“Lei” non parla di intelligenza artificiale

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Come il nostro Commerciale ho visto “Lei”, il film di Spike Jonze vincitore del premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale e con protagonista un bravissimo Joaquin Phoenix.
Personalmente non sono per niente convinto che sia un film sulle intelligenze artificiali o su come diventerà la società del futuro. Credo – forse più banalmente – che sia un film sulle relazioni di coppia. Due sono le possibili interpretazioni, una cinica e una più profonda, se volete più sensibile.

La versione cinica è che, anche se una delle due “parti in causa” è un’intelligenza artificiale, non c’è via di scampo: le relazioni sentimentali (o anche solo amicali) sono foriere di intoppi, compromessi e – in ultima analisi – immani sofferenze.
Se poi, oltre che cinici, vogliamo anche essere maschilisti, potremmo aggiungere che, per quanto artificiale, una donna alla fine è naturalmente portata a romperti le scatole (ma qui lo dico e qui lo nego, prima che il reparto SWAT delle femministe venga a farmi la festa).

La versione più profonda (e credo più vicina a quello che ci vuole dire Jonze) è la seguente: per quanto ci venga messa a disposizione una relazione potenzialmente perfetta, addirittura creata a nostra immagine e somiglianza, se abbiamo dei problemi irrisolti con noi stessi non faremo altro che portare la relazione a schiantarsi contro di essi.
Di fatto, è quello che accade al nostro protagonista con il suo OS di nome Samantha: dopo una breve “luna di miele”, il nostro Theodore ricostruisce con Samantha la stessa dinamica che aveva portato il suo matrimonio al fallimento.

È questo, secondo me, il punto del film, ed il regista credo sia molto chiaro a sottolinearlo: senza fare i conti col proprio vissuto, con le proprie paranoie, con i propri problemi, qualunque nostro rapporto sarà trascinato proprio da noi verso un inevitabile fallimento. Anche se ci venissero date infinite possibilità con infinite persone.
In sostanza, il punto non è il “Lei” ma “il me stesso”. 
E non è un caso se, dopo una martoriante auto analisi indotta dall’abbandono dell’Intelligenza Artificiale della quale si era perdutamente innamorato, Theodore faccia l’unica cosa sensata: invitare la sua amica sul tetto per guardare insieme la nascita di un nuovo giorno.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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