miseri salari in bar, pub, e negozi di liquori. Non andava bene.
I loro salari dovevano essere sputtanati nei negozi, magazzini, concessionari, empori dove venivano venduti gli stessi prodotti realizzati in serie da loro.
I Visir dell’economia americana, stravaccati in divani di pelle delle suite art decò (e magari con le mani armate di bicchieri di prezioso scotch), puntavano il dito contro l’operaio.

“Tu! Operaio! Ora non ti sballi più. Ora lavori al massimo e nel fine settimana te ne vai da bravo a consumare la paga nei grandi magazzini. Marsch!”

Mass control. Perfida ingegneria sociale.

15 gennaio 1920, sera. I cittadini americani avevano ancora poche ore per dissetarsi. Dalla mezzanotte del 16 gennaio, la vendita di alcolici fu vietata.
I bar furono presi d’assalto. Le code davanti ai negozi di liquori diventarono lunghi serpenti umani. Nei nightclub fiumi in piena di scioglibudella si riversarono impetuosi in migliaia bocche spalancate.
L’ultima sbornia. Davvero? No, direi di no.
Come si fa a dire ad uomo che non sia un musulmano osservante di non bere più? Non si può, non può accadere. È come se vietassero il vino ai piemontesi, o la grappa ai veneti.

Nuovo scenario: Alcool illegale, prodotto nei boschi, spesso pericolosi intrugli tossici. Moonshiners. Budella alla piastra & cervelli affogati.
Flussi contrabbandieri da Messico e Canada.
Mafia, gangster, criminali, spacciatori di whisky: una nuova, potente, arricchita classe criminale.
Strade metropolitane diventate ring per duelli con mitra Thompson. Al Capone, Lucky Luciano, i fratelli Gemma, North Side Gang, Mike Merlo, Frankie Yale, Sindacato Nazionale del Crimine.
Speakeasy “shhhh parla piano”. Locali dove venivano venduti illegalmente alcolici maggiorati del 100% del loro prezzo pre-proibizionismo. Potevano essere bettole indegne, con i pavimenti appiccicaticci da gin di quarta scelta e affollati di brutta umanità paonazza, oppure locali chic per i signori in frac, dame in lungo, coppe di champagne, e ballerine con penne di struzzo in testa, belle cosce al vento e travolgente charleston!

Le autorità si arresero al grande fallimento.
Punti storici di fallimento del proibizionismo:

1) La gente non rinunciò a bere, ma spese di più per farlo.
2) La criminalità non diminuì ma al contrario, si fece feroce, organizzata, smodatamente ricca. La celebre mafia italo americana si formò proprio grazie al proibizionismo. Gli introiti in quegli anni furono giganteschi, paragonabili a quelli attuali del narcotraffico.
3) Corruzione alle stelle.
4) Gravi danni causati dai beveroni fai da te.
5) Spaventosa mancanza di introiti delle tasse legate al consumo di alcool.
6) Distruzione della florida industria di alcolici nazionali.

Poesiola storica. Titolo: 5 dicembre 1933 – martedì bourbon

Le folle tornarono ad ubriacarsi nella legalità,
a friggersi il fegato in libertà,
senza più ipocrita e finta castità.

Volevo scrivere ancora qualche aneddoto in questa mia indagine storico-etilica, ma scusate, sarò tranchant, mi è venuta una certa sete.
E dunque gin & charleston & ballerine!

Federico Mosso

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