L’Eterno Ragazzo ai tempi di Facebook: Gianni Morandi e il social media management

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Se si vuole imparare come si gestisce una pagina Facebook, chiedete a Gianni Morandi. Un milione e rotti di fan, in mezzo ai quali troverete sicuramente qualcuno dei vostri amici, il più delle volte insospettabili: ma come, pure quella smandrappata di Gisella, tutta mojito e concerti di Brunori SAS?
Sì, anche lei.

Perché questo successo? Insomma, Morandi non è esattamente un autore “sulla breccia”, è confinato nella mitologia delle teche Rai: su 100 iPod raccolti alla rinfusa in qualunque piazza d’Italia, in quanti troveremmo una sua canzone?
Ma il mondo del social è un mondo scollegato dalla realtà, essendo un luogo di immagine. E l’immagine che propone la pagina del cantante bolognese è semplicemente perfetta, curata in ogni dettaglio.

Non è noto se a gestire il profilo ci sia direttamente Gianni (nel qual caso, sarebbe un autentico maestro) o più probabilmente uno staff, e nemmeno se questo ipotetico staff sia a briglie sciolte oppure se si attenga a delle linee guida concertate.
Fatto sta che non sbagliano un colpo: giocano molto sull’aspetto acqua e sapone di Gianni, calcano sui tratti genuini e spontanei dell’ “Eterno Ragazzo” senza mai cadere nel cafonal o nel volgare, adottano un registro spensierato e ingenuo.

Morandi risponde spesso alle decine di migliaia di fan che interagiscono con la sua pagina: in media ogni contenuto riceve tra i 30 e i 35 mila like, con qualcosa come duemila commenti per ciascun elemento.
Le risposte sono sempre brevi, stringate, ma molto cordiali e affettuose. Mai sopra le righe, nemmeno ruffiane: le risposte tipiche che si aspetterebbe una rispettabile e dolce massaia di mezza età. Grandi pacche sulle spalle, grandi abbracci, una parola buona per tutti: nulla di straordinario, solo quello che una volta si chiamava “educazione” – e la parola chiave è “una volta“.
Il tutto genera una quasi surreale bonomia nella gran parte degli utenti: per apprezzare bisogna un po’ affievolire il proprio cinismo, entrare nell’ottica dell’utente-tipo (persone over-45 che hanno pochissima dimestichezza con il concetto di social network e che risultano un po’ spaesate), ma una volta inquadrato il tipo di relazione tutto quadra al millimetro.
Non manca una sensibilità elevata (piacionesca? Scusate, non ce l’ho fatta!) per le categorie particolarmente deboli: anziani, coppie sposate da tempo, persone umili, malati; se invece la discussione degenera, c’è da scommettere che lui non interverrà più. 
Chicca delle chicche, il selfie diventa “autoscatto”: come dargli torto, del resto?

Gli immancabili haters vengono disinnescati con maestria: una fanpage popolare attira fisiologicamente un numero insostenibile di imbecilli o provocatori. Certo, il fatto che raramente questo genere di utenti corra il rischio di vincere un premio Nobel è un bell’aiuto per gli admin, ma la quantità di fastidi che la massa può creare è difficilmente immaginabile per chi non ha familiarità col mezzo.
Perfino la triviale, offensiva e irriferibile leggenda metropolitana viene arginata con precisione: con un traffico del genere, non avere nessun commento disgustoso e maleducato è un traguardo di tutto rispetto. Va da sé che guadagnarsi il ban su una pagina del genere deve essere piuttosto facile, ma dura lex sed lex. È giusto così.

La dolcezza, la semplicità, la ricercata mancanza di orpelli di questa fanpage sono una miscela (non un cocktail: ci adeguiamo al registro linguistico) perfetta per promuovere un personaggio, e dunque un prodotto.
Le tecniche di marketing leggere e familiari possono riscuotere un grandioso successo. Ricordatevene quando sarete oggetto (eh sì) del prossimo pubblicitario ringhioso.

Mauro Loewenthal
@twitTagli

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