Lego, Guerre stellari e suscettibilità religiosa

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La rivendicazione e la tutela del sentimento religioso toccano e spesso oltrepassano i limiti del prevedibile, ma nella storia che vede protagonisti in questi giorni la Lego e la saga di Star Wars si sfiorano i confini dell’assurdo.
La casa danese produttrice dei mattoncini più famosi del mondo ha messo in commercio una confezione contenente il kit necessario a costruire il palazzo di Jabba the Hutt, uno dei personaggi più malvagi della saga di Guerre Stellari.
Per intenderci, il palazzo è quello che compare all’inizio dell’episodio VI-Il ritorno dello Jedi, nel quale Luke Skywalker si reca per liberare l’amico Han Solo, congelato nella grafite e tenuto prigioniero dal viscido Jabba. 
Il modellino della Lego riproduce il corpo principale del palazzo e una delle torri di avvistamento e include i personaggi principali di quella scena; Jabba The Hutt, il fedele attendente Bib Fortuna, il wookie Chewbacca e Skywalker – tanto per citare i più importanti.

Dove sta il busillis della questione? Un’associazione di musulmani turchi residenti in Austria ha gridato allo scandalo perché, a loro dire, il palazzo di Jabba sarebbe identico alla moschea di Santa Sofia, a Istanbul e la torre di avvistamento sarebbe una copia del minareto della moschea Jami al Kabir di Beirut.
Last but not least, il nome del viscido Jabba ricorderebbe quello di al-Jabbar (ovvero “l’onnipotente”), uno dei 99 nomi con cui nel Corano viene chiamato Allah.
Pesante anche l’accusa mossa da quest’associazione alla multinazionale di Billund: oltraggio ai convincimenti religiosi dei musulmani e incitamento all’odio etnico.

Basta dare una rapida occhiata alle immagini del palazzo di Jabba the Hutt nel film, a quello riprodotto dalla Lego e alle due moschee per rendersi conto che si tratta di una questione di lana caprina.
Non solo bisogna faticare parecchio per individuare anche una pur minima somiglianza fra gli uni e gli altri, ma viene anche da chiedersi perché questa solerte associazione non abbia mosso rimostranze contro la Lucas Film, contro il regista e i produttori di una delle più amate saghe della storia del cinema e della fantascienza. 
La risposta pare ovvia: era molto più facile pretendere che le confezioni di Lego venissero ritirate dal mercato che attaccare un capolavoro indiscusso del cinema con milioni di fans in tutto il mondo e in grado di alimentare un indotto multimilionario di gadget.
Anche perché la forma al palazzo e il nome Jabba non sono una creazione originaria della Lego.

Il nome Jabba – e basterebbe conoscere un po’ la saga o anche solo documentarsi su Internet – deriva molto probabilmente dalla stella che fa parte della costellazione dello Scorpione, Jabbah. La Lego, tuttavia, ha già ritirato dal commercio la confezione incriminata; ma certo non può sfuggire che si tratta di una polemica pretestuosa fondata, anche piuttosto subdolamente, sui simboli per rivendicare una aprioristica superiorità culturale.
Più che un oltraggio alle convinzioni religiose sembra un caso di pareidolia, quella tendenza a intravvedere forme note e familiari in oggetti o immagini naturali o artificiali (è quello che succede quando crediamo di vedere forme di animali o di oggetti nelle nuvole).
Il sospetto è anche quello che spesso si tenda a voler vedere quello che si vuole e non quello che si ha realmente di fronte, trasformando così una bagattella in un caso transnazionale.

A.P.
@twitTagli

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