Le Sentinelle in Piedi e l’autobus tradizionale

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Uno dei tweet più virali di tutto il 2013, scritto da Morgan Freeman, recitava quanto segue: 
I hate the word omophobia. It’s not a phobia, you’re not scared. You are an asshole“.
La traduzione è la seguente: 
Detesto la parola omofobia. Non è una fobia, tu non sei spaventato. Sei una testa di cazzo“.

Morgan Freeman Tweet

In questi giorni sui social network sta montando sempre di più la polemica riguardo alle manifestazioni delle “Sentinelle in piedi” e relative contestazioni. C’è persino qualcuno che ha avuto il coraggio di asserire che è stata negata alle Sentinelle la libertà di espressione: come è noto infatti, libertà di espressione vuol dire “noi manifestiamo e voi anche se siete in disaccordo non dovete esprimervi, perché Dio è con noi e la piazza non è un luogo pubblico”.
Con l’eccezione di Bologna, dove sono scoppiati tafferugli per via della presenza di Forza Nuova a fianco delle Sentinelle (chi si somiglia si piglia, dicono), le contro-manifestazioni sono state pacifiche, ma le Sentinelle nella maggior parte dei casi hanno preferito comunque abbandonare il campo per manifesta inferiorità numerica (e intellettuale).

Il risultato è che adesso giocano a fare le vittime, sostenendo che la loro manifestazione sarebbe stata censurata, e che l’essere additati come omofobi è ingiusto nei loro confronti: loro non ce l’hanno con i gay, manifestano contro il DDL Scalfarotto che, nel tentativo di punire le discriminazione va a ledere la fondamentale libertà di espressione.

Il DDL Scalfarotto stabilisce delle aggravanti per chi commette atti di discriminazione fondati sull’omofobia e la transfobia, o istiga a che vengano commessi. È comprensibile che alle Sentinelle in Piedi questo faccia una paura fottuta, visto che la loro associazione si regge solo su quello, ma disgraziatamente la loro motivazione non sta in piedi: “Se passa questa legge non ci si potrà più esprimere a favore della famiglia tradizionale“.
Faccio un po’ fatica a capire il motivo per cui esprimersi a favore della famiglia tradizionale dovrebbe essere considerato un atto di discriminazione, visto che agire da un punto di vista giuridico ha un significato ben preciso.
Allo stesso modo, non può essere considerato istigazione ad agire, a meno che uno non inizi la frase con “sono a favore della famiglia tradizionale…” e la concluda con “…pertanto i gay non dovrebbero poter lavorare in Italia“.
Quindi no, il DDL Scalfarotto non punisce chi si esprime a favore della “famiglia tradizionale”.

Ma dovrebbe!
Vediamo di chiarirci: se uno dice che vuole farsi una famiglia tradizionale sposando una donna e figliando una prole più numerosa possibile, buon per lui.
Disgraziatamente l’utilizzo dell’espressione “famiglia tradizionale”è un attimino diverso: serve come clamorosa parata di culo nonché per pulire la coscienza laida degli omofobi. “Io non sono omofobo, ma sono per la famiglia tradizionale”.

Eh, certo. Tu non sei omofobo, ma sei convinto che i gay non debbano avere il diritto di: ereditare per il coniuge, assistere il coniuge in ospedale, avere la reversibilità della pensione, crescere dei figli.

È un po’ come se i difensori dell’apartheid se ne fossero usciti con: “Ehi, io non sono razzista, ma penso che i negri non dovrebbero poter salire sui mezzi pubblici: sono per l’autobus tradizionale.”

Non vi piace il termine omofobia? È politicamente scorretto chiamarvi in questo modo? Mi spiace tanto…

 

Cable company meme

 

Non vi sentite omofobi solo perché non siete convinti che i gay vadano sterminati?
Io non penso che gli ebrei debbano essere gasati nei lager, penso che però non debbano avere il diritto di lavorare se non nell’industria pesante. Non sono antisemita, sono per l’ufficio tradizionale.

Funziona? No. Peccato, prossima volta.

“Ma ci sono i bambini! Ommioddio, qualcuno pensi ai bambini. I bambini hanno bisogno di un padre e di una madre!”.
Infatti come è noto se un genitore rimane vedovo i figli gli vengono tolti per darli a una famiglia tradizionale.
Stessa cosa in caso di divorzio, giusto? Peraltro, dati statistici, studi sociologici e psicologici mostrano che i bambini che crescono in una famiglia omogenitoriale non crescono né traumatizzati né gay.
I bambini sono l’ultimo appiglio degli omofobi per tentare di suscitare una reazione disgustata nel loro pubblico, puntando sull’ignoranza dello stesso.

“Ma non è naturale!”

Non sono naturali nemmeno gli occhiali, i vestiti, il poliestere e i cessi, non mi pare ci si faccia su tutti questi problemi. In natura uno come Mario Adinolfi (che sul “non è naturale” vuol fondare pure un giornale), data la sua costituzione non esattamente ginnica, sarebbe lasciato in fondo al branco, come vittima sacrificale per i predatori, per non rallentare gli altri mentre mettono in salvo i cuccioli.
Adinolfi è uno che dovrebbe solo gioire del fatto che la società umana si è evoluta molto oltre la natura.
Tra l’altro, da un punto di vista naturale le coppie sterili hanno le stesse identiche possibilità di generare figli di una coppia gay. Non ricordo i vigilantes de noantri a manifestare contro le adozioni per le coppie sterili.

Riassumo: il matrimonio comporta dei diritti (e ovviamente dei doveri). Negare il matrimonio ai gay vuol dire negare loro tali diritti. 
Essere contro i diritti vuol dire discriminare, la discriminazione contro i gay si chiama omofobia.

 

O, come ha detto Morgan Freeman, essere teste di cazzo.

Luca Romano

@twitTagli

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