Non puoi farci nulla: la depressione racconta il suo essere malattia

hopeless-prayerQuando racconti in giro di soffrire di depressione, spesso la gente ti risponde che col tempo andrà meglio, che non può piovere per sempre. Forse no; ma può piovere abbastanza per provocare alluvioni, frane, per toglierti il buonumore. Può piovere abbastanza da toglierti la speranza che possa mai smettere. Può piovere abbastanza da far sì che quando smetterà, ormai del bel tempo non ti importerà più nulla.

Molti pensano di essere depressi perché sono tristi, ma sbagliano. Molti pensano di essere depressi perché non ce la fanno più ad andare avanti così, ma sbagliano. La depressione non è essere tristi, è essere disperati: disperazione e dolore non sono sinonimi, sono opposti. Il dolore è sofferenza, è una sensazione forte, è “patire” nel senso greco del termine. La disperazione è assenza di sensazioni, è indifferenza, è atarassia.

Se pensi di non farcela più ad andare avanti così, sorridi: vuol dire che vuoi uscirne o, per lo meno, che concepisci un qualcosa di differente dal tuo stato psicologico. Se sei disperato sai che andrai avanti così semplicemente perché non c’è alternativa possibile. Sei triste, ti chiudi in casa, e odi te stesso? Non soffri di depressione: stai solo passando un momento no; quando sei depresso esci con gli amici, scherzi e ti diverti in allegria, e ridi, ridi in continuazione. Ma non sorridi mai.

La depressione è svegliarsi ogni mattina con l’unico scopo di distrarre la mente dalla tua esistenza, di non pensare al fatto che al mondo si può essere felici: dimenticatelo, per te questa possibilità non esiste. Studia, gioca, guarda un film, parla di politica su Facebook, ma assolutamente non pensare alla tua vita.

magritteQualche volta capita un incidente: la felicità si manifesta di fronte a te in maniera imprevedibile. Basta un sogno, una data, un’immagine, una coppia di ragazzi che si amano e si scambiano un bacio alla fermata del tram: in un attimo, per un attimo, sei vittima dei tuoi ricordi, e sai di essere stato felice anche tu, tanto tempo fa. Allora guardi la tua esistenza attuale e ti assale il dubbio di essere ancora vivo: dopotutto, alle persone cerebralmente morte staccano la spina, perché non possono staccarla anche a te, se la tua anima è in coma irreversibile?

Ti agiti nelle sabbie mobili della tua solitudine, chiedendoti se si può chiamare vita, la tua. È in quei momenti che ti tagli: il dolore e il sangue servono a risponderti che sì, sei ancora vivo. Non che la cosa ti faccia piacere, ma almeno ti sei tolto il dubbio. Essere disperati vuol dire aver abbandonato anche i tentativi di suicidio, e comportarsi in modo cinico e spavaldo: una volta avevi paura di morire, poi hai attraversato la fase in cui volevi morire. Chissà, magari ci hai anche provato. Ora ti sorprendi a sperare ogni tanto in un automobilista ubriaco, ma la cosa in realtà ti è abbastanza indifferente: tu sei già morto dentro. Oh beh, ogni tanto al suicidio ci pensi, ma non per sfuggire ad una lancinante sofferenza: semplicemente per noia.

Niente rabbia o tristezza. Rabbia e Tristezza sono due nemiche, due creature crudeli che ti rovinano l’umore e ti tolgono la gioia di vivere. Ogni volta che ci si ha a che fare, si cerca di combatterle, di cacciarle via, perché quando scompaiono loro tornano la tranquillità e il buon umore. Pensaci: nessuno vuole rimanere  triste o arrabbiato, a nessuno piace. La disperazione non si combatte. Non esiste possibilità di vittoria contro la disperazione.

Se pensi di poterne uscire, vuol dire che stai già sperando di farlo, e quindi in fondo eri solo pessimista, non depresso. Se pensi di volerne uscire, vuol dire che stavi male con te stesso in quello stato, ma allora non si trattava di disperazione. Se sei disperato non soffri: tutto sommato stai bene. Certo, pensi che non starai mai meglio di così, ma hey, amico: sei depresso, non puoi farci nulla. Capisci adesso? È questo il segreto.

Non puoi farci nulla, quindi non puoi cambiare le cose in alcun modo. Non ci provare nemmeno, non c’è via d’uscita… sii grato della tua visione oggettiva della realtà, che ti evita sforzi inutili, e abbraccia la tua disperazione. È la tua amica, che ti conforta e ti sostiene; è la tua certezza, il tuo riferimento costante… il fiume della tua vita va in quella direzione: asseconda la corrente, abbandonati a lei.

apathy E quando la disperazione è diventata una compagna di vita, è una partner gelosa: puoi farne a meno per qualche ora, per qualche giorno, ma tornerà e ti chiederà conto delle speranze che hai provato, facendoti capire che cercare di fare a meno di lei è come gettarsi in mare senza saper nuotare. Dopo pochi metri, zampetti indietro verso la riva, e capisci che il mare è infinito, non c’è una riva opposta: c’è solo la spiaggia che conosci.

La disperazione è una madre, una fidanzata apprensiva: puoi uscire a bere o a giocare con i tuoi amici, ma ti aspetta sveglia a casa, perché il tuo ultimo pensiero prima del sonno tu lo dedicherai sempre e comunque a lei. La depressione è questo: è svegliarsi ogni mattina e guardare il paradiso negli altri, chiedendoti perché respiri, per poi andare a dormire ogni sera senza mai una scintilla di tristezza o di rabbia, che possano farti sentire vivo: completamente perso nella tua apatia.

A.C.

@twitTagli

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