Proposte di riforma dei programmi scolastici /1: la letteratura e le letterature di genere

Disclaimer: non sono un professore, ma sono figlio di una professoressa (e vicepreside). Non mi picco di nessuna competenza, ma non sono totalmente ignorante dei meccanismi della scuola. Inoltre, i miei capelli conservano ancora il loro colore castano scuro (ovvero: sono ancora abbastanza giovane da ricordare piuttosto bene la mia esperienza di studente).

aula scuola

Questo articolo, che si propone di essere il primo di una serie, ha lo scopo di presentare quelle che, secondo me, sarebbero delle revisioni necessarie dei programmi scolastici delle scuole superiori; programmi che, in molti casi, sono fermi allo stato attuale dall’epoca della riforma Gentile. Un’esposizione che ovviamente non è fine a se stessa, ma è volta a stimolare una discussione: in tempo di (dicunt) “democrazia diretta”, sai mai che il sistema funzioni davvero.

Partiamo dunque dall’analisi dei programmi di letteratura, con riferimento tanto a quella italiana, quanto a quella internazionale trattata durante le ore di italiano (perlopiù per cenni, ma nelle lingue straniere in quanto tali mi avventurerò in un articolo successivo).

Lo studente italiano ha la fortuna di nascere in un Paese che ha una tradizione letteraria imponente e costellata di autori che sono giustamente considerati pietre miliari della cultura patria, la cui importanza nessuno vuole mettere in discussione. Tuttavia, se è vero che lo studio di questi autori è  imprescindibile nella formazione scolastica di un individuo, tempi e modi di trattazione del tema da parte dei docenti sono invece migliorabili.

F. Gonin I promessi SposiUn piccolo esempio: mentre la trattazione dell’opera di Manzoni da un punto di vista storico e filologico è normalmente parte del programma del 4° anno, la lettura e l’analisi de “I promessi sposi” vengono invece relegate al 2° anno. Già su questo io ho diverse obiezioni; la prima è che se si vuole che la letteratura sia percepita come arte, cultura, e stimolo intellettuale, pretendere che dei ragazzi di 15 anni leggano e comprendano “I promessi sposi” è pura follia: la conseguenza di questa impostazione è infatti che gli studenti recepiscono lo studio di tale opera letteraria esattamente nello stesso modo in cui recepiscono la geometria analitica. Studiano (chi più, chi meno), ma non comprendono a fondo la profondità dell’opera, e considerano la lettura dei capitoli più importanti come un noiosissimo compito cui purtroppo non possono sfuggire: altro che stimolo intellettuale.

Logica vorrebbe che lo studio de “I promessi sposi” fosse rimandato per lo meno al 4° anno, tantopiù che anche l’inquadramento storico dell’opera sarebbe evidentemente più chiaro.

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Il problema però di trasformare lo studio della letteratura in uno stimolo e non in un’imposizione, è di portata molto maggiore, e spesso ha a che vedere col fatto che alcune importanti forme della letteratura, se private del loro significato storico, risultano totalmente vuote e, pertanto, spaventosamente noiose alla lettura.

Anche qui, un esempio: è evidente che sul piano storico la narrativa verista rappresentò un’importante cambiamento, formale e sostanziale, nella letteratura. È però altrettanto vero che la lettura dell’opera di Verga (che, senza presentare trame di intrattenimento, descrive una realtà storica totalmente diversa da quella attuale), rappresenta per lo studente medio una noia di portata ciclopica. Il contesto storico si può studiare in classe, ma è ben difficile riconoscersi in esso quando “I malavoglia” viene assegnato come lettura a casa.

Sarebbe quindi opportuna, a mio avviso, una revisione dei programmi che preveda una maggiore differenziazione tra gli autori oggetto di studio e di analisi in classe, e quelli assegnati come letture a casa (differenziazione che, peraltro, molti docenti illuminati mettono già in atto).

Andiamo ancora oltre: perché la letteratura sia di stimolo, è necessario che, almeno all’inizio, almeno un po’, intrattenga. Qui il vero problema con cui ci si scontra è un pregiudizio della classe docente di portata ormai storica, secondo il quale i generi “di intrattenimento” sono per natura “inferiori” culturalmente ai generi presenti attualmente nei libri di testo. Parliamoci chiaro: è ovvio che i grandi autori della storia si collocano ad un livello inarrivabile, ed è altrettanto palese che la letteratura “di intrattenimento”, in quanto tale, sia mediamente di livello inferiore.

Attenzione però, ho detto “mediamente” per un motivo: esistono, in ogni genere specifico di letteratura di intrattenimento, autori che invece sono, a mio avviso, di livello culturale assolutamente meritevole di attenzione. Alcuni esempi:

  • Fantasy: Tolkien, Moorcock
  • Fantascienza: Aasimov
  • Horror: Poe, Lovecraft
  • Giallo: Doyle, Christie
  • Avventura: Stevenson, Salgari, Verne
  • Storico: Dumas, Sienkiewicz

Gabriele-d-Annunzio-primo-pianoSicuramente nessuno di questi raggiunge la profondità intellettuale di Manzoni o Tolstoj, ma secondo me si possono tranquillamente confrontare con diversi autori presenti nei libri di testo (ne cito uno a caso: D’Annunzio, i cui contenuti, al di là della splendida forma, ho sempre trovato di un vuoto assordante).

Molti di questi autori non sono italiani, è vero, ma nel programma di letteratura italiana cenni ad alcune letterature straniere sono già presenti: si tratterebbe semmai di amplificare un po’ questa parte per includere nei cenni, oltre ai grandi romanzieri europei (Hugo, Dostoevskij etc.), anche altri autori appartenenti a generi “di intrattenimento”: non credo che questo vada a discapito della cultura degli studenti (anche perché davvero, mi riesce difficile considerare “Madame Bovary” così tremendamente più culturale di un grande romanzo storico come “Il conte di Montecristo”).

Se poi per gli autori stranieri si può ancora comprendere l’esclusione dai testi, invece l’assenza di qualsiasi accenno (foss’anche mezzo paragrafo) ad autori italiani come Emilio Salgari trovo difficile giustificarla, se non come causata da un pregiudizio nei confronti del genere.

Concludo riassumendo quello che riterrei sensato fare:

  1. Ridurre la lettura obbligatoria a casa di alcune delle opere che si studiano in classe e, possibilmente, riservarla agli ultimi due anni di scuola, sperando che la maturazione degli studenti li porti a una comprensione maggiore.
  2. Menzionare nel programma le letterature di genere, accennando per ogni genere alle principali forme e ai principali autori storici.
  3. Affidare agli studenti la lettura a casa di questi autori, piuttosto che di autori di difficile interpretazione e immedesimazione come Verga o Svevo, in modo da facilitare l’approccio alla lettura come stimolo intellettuale.

Vedi mai che gli studenti, una volta terminato di leggere un romanzo di Salgari, decidano che vogliono leggere il seguito: perché allo stato attuale delle cose, non è poi troppo sorprendente che, terminata la lettura di D’Annunzio, si rifugino nella spazzatura di Federico Moccia.

Luca Romano

@twitTagli

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