L’utente medio del web e quel suo piacere perverso di avere ragione

SpamUn elemento che ho sempre notato, e che mi ha sempre molto infastidito, delle dinamiche inter-utenti sul web è la diffusione pandemica di una perversione: il piacere di avere ragione, e la ferrea volontà di sfruttare ai massimi livelli tutti i vantaggi che l’avere ragione garantisce.

Mi sono trovato di fronte all’ennesimo caso clinico proprio questa mattina: dalla newsletter di un certo sito di fitness (cui mai mi sono iscritto) sono partiti improvvisamente vari messaggi di spam, indirizzati – credo tramite un indirizzo collettivo – a centinaia di utenti. Tutti costoro hanno ricevuto sulla propria casella di posta un messaggio di spam da quello stesso sito.

La reazione “del branco” è stata quella tipica delle comunità web: tutti non aspettavano altro che un’occasione per potersi arrabbiare, con il pretesto della ragione formale, pubblicamente e istericamente.

E così “tutti” hanno risposto “a tutti” chiedendo di essere cancellati dalla mailing list, con un tripudio di punti esclamativi e decine e decine di messaggi in caratteri cubitali del tenore di “MI RIVOLGO ALLE AUTORITA’!!!“; “ORA BASTA!!!“; “QUESTA È VIOLAZIONE DELLA PRIVACY!!!“; “VI DENUNCIO TUTTI (tutti chi?)!!!“; e, addirittura, “ORA CHIAMO LA POLIZZIA (sic.)!!!“.

Polizzia

A quest’ultimo messaggio ho risposto anch’io, ironizzando e chiedendo di essere cancellato dalla mailing. Istintivamente e scioccamente, ho premuto – come gli altri – “rispondi a tutti”. Un utente intelligente mi ha scritto, a quel punto, in privato. Riporto qui la nostra conversazione.

Primo messaggio:

“Buongiorno, non sono il mittente originario di questa newsletter, ma una delle persone che al pari di lei è stato iscritto a prorpia insaputa. Era proprio il caso di fare un reply all a tutti gli indirizzi? Si lamenta per lo spam ed è il primo a incrementarlo? Forse un po’ di buon senso farebbe bene prima di premere invio. Saluti, firma”.

Mia risposta:

“Sì, lei ha proprio ragione. Il ‘rispondi a tutti’ stata un’azione istintiva, non pensata (il buon senso non c’entra: c’entra piuttosto la mia scarsa attenzione). Anzi, mi stavo proprio divertendo a vedere come, su internet, la maggior parte delle persone non aspetti altro che il pretesto di arrabbiarsi con ragione. Scrivendo scemenze del tipo ‘la denuncio’, ‘lei invade la mia privacy’ et similia. Per curiosità: ha scritto lo stesso messaggio a tutti gli altri? Saluti, A”.

Sua replica:

“Si, ovviamente rispondendo solo al mittente e non in CC. Tra le cose che faccio per professione c’è anche quella di gestire una newsletter con 150.000 iscritti; conosco ‘vagamente’ queste dinamiche. La cosa da fare era andare sul sito web e cercare il form per la cancellazione. Il form non è presente, ma c’è un numero di telefono. Ho chiamato e mi hanno detto di essere sotto attacco da hacker, cosa che del resto avevo immaginato subito. Quello che non hanno sul sito, e l’ho fatto presente, è un form via web per la cancellazione dalla newsletter e che per normativa sulla privacy ci deve essere”.

Mio ultimo messaggio:

“In pratica, invece di mandare una mail a 100 utenti per lamentarsi dello spam, lei ha mandato 100 mail a 100 utenti per lamentarsi dello spam. (Scherzo ovviamente, e grazie della spiegazione puntuale e professionale). C’è uno che ha addirittura scritto ‘quell’incompetente bla bla‘. Pensare che il nostro interlocutore sia ‘incompetente’ è più facile, istintivo e gratificante che immaginare che sia vittima di qualche problema (hacker, in questo caso). Credo che su questa vicenda scriverò un post sul sito che gestisco. A”.

Il post è quello che avete appena letto. A voi i commenti.

Andrea Donna
@AndreaDonna

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