Photogallery: graffiti torinesi di metà anni 2000

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Tra le infinite gioie della vita universitaria (se studi Lettere a Palazzo Nuovo e non sei uno studente-lavoratore) prima, e dei primi, rilassati mesi di lavoro poi, c’è la sovrabbondanza di tempo libero.

Una sovrabbondanza che ti permette di coltivare le passioni più diverse, comprese quelle più minuscole.

Ispirato dalla lettura settimanale di “Duri & Muri” (rubrica che Giuseppe Culicchia pubblicava all’epoca su Torino Sette il venerdì, e di cui alcune puntate possono essere lette sul blog dell’autore), presi l’abitudine di fare caso, durante le mie bighellonate per la città, ai graffiti che ne ornavano i muri, e a fotografarli con il mio Nokia rudimentale.

Scrivevo quindi, come Andrea Donna o con uno pseudonimo, a Culicchia, proponendo interpretazioni goliardiche delle scritte fotografate, o chiedendo di dare ai lettori le sue, sempre brillanti, spiegazioni. Frugando nel mio archivio sono riuscito a trovare le varie e-mail inviate a Culicchia, tutte pubblicate dall’autore-giornalista, che ogni volta estraeva dal cilindro una risposta brillante.

A seguire, ecco le mie missive e una gallery dei graffiti da me fotografati, alcuni dei quali soggetto delle missive a Culicchia.

Domenica 11 luglio 2004

Egregio Sig. Culicchia, vorrei sottoporre alla sua competente attenzione un graffito il cui senso non sono stato in grado di decifrare:

L’alfabeto fa piangere se stesso firmato: Bantufl 

Il Duro che l’ha vergato, sconosciuto e probabilmente notturno, ma, per una volta, non anonimo – si firma infatti Bantufl -, parrebbe attribuire all’alfabeto tendenze masochistiche, nonché il possesso di organi necessari al pianto – occhi o simili – e di tutte le facoltà psichiche ed intellettive ad esso pianto connesse: come di tutto questo possa disporre l’alfabeto, tuttavia, non riesco davvero ad immaginare, né riesco a figurarmi quali possano essere le cause della malinconia dell’alfabeto medesimo.Mi affido pertanto a lei, per avere un’interpretazione dell’arcano. Con l’occasione, la saluto cordialmente. Il Filologo di Suburbia. P.s.: per rigore e scrupolo scientifico, le segnalo che il reperto decora, vergato in una vezzosa vernice color lilla, il tratto di Muro corrispondente al numero civico 84 di Corso Galileo Ferraris, quasi all’angolo con Corso Vittorio Emanuele II.

Venerdì 17 settembre 2004

Egregio Sig. Culicchia, in corrispondenza del numero 1 bis / f di via Valperga Caluso, vergato, in minuto stampatello nero, a quasi due metri dal uolo, campeggia il seguente graffito:

UN NANO QUI NON CI ARRIVA

Ora, mi pare che l’anonimo e forse notturno autore abbia peccato d’inesattezza: infatti, qualsiasi nano che si provvedesse di strumento adatto – per esempio una scala – o che si issasse sulle spalle di un altro individuo – magari, di un gigante – potrebbe tranquillamente sfiorare, raggiungere, ed anche superare il punto in questione. 

Immagino quindi che quel Duro sia stato interrotto da qualche… “agente” esterno, e che abbia abbandonato la sua opera. 

A riguardo, qual è la sua teoria? Cordialità, Il Filologo di Suburbia

Lunedì 22 novembre 2004

Egregio Sig. Culicchia, le segnalo ancora un graffito di argomento… “nanesco”:

I NANI REGNANO OVUNQUE

Il reperto, vergato a pennarello nero all’altezza del numero 3 b di Via Porte Palatine, parrebbe in effetti un invito alla rassegnazione politica: vale a dire, se i nani regnano ovunque, è inutile che cerchiamo di sbarazzarci del Puffo di Arcore. 

Ma se un domani dovessimo mai scoprire che né Bush né Putin né la regina d’Inghilterra camminano sui trampoli? 

Omaggi & Simpatia, Il Filologo di Suburbia

Lunedì 24 gennaio 2005

Egregio Sig. Culicchia, le scriviamo, è il caso di dirlo, a sei mani, per sottoporre alla Sua attenzione una serie di graffiti da noi rilevati, raccolti e commentati ad uso della Posterità: 

1. “CAZZO NON HO IL LIBRO DELLE VACANZE”.

Via Issiglio 34.

Vergato a pennarello nero in minuta grafia, da autore che immaginiamo adolescente o comunque scolaro, il graffito pare suonare come grido di dolore, paura o rimpianto. Fatto strano, in verità: giacché, il non possedere il libro dei compiti estivi, è se non altro un’ottima ragione per non farli, e dunque piuttosto motivo di gioia che di sconforto.

2. “?”.

Via Monginevro angolo Corso Trapani, sul muro che circonda un noto supermercato. 

3. “CAGON DE MIERDA”.

Via Madama Cristina angolo Corso Marconi. 

Il graffito appartiene di diritto alla categoria “tautologie”. Il fatto che uno sia “cagon”, infatti, presuppone automaticamente che lo sia “de mierda”. Esistono comunque altre tipologie di “cagones”: i “cagones” o “cagadores” “de colleones”, noiosi e molesti; i “cagones de milagros”, letteralemte “cagamiracoli”, sempre scontenti; ed i “cagones” o “cagadores” “de moneda”, tra tutti, i più ricchi e fortunati.

4. “I BEBÈ”.

Via Tripoli 35.

Boh?!?

5. “FIORINCOLTI”.

Via Monte Rosa angolo Corso Novara.

Triplice risparmio messo a segno dal Duro autore del graffito: risparmio di una “i” rispetto alla lezione “fiori incolti”; risparmio di uno spazio tra i due termini, sempre in paragone alla lezione di cui sopra; risparmio di tempo e, dunque, diminuzione delle possibilità di venir “pinzato” da qualche birro di ronda nel momento della stesura. Rischio pur sempre esistente giacché, purtroppo o per fortuna, l’Arte di imbrattare è tuttora tenuta per illegale.

6. “LA FINE DEL MONDO”.

Corso Racconigi 10.

Vergato in stampatello a caratteri piuttosto grandi, e ripetuto a breve distanza, il graffito parrebbe voler indicare il punto esatto in cui finisce il nostro pianeta. Ora, dal momento che il nostro globo è quasi sferico – per l’esattezza, la sua forma è quella di un geoide – qualsiasi punto della sua superficie può essere a ragione ed indifferentemente considerato punto d’inizio o di fine del geoide medesimo. Il graffito è pertanto da considerarsi inesatto o, quanto meno, decisamente incompleto.

Ringraziamo per l’attenzione e a sei mani deferentemente salutiamo.  Cordialmente, Andrea Donna, il Filologo di Suburbia e l’Esegeta di Durazzo.

Andrea Donna
@AndreaDonna

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