Le cinque parole d’ordine della crisi – Luca Murta G. Cardoso

  • Globalness

Avete presente il film “the butterfly effect”? Ecco. Un pipistrello mangiato in Cina (forse), può far morire degli indios in Brasile nel giro di pochi mesi e nel giro di altrettanti pochi mesi, sconfiggeremo il virus, si spera, grazie ad un vaccino scoperto in qualche laboratorio di Israele o di chissà dove.
Nel 1300 la peste, per fare un paragone, ci aveva messo circa 12 anni a passare dalla Cina all’Europa e 20 anni almeno a scomparire.

Anche se a qualcuno non piace la globalizzazione, dalla globalness non si sfugge.

Non si sfugge più dal fatto gli effetti dei battiti di ali di una farfalla si sentano sempre più velocemente e lontanamente.
Ciò non vuol dire che dobbiamo subire supinamente tutto ciò, ma che si debba prendere coscienza di tale fattore e ragionare a livello politico ed individuale con una visione di insieme globale.

Provate a risolvere i problemi i futuri ed attuali di riscaldamento globale, di privacy, di web taxes o di sconvolgimento del mondo del lavoro a causa dell’intelligenza artificiale senza una visione di globalità. Sarà difficile cavare un ragno dal buco.

  • Comunità

L’importanza della comunità e della collettività è venuta fuori in maniera dirompente e la speranza è che possa rimanere a strascico anche nel futuro.
I primi giorni di quarantena ci hanno fatto comprendere come le nostre scelte da individuo fossero fondamentali per il bene di tutti, ma che fossero assolutamente inutili se tutti non avessero fatto lo stesso per il bene della comunità ( a riguardo consiglio la visione del film “il buco”).

Abbiamo creato una società in cui il fine ultimo fosse la realizzazione dell’individuo, dimenticandoci come la felicità e la realizzazione di un individuo passi attraverso la qualità della comunità in cui esso stesso è inserito.

E l’importanza della comunità è ad ogni livello: dai legami affettivi più stretti, a quella Europea dove i singoli non sono individui, ma Stati.

Bisognerebbe sperare quindi in un senso di comunità globale su più livelli che guidi le sfide della globalness. Utopia.

Partendo dai livelli più bassi, fino ad arrivare ai livelli più alti, bisogna quindi avere la forza di “imporre” il proprio senso di comunità.
Una volta ci si imponeva con la guerra, oggi fortunatamente attraverso altri mezzi.

Possiamo secondo voi avere la possibilità di farlo noi come Italia quando gli altri decisori sono un agglomerato di 325milioni di persone e 20trilioni di PIL e l’altro di 1.5 miliardi di persone e 13trilioni di PIL? Io non credo, per cui passo al punto successivo.

  •  Europa

La premessa è che chi scrive è profondamente europeista.

Sulle scelte dei singoli Paesi e, per quanto riguarda noi, su quelle del Premier Conte potremmo discutere all’infinito. La storia, forse, ci risponderà su chi sia sia mosso bene e chi no.
E’ apparso però chiaro come la risposta europea a questa crisi sia stata scoordinata e forse tardiva. Di sicuro non ha scaldato gli animi del popolo.
Non c’è quantitative easing, recovery bond o Von Der Leyen che tenga: l’Unione Europea così com’è intesa al momento è una figura monca in balia dell’egoismo dei singoli Paesi e soprattutto risulta essere senza un sogno che dia animo e vigore alle popolazioni.

Manca all’Europa quello che Yuval Noah Harari chiama “ordine immaginario costituito” ossia un’entità astratta che guidi le persone verso un fine comune.
Senza questo sogno, anche le singole iniziative più generose, appaiono come delle mancette date più per dovere che per piacere.

Ritengo comunque che una comunità europea (e qui della parola comunità vorrei utilizzarne il senso più ampio e possibile) sia sempre di più la miglior risposta al quesito finale del punto precedente.

  •  Brand integrity

Si definisce brand integrity ciò che realmente gli utenti percepiscono di un brand.
Ribaltando la prospettiva, è ciò che le aziende mettono in campo per concretizzare i valori che hanno scritto nella propria mission.

Ritengo che in questo periodo sia diventata particolarmente importante e potrebbe essere uno dei fattori chiave che nel futuro prossimo farà sì che una azienda sopravviva o meno, poichè in questi mesi è cambiata molto la nostra attitudine al consumo e le conseguenze potrebbero durare per un po’.

Innanzitutto in questo periodo abbiamo avuto più tempo per approfondire la storia ed i valori delle aziende da cui compriamo e ci siamo maggiormente affezionati a quelle che abbiamo scoperto avessero uno spirito particolarmente sociale, che avessero particolare cura dei propri dipendenti o che avessero la volontà di essere più vicine possibile al cliente.
O meglio, ci siamo affezionati alle aziende che in poco tempo sono state in grado di attrezzarsi per sostenere ancora di più cause sociali che da sempre sosteneva, che hanno saputo e che sapranno prendersi cura dei propri dipendenti o che sono riuscite a stare vicino ai propri consumatori anche senza contatto fisico.

Chi non si era mai applicato prima nella propria brand integrity, si trova invece ora di fronte una strada quanto mai in salita.

  •  Priorità

Si potrebbe parlare all’infinito su come questo periodo abbia stravolto le nostre priorità: affettive, comportamentali, di acquisto e via dicendo.
Trovo però che ce ne sia una particolarmente esemplificativa in cui siamo stati coinvolti tutti e che dovrebbe servirci da monito per il futuro.


L’agenda politica degli ultimi anni ha battuto in particolare su due argomenti: immigrazione e taglio ai costi della casta e se tali argomentazioni sono state scelte come cavallo di battaglia è perché hanno avuto presa su grossa parte della popolazione.

Ora che stiamo vivendo un’emergenza planetaria e nazionale il tema della presenza di immigrati sul suolo italiano dovrebbe essere quanto mai problematico, mentre invece è totalmente sparito dai radar.
Sparito.
Per quanto invece concerne le discussioni sui costi della politica al fine di tagliare qualche milione di €, ci siamo ora accorti a forza di dirette Facebook che le scale di grandezza su cui si muove uno Stato è a suon di decine di miliardi di €.

Sto dicendo che tagliare qualche rendita di posizione della classe politica sia sbagliato o che non si possano gestire in maniera più efficiente i flussi migratori? Niente affatto. Sto solo dicendo che abbiamo dato immense priorità a tematiche quasi del tutto ininfluenti.

Nel frattempo la Sanità è peggiorata, le nostre aziende non hanno aumentato la produttività rispetto ai concorrenti stranieri, gli italiani che sono costretti ad emigrare sono in costante aumento, la nuova generazione è più povera di quella precedente e così via.

Allo stesso modo in cui abbiamo responsabilità individuali come consumatori consapevoli, ce l’abbiamo come individui elettori che dettano l’agenda politica di chi ci governa.
Acquistare un prodotto con consapevolezza o stimolare una conversazioni su reali priorità del nostro Paese possono sembrarci gocce nell’oceano, ma è l’unico modo per non annegare in delle acque inquinate.

Facciamolo.