“Locker Room Talk”, ovvero la normalizzazione della molestia sessuale

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Venerdì 7 ottobre, il Washington Post ha pubblicato la registrazione di una conversazione privata tra Donald Trump e un giornalista televisivo risalante ad alcuni anni fa, nella quale il candidato repubblicano (che non si era accorto dei microfoni accesi) si lasciò scappare frasi imbarazzanti. 
Questa doverosa premessa è per i pochi marziani che non ne avevano ancora avuto notizia prima di adesso; detto ciò, in questo articolo io non sto per parlare di Trump. Ci sono editorialisti e giornalisti americani che lo fanno in tv dalla mattina alla sera e sono anche molto divertenti da guardare, quindi non vedo perché un torinese cresciuto a Giaveno dovrebbe cominciare a impicciarsi della Casa Bianca. Un torinese cresciuto a Giaveno ha vissuto direttamente 15 anni abbondanti di berlusconismo, e ascoltare quelle frasi di Trump gli fa quasi tenerezza. 

Donald Trump è un dilettante: il mio ex-presidente non si faceva di questi problemi, certe cose era pronto a dirle in pubblico

Come dicevo, non sto per parlare di Trump, bensì delle tattiche di difesa di Trump di fronte all’assalto di stampa e opinione pubblica in questi giorni. C’è un eufemismo, un modo di dire che continua a uscire dalla sua bocca grottesca: “locker room talk”, discorsi da spogliatoio. 

Ora, io non ho una gigantesca esperienza in fatto di spogliatoio: di sicuro ho passato più di qualche momento imbarazzante nello spogliatoio della palestra del quartiere, dove di solito cerco di spogliarmi, lavarmi e cambiarmi abbastanza in fretta da non avvertire troppo quel palese senso di inferiorità di fronte a chi esibisce il proprio fisico da Dwayne Johnson di Vanchiglia Nord. 
Sicuramente la mia esperienza personale non conta come dato statistico, ma resta il fatto che non mi è capitato così spesso di avere voglia di esprimermi, o sentire altri esprimersi, in termini simili a quelli ormai celebri di Donald Trump e dei suoi “grab her by the pussy”.

Il punto non è tanto l’inevitabile difesa “di facciata” della campagna elettorale di Trump, che tenta di far passare come normale, innocuo e inoffensivo un modo di esprimersi assolutamente deplorevole. Piuttosto, è significativo riflettere sulle sue implicazioni nella società e nella convivenza civile e su come percepiamo i rapporti di genere e le diffuse molestie sessuali, anche solo verbali, nella vita di tutti i giorni. 
Perché ne facciamo una questione di Stato? Sono solo “discorsi di spogliatoio”!

Il messaggio dei difensori d’ufficio di Trump è chiaro: questo modo di esprimersi è perfettamente normale e tipicamente maschile. Parlare di donne in questi termini è accettabile oltre che diffuso, basta che le donne in questione non siano presenti per ascoltare. Sono “cose tra maschi”, dirette ad altri maschi che certamente non potranno offendersi per una o due frasi inappropriate. È così che parlano i “veri uomini”, quelli duri e puri, genuini e diretti. Il fatto che l’opinione pubblica americana al momento sia indignata deriva solo dal fatto che la conversazione è “uscita dalla privacy dello spogliatoio”. Nessuno dovrebbe prenderla troppo seriamente; d’altra parte, tutti i maschi parlano di donne in questo modo. Giusto?
Giusto?

Ecco: più o meno

Il costante ritornello del “sono cose tra uomini” ha lo scopo di ridurre e ammorbidire l’impatto di ciò che è stato detto. Trasforma la descrizione dettagliata di un’aggressione sessuale in una ragazzata simpatica e innocente, che dovrebbe essere liquidata come espressione naturale di una tendenza tipicamente maschile e pertanto giustificata e assolta.
Allontana i “maschi” in questione da ogni responsabilità verso le loro azioni e le loro affermazioni: in fondo, non è colpa loro se non si sanno contenere. Facendo questo, si trasmette la convinzione che “ce lo dobbiamo aspettare” da parte dei maschi, che in fondo è semplicemente ciò che siamo e ciò che siamo portati a fare per natura. È un comportamento naturale e quasi desiderabile da parte di un uomo. 

A me dispiace fossilizzarmi eccessivamente sull’episodio che riguarda Donald Trump: è abbastanza palese che il Washington Post tenesse la registrazione compromettente nel cassetto, pronta a rilasciarla al pubblico qualora fosse più conveniente o giornalisticamente sensato farlo.
Come ho già scritto in tutte le salse, il punto non è Donald Trump: siamo italiani e abbiamo in casa un “super Donald Trump” la cui devastante ricaduta ideologica e culturale ci tormenta da anni e ci continuerà a tormentare anni dopo la Sua (S di Silvio) morte. Abbiamo in casa un modello vivente che perpetra e prolunga la convinzione che è legittimo e sacrosanto trattare le donne come oggetti. 
Ciò che più di tutto mi addolora e destabilizza è sapere che, finché simili atteggiamenti saranno considerati “innocenti”, sarà sempre più difficile fare sentire una donna “al sicuro”, e pertanto permettere a una donna di entrare nello stato mentale in cui è accettabile che ci si provi con lei. 

Le donne, nel 2016, non sono diventate più stronze perché il femminismo le ha traviate e corrotte. Sono diventate più stronze perché hanno paura a interagire con un essere umano di sesso maschile. Possiedono un sacrosanto e giustificato “senso di ragno”, pronto a scattare a ogni potenziale pericolo. Lo stato delle cose è questo per colpa di ogni spogliatoio, reale, immaginario o presunto tale, dove due o più uomini conversano in maniera innocente in materia di molestia sessuale. 

Non è un segreto che ai maschi piaccia parlare di cazzate. Non è neanche un segreto che venga usato un gergo inappropriato, ma vi svelo un segreto tanto oscuro e arcano quanto quello di Pulcinella: piace agli uomini tanto quanto alle donne. I “discorsi da spogliatoio” degli spogliatoi femminili sono tanto politicamente scorretti, intimi, volgari e divertenti quanto quelli degli spogliatoi maschili. E un uomo, un vero uomo, non deve mai nascondersi dietro il fascino della propria presunta “scorrettezza maschile”, perché è probabile che la donna di fronte a te sia molto più sboccata e serenamente “trasgressiva” di quanto tu ti sogneresti di essere con i tuoi amici. 

Il punto non è sentirsi legittimati a chiacchierare e sparare cazzate tra amici; il punto è arrivare a “normalizzare la molestia” in nome del diritto ad avere una conversazione. 

Quando liquidiamo i discorsi di Trump come “roba tra uomini”, spediamo un messaggio molto chiaro alle donne che ci circondano: voi non siete al sicuro attorno a noi. La drammatica realtà dei fatti è che praticamente ogni donna che conosciamo ha avuto qualche forma di esperienza diretta con la molestia sessuale, che sia stata verbale, fisica, tentata, accennata, suggerita, completata.
Quando si liquida una molestia verbale, urlata dall’altra parte della strada, come semplice “apprezzamento” o come questione di poco conto, si perpetra una cultura generalizzata di cui ogni donna prenderà automaticamente nota. Ogni comportamento spedisce inevitabilmente un messaggio, e questo messaggio continua a essere “non sei al sicuro”. 

D’accordo, tutto questo potrà sembrare eccessivo. A volte il clamore sembra eccessivo anche a me, in particolare quando si tratta di riconoscere un dato di fatto tanto palese quanto quello che Donald Trump è una colossale testa di vitello. Ognuno di noi è autorizzato a liquidare l’argomento come “discorso da spogliatoio”, come se il commissario tecnico della nazionale si preoccupasse di ogni chiacchiera del bar sport. 
Ma se rifiutiamo di indignarci, se minimizziamo l’impatto delle chiacchiere da spogliatoio, allora non lamentiamoci quando veniamo respinti a priori, in quanto maschi. Non osiamo ribattere se poi subiamo generalizzazioni superficiali e discriminatorie. 

Finché è evidente a tutti che esistono privilegi, è straordinariamente importante esporsi in prima persona: gli stronzi esisteranno sempre, ma il punto è trasformare la definizione, il lessico: una normale, innocente chiacchiera da spogliatoio può diventare il comportamento isolato di un violento; basta che venga immediatamente identificato come tale, e per farlo è sufficiente una voce più convinta e una testimonianza più numerosa, soprattutto da parte dei frequentatori di quello stesso “spogliatoio globale”.

C’è una precisa differenza tra machismo ed “essere uomini”, ed è molto importante che emerga a scapito di tutti i Donald Trump di questo mondo. 

Davide Mela

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