Perchè criticare e “giudicare malissimo qualunque cosa” convenga. Sempre

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Nell’ultima settimana ho seguito molto attentamente il fenomeno dell’icebucketchallenge. Non solo perchè mi interessano particolarmente tutte le campagne a fine di bene e coinvolgenti, ma anche perchè attorno a tale evento si erano annidati fiumi di critiche, rosicate, gufate, e spesso anche molte baggianate, che rendevano il tutto assai divertente.

Mi fece molto ridere ad esempio il titolone in prima pagina de Il Fatto Quotidiano (che di critiche, rosicate, gufate, e bagianate se ne intende): l’ineffabile giornale di Padellaro il 23 agosto denominava le “secchiate di acqua ghiacciata” come “pagliacciata” (naturalmente il giorno dopo che l’aveva fatto Renzi).
Sottolineava poi che le donazioni erano arrivate a solo 33mila euro, mentre in america (dove queste cose funzionano!!1!) erano già a milioni e milioni di euro.

Invece no: già il giorno dopo le donazioni all’Aisla si attestavano a quota superiore a 130.000 euro, e il 27 agosto si andava oltre gli 800.000mila (i bonifici sono stati contati successivamente, naturalmente, a differenza delle donazioni online rendicontabili in tempo reale).
Ma il Fatto Quotidiano, quelli di sinistra-sinistra, i grillini, e tutte le truppe cammellate ostili a “questa cavolata”, hanno vinto.

Hanno vinto perchè non importa che la campagna sia andata a buon fine (a differenza di quello che dicevano). Anzi: a dirla tutta la campagna è andata a buon fine proprio perchè loro l’hanno criticata (criticata in quanto sciocca; oppure “perchè c’è qualcosa sotto”, tipo le lobby delle banche che con i bonifici ci guadagnerebbero; per non parlare delle classiche “lobby delle case farmaceutiche” che da anni “lucrano sugli esperimenti sugli animali”). 

Ma hanno vinto per un altro motivo. Su una pagina Facebook satirica (Trolling Politika) è stato pubblicato un interessante schemino che spiega perchè “lamentarsi convenga”. E perchè chi si lamenta vinca sempre. 
Riassumendolo in poche parole, davanti ad un’iniziativa benefica (ma può essere qualunque cosa, anche un’iniziativa governativa, per esempio) una persona può decidere di

  • criticarla
  • non giudicarla
  • giudicarla positivamente.

Se la giudichi positivamente ti ti esponi a un rischio: se fallisce, ci fai brutta figura; se non fallisce, puoi farci bella figura oppure puoi essere pure te uno “del sistema” che ha avvalorato sto evento “sporco e misterioso”.
Se poi non la giudichi non succede niente, qualunque sia il risultato.
Se invece la giudichi negativamente avviene come per l’icebucketchallange, e le possibilità sono due:

  • fallisce? “IO L’AVEVO DETTO, VI AVEVO AVVERTITO, VERGOGNA”
  • non fallisce? “SE NON MI LAMENTAVO IO LORO CONTINUAVANO A SBAGLIARE E A FARE LE LORO PORCATE”.

Insomma: in caso di fallimento si diventa “quello che aveva capito tutto”; in caso di buona riuscita dell’evento si diventa “il custode della morale”. Dunque lamentiamoci, parliamo malissimo di qualunque cosa!
Anche noi deficienti (per dirla alla Cacciari) possiamo capire benissimo quanto convenga farlo.

Commerciale
@mirkoboschetti

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