Oltre la boutade: cosa vuole ottenere Silvio

“Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”

Silvio Berlusconi

 silvio berlusconi shut up

A parte la follia della frase che si commenta da sola, cosa spinge un leader di un partito appartenente al PPE di affermare, oggi, una cosa del genere, per di più ad un mese dalle elezioni politiche?

Io ritengo (anzi, spero) che Berlusconi non credesse davvero a quello che ha affermato: la vedo più come una mossa politica, per recuperare quel gap che lo separa da “Italia Bene Comune”. Un gap che, stando agli ultimi sondaggi (la nuova media Tagli la pubblichiamo domani) oscilla tra i 7-8 punti percentuali.

Berlusconi parte probabilmente da una considerazione molto giusta (da grande comunicatore e grande stratega quale è: gli si può dire di tutto, ma questo bisogna riconoscerlo), ovvero: “Se alle scorse elezioni il mio partito aveva preso il 37.38% dei voti e il PD ne aveva presi il 33%; se ora i sondaggi mi danno il PD al 30% e il mio partito al 18%, non è certo l’elettorato ‘moderato’ che sto perdendo”. Tradotto: il PDL non sta avendo un travaso di voti da destra a sinistra. Ma sta avendo un travaso imponente di voti dal PDL a qualcun altro.

La risposta del qualcun altro l’ho trovata in questo sito, che mostra un dato interessantissimo. C’è una quasi perfetta correlazione tra PDL e M5S: quando uno sale, l’altro scende. Quando c’è stata l’emorragia di voti del PDL a giovarne era stato Grillo – che era arrivato al 20%; dopo il confronto con Santoro il PDL ha invertito il trend, proprio alle spese dell’altro comico.

I voti che perde non sono quelli di Forza Italia, ma sono quelli di AN e della Lega, un elettorato di destra che mal digerisce l’eccessivo garantismo del premier. Un elettorato che si radica nel vecchio MSI e nella Lega pura e dura delle origini.

Ed ecco allora spiegata anche l’apertura di Beppe Grillo ai militanti di Casa Pound di qualche settimana fa. Ed ecco anche spiegato il cavallo di battaglia di Beppe Grillo: “Senza di me i nazisti in parlamento”. Infatti, probabilmente, quella fetta di elettorato che voterà Grillo alle prossime elezioni avrebbe votato molto più a destra del PdL (Forza Nuova in testa, che alcuni sondaggi prima del boom di Grillo accreditavano al 4% in crescita, adesso alcuni la danno al 2%): una volta che il progetto di Grillo fallirà – e gli scricchiolii si sono già avvertiti con Pizzarotti a Parma, che si sta confermando incapace di risolvere i problemi della città – potrebbe restare un vuoto. Un vuoto colmabile da uno dei partitini che affollano la destra radicale.

E proprio questi voti di “estrema destra” sono quelli che potrebbero effettivamente decidere le politiche di quest’anno. La boutade di oggi è l’ultima, disperata mossa del Cavaliere (dopo l’incredibile confronto con Santoro e dopo l’inserimento della pasionaria nera più famosa d’Italia, Alessandra Mussolini,  al terzo posto nelle liste campane): essa potrebbe effettivamente ridurre un gap che fino a qualche tempo fa sembrava davvero incolmabile.

Alessandro Sabatino

@twitTagli

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