Molestie a Colonia: difendere il consenso sociale non è razzismo

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Fortunatamente la notizia dei tumulti a Colonia avvenuti nella notte di San Silvestro ha scalato le prime pagine dei nostri quotidiani nazionali, assumendo il rilievo che merita. Ieri mattina non era così, e bisognava scorrere un po’ di notizie (non tutte esiziali, va detto) per trovare i primi contributi.
È un fatto grave, inedito, che provoca non poche difficoltà nel momento in cui l’opinione pubblica è chiamata a polarizzarsi: la polarizzazione, i più attenti se ne sono accorti, è un fenomeno manicheo in virtù del quale le opinioni su qualsiasi avvenimento si radicalizzano. In breve tempo si creano varie fazioni cui si aderisce, cercando di soddisfare direttamente le proprie idee politico-sociali e indirettamente il proprio personaggio (come vogliamo essere giudicati e quindi accettati e quindi amati in base a quello che sosteniamo).

In questo caso la polarizzazione, se si evitano le posizioni becere à la Libero (il famigerato, inqualificabile “Bastardi Islamici”), è complicata: per quanto si cerchi di minimizzare e distogliere l’attenzione, gli eventi di Colonia coinvolgono l’immigrazione e il nostro modo di affrontare il problema; dall’altra parte, i fatti riguardano un altro centro di polarizzazione dell’opinione pubblica, e segnatamente una categoria di solito attenzionata con lo stesso vigore e con la stessa intensità (intellettuale ed emotiva) dalle stesse persone: la violenza nei confronti del genere femminile.
Se assolvi gli stranieri in quanto tali, sarai additato come “uomo che odia le donne”; se concentri la tua condanna sugli autori, evidenziando le peculiarità sociali della notizia (“sono in gran parte arabi”, o almeno così si sta delineando la versione più aggiornata), sarai additato come un trinariciuto nazionalista.
La terza via (c’è sempre una terza via) è fatta di negazionismo: ma và, è tutta una montatura per dare addosso agli stranieri.

I FATTI
A quanto sappiamo fino ad oggi, la civile convivenza del veglione di Capodanno a Colonia – una delle principali città della Germania – è stata profondamente minata da una serie di disordini scoppiati nel pieno centro della città, il piazzale della Stazione Centrale (Hauptbanhof, in tedesco).
Come accade in molte città tedesche, trovatesi a dover ricostruire tutto – linee ferrate incluse – dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, la Stazione Centrale di Colonia si trova effettivamente nel pieno centro cittadino: in linea d’aria dista nemmeno una cinquantina di metri dal maestoso duomo gotico in pietra scura, davanti al quale si apre una piazza di considerevoli dimensioni.

Nella sera di Capodanno la folla è trascesa in una serie di intemperanze culminate in un primo lancio di petardi e fuochi artificiali ad altezza uomo, anche contro le poche volanti della polizia presenti per le ordinarie funzioni di sicurezza pubblica.
Il diradarsi della folla ha consentito ai testimoni di individuare un gruppo di “circa un migliaio” (cifra smentita dal capo della polizia di Colonia) di uomini in stato di agitazione.
Le fonti riportate dai principali quotidiani italiani concordano nell’identificare una nutrita presenza di stranieri di provenienza araba e/o maghrebina (qui i resoconti non sono precisi) che hanno iniziato a prendere di mira le donne presenti in piazza. Con notevole abilità di movimento, questo gruppo di uomini non è rimasto compatto, ma si è suddiviso in piccoli branchi molto difficili da individuare e da contrastare, sia per le persone comuni che per le (insufficienti) forze dell’ordine. Nella serata di ieri il TG La7 ha riportato che tutti gli assalitori erano stranieri, mentre oggi il Corriere parla di 18 rifugiati tra i 31 arrestati (il che non esclude che gli altri 13 siano comunque stranieri).

L’azione di questi uomini si è concretizzata in diffuse e pesanti molestie sessuali nei confronti delle ragazze, in rapine e in almeno uno stupro (secondo Radio 24 e CorSera, due).
La gravità del fatto non è stata immediatamente evidente, se è vero che l’indomani la polizia di Colonia comunicava via Twitter un giudizio positivo sullo svolgimento della precedente nottata (“serata rilassata”).
Da riportare, infine, la supposizione circa l’abuso di alcool da parte degli assalitori: solo un’ipotesi, in effetti, poiché ancora nessuno dei responsabili è stato fermato o arrestato, e dunque non si può sapere se costoro fossero in effetti lucidi o meno.

LE INTERPRETAZIONI
Quanto capitato a Colonia è molto più che una situazione di turbamento dell’ordine pubblico. Tecnicamente, si può parlare di tumulto, di sommossa, di riot. Il dato inedito è doppio:

  • In primo luogo è la caratterizzazione del riot, a sfondo chiaramente sessuale. Una sfumatura inquietante, ripugnante e nuova per l’Europa occidentale del secondo dopoguerra (dico “occidentale” perché nei Balcani si vide di peggio; ma è bene comunque ricordare che si trattava di ben altro contesto).
  • La seconda caratteristica è che questo riot non è stato messo in atto per motivazioni socio-economiche di masse di diseredati residenti e cittadine dello Stato in questione. Non sono i riot di Tottenham o quelli delle Banlieu parigine. E infatti non hanno obiettivi economico-politici-sociali: qui gli obiettivi sono, se mi si passa il termine, “ludici”, e sono stati perseguiti da un gruppo di non-cittadini.

Proprio quest’ultimo punto è determinante, soprattutto se ci si pone una domanda-cardine sulla società: che cos’è che tiene in piedi lo status quo? Che cos’è che garantisce il rispetto dell’ordine costituito, delle leggi, delle convenzioni?
La risposta non è “la polizia”, e non è neppure “la legge” nel senso comunemente inteso: a reggere la nostra società è un consenso diffuso, una implicita condivisione dei valori sociali fondamentali. Tra questi, non uccidere, non cibarsi dei propri simili, non agire per bande: sono comportamenti che automaticamente (se dicessi naturalmente, si andrebbe dritti filati nel giusnaturalismo: una strada rischiosa) riconosciamo come “giusti” e “corretti”.

La piazza di Colonia è inquietante non solo (e non tanto) perché minaccia il pudore delle donne coinvolte (e dunque, astrattamente, di tutte le donne europee): la piazza di Colonia spaventa perché si autopone all’infuori dell’ordinamento, diventa una zona franca che non riconosce il consenso attorno alle norme, e dunque non riconosce le norme, sentendosi autorizzata a comportarsi come più le aggrada.
La stessa Angela Merkel lo ha detto tra le righe: “Il 31 dicembre lo Stato tedesco non aveva più il controllo della zona“.

Se basta una situazione “ludica” (mi riscuso per il termine) per allestire ed improvvisare una zona franca all’interno di una grande città europea, sorgono domande complicate su come intendiamo l’accoglienza e l’immigrazione. Come si gestisce una massa di persone che con molta semplicità rifiuta il consenso e la condivisione delle nostre norme, delle consuetudini sociali più basilari (“Non si importunano le donne“)?
Sono domande che dobbiamo consentirci di proporre, senza lo spauracchio di sentirci intolleranti o razzisti.

Umberto Mangiardi

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POST SCRIPTUM – I commenti autorevoli sono ancora tuttosommato pochi: segnalo per maestosa miopia l’articolo di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, che senza uno straccio di elemento oggettivo (una rivendicazione, un’organizzazione a monte, anche solo una presumibile comunanza di intenti) costruisce un ampolloso teorema sullo stile “Loro (i musulmani) hanno fatto così per intimidire le donne occidentali“.
Un po’ più sensato, invece, il discorso di Lucia Annunziata, che ha il merito di parlare in maniera molto chiara di alcune problematiche reali (“abbiamo bisogno di cominciare una discussione vera su quello che l’immigrazione sta portando nei nostri paesi; sul disagio, e sulle vere e proprie minacce alla nostra incolumità fisica che avvertiamo nelle strade, sui bus, nei quartieri delle nostre città“) tuttavia ha un paio di pecche niente male: una pasdaran della sinistra benpensante può avanzare dubbi sull’immigrazione, ma solo quando può muoversi dietro il paravento della “violenza contro le donne”. Senza contare che la proposta di ammettere vecchi, donne e bambini – lasciando gli immigrati uomini a sbrigarsela da soli è, in tutto e per tutto, sessista.

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