L’attacco atomico a CL e una possibile nuova via per il MoVimento 5 Stelle

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Non l’aveva mai fatto nessuno: andare al Meeting di Rimini ed attaccare direttamente e duramente Comunione e Liberazione, il padrone di casa.
C’è riuscito Mattia Fantinati, veneto, deputato del Movimento 5 Stelle, mandando in crisi di identità non tanto i ciellini – irritati e nulla più – quanto il resto degli osservatori: potevamo farlo noi, e invece c’è voluto uno di quelli là.

Fantinati, regolarmente invitato dall’organizzazione, ha dribblato secco il palco dove erano seduti un tot di onorevoli multicolor per accaparrarsi il podio sotto i riflettori. Ha mollato lì i pari grado del PD, dell’NCD, del gruppo misto e chi più ne ha più ne metta – impegnati in una seduta di autocoscienza di quelle che tanto piacciono ai Giussani-Boyz – per imbastire un one man show con il deliberato obiettivo di menare più fendenti possibile.
Quello che ha detto, in realtà, è abbastanza risaputo: in mezzo a soliti richiami ai mantra 5 Stelle e ad un’analisi semplicistica degli ultimi 30 anni di leaderismo italiano (potete trovare l’intero intervento qui), lo stralcio che è rimbalzato su tutte le home dei quotidiani online recita

Essere del MoVimento 5 Stelle significa essere coerente, trasparente, libero ed onesto. Onestà e verità al di là di scelte scomode e compromessi con il potere.
Ed oggi, proprio onestamente sono qui per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere.
La politica deve essere laica, perché deve fare il bene comune, di tutti. Non esiste una politica cristiana, Esiste un cristiano che fa politica. Il Movimento 5 stelle si indigna che si possa strumentalizzare in questo modo tanta brava gente e credenti cattolici.
Negli anni avete generato un potere politico capace di influenzare sanità, scuole private cattoliche, università e appalti. Sempre dalla parte dei potenti, sempre dalla parte di chi comanda. Sempre in nome di Dio
“.

Un attacco del genere, per giunta nella tana del lupo, non si era mai visto; ed è un inedito pure il consenso decisamente trasversale riscosso nella platea (solo telematica?) che in queste ore ha rilanciato i vari video con esternazioni di giubilo.
Al netto della propaganda e dell’atteggiamento tanto di Fantinati che dell’entourage del M5S, che non ha perso l’occasione per un po’ di sano click baiting, emergono alcuni dati su cui è interessante soffermarsi.

A tenere un discorso del genere non è stato un notabile del MoVimento, ma un parlamentare tuttosommato misconosciuto, che solo in un secondo momento è stato prontamente adottato e rilanciato dalla Pravda ufficiale del partito, il Blog di Grillo: un po’ come se la volontà ai piani alti fosse quella di vedere la prima reazione del pubblico per decidere a colpo sicuro se sottoscrivere o meno l’intemerata del deputato.
Questa timidezza, comunque, è poca cosa rispetto a quanto eravamo abituati: Comunione e Liberazione, per quanto fortemente schierata su posizioni (berlusconiane ancor prima che) di centrodestra, è e resta un aggregato di potere straordinariamente influente in tutti i settori della vita pubblica italiana, specialmente del Nord Italia, e di questo tutti hanno imparato a tener conto. Soprattutto gli avversari.

CL è grandemente presente non solo nei ruoli politici di spicco, non solo nella gestione di importanti comparti economici (la sanità su tutto), ma anche nel campo intellettuale, sia a livello di firme nell’editoria e nella carta stampata sia per quello che riguarda l’occupazione quasi militaresca di atenei e non solo (tanto per quanto riguarda i docenti quanto per le folkloristiche associazioni studentesche).
È un’organizzazione stabile, razionale, determinata, influente e precisa: sa quello che vuole e quali strade intraprendere per ottenerlo.

Di fatto, nessuno in passato si era mai permesso di apostrofare CL in questi termini, a cominciare da Renzi (l’anno scorso rumoroso assente, quest’anno condotto a più miti consigli e docile relatore per la platea riminese) per continuare con Bersani (correva l’anno 2003 e PiGi era il responsabile economico dei DS: “Se vuole rifondarsi, la sinistra deve partire dal retroterra di CL. Solo l’ideale lanciato da CL negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare“) e arrivando in sostanza a tutti i papaveri del centrosinistra passati ad omaggiare con la loro presenza la muscolare kermesse romagnola.

E poco importa che il j’accuse sia stato blandito attraverso qualche coccola disseminata da Fantinati durante l’eloquio, o che la spocchia endemica dei pentastellati abbia comunque avuto modo di far sgradevole capolino (“sono qui a dire la Verità”, “onestamente”): ciò che conta è che per la prima volta e senza mezzi termini sia stato messo all’indice l’incedere sistematicamente e torbidamente lobbistico di Comunione e Liberazione, che già le dicerie e le vulgate comuni ci presentano come poco trasparente e che le inchieste giudiziarie si sono più volte incaricate di scalfire.
Ciò che conta è un richiamo a principi un tempo etichettati come “progressisti” quali la laicità dello Stato, sempre molto chiacchierata e poco praticata.

A margine, emerge un nuovo modo tentato dal MoVimento 5 Stelle di esercitare il suo ruolo: è presto per dire se diventerà una strategia a livello generale oppure se questo episodio resterà confinato alle cronache insussistenti di mezza estate, ma Fantinati non ha attaccato CL in quanto simpatizzante o affiliata di questo o quel “vecchio” schieramento politico.
L’ha attaccata in quanto tale, in quanto gruppo di potere: evidenziare in maniera così macroscopica e circostanziata i singoli gruppi di influenza senza cadere nella dialettica trita e ritrita del “tutti uguali” e del complottismo più fantasioso può dare una nuova accezione al potenziale bombarolo dei parlamentari a 5 Stelle.
Rischiando, addirittura, di renderli più utili nell’immediato e più efficaci, in un’ottica di medio periodo, per le loro stesse ambizioni future.

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

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