La truffa nascosta del porta a porta

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Una premessa innanzitutto: nel 2009, ai tempi dell’università, lavorai per un’azienda di marketing. Facevo del porta a porta per dieci ore al giorno circa cercando di convincere passanti, condomini, insomma più o meno chiunque a sottoscrivere degli “abbonamenti di beneficenza” per delle onlus note a livello planetario.
Durai due mesi nei quali dovetti sopportare qualunque tipo di umiliazione psicologica da parte di sconosciuti ai quali interrompevo pranzi e cene, il tutto per un compenso davvero ridicolo.
Mi ricordo che a quel tempo la durata media di un agente door to door era 10-12 mesi, dopodiché c’era l’esaurimento nervoso. 
In compenso mi ricordo dirigenti e direttori di filiale che avevano guadagni di tutto rispetto.

Ora, in un momento storico in cui la disoccupazione giovanile in Italia è pari al 40,5% il coltello dalla parte del manico ce l’hanno ovviamente tutti coloro che il lavoro lo offrono, e pare che ne siano ben consapevoli.
In tale panorama, una delle realtà che fiorisce e cresce con maggior successo è quella del Network Marketing [1] : molte aziende, per clienti dai grandi nomi – Enel, American Express, Save the Children tra le altre – procacciano clientela tramite venditori porta a porta.
Il problema è che la prospettiva di tale mansione è ancora considerata come l’ultima spiaggia da molti per lo squilibrato rapporto fatica morale e fisica-compenso ottenuto.
E del resto i metodi per trovare collaboratori si possono considerare senza troppi indugi piuttosto scorretti.

1010910_4569142601268_947379568_nMi sono imbattuta personalmente in un’azienda che si comporta in un modo che merita di essere descritto: è una S.R.L., da poco arrivata a Torino e già presente a Milano. Arrivo a conoscerli mandando il mio curriculum di risposta ad un loro annuncio che offre un lavoro come addetta alle risorse umane.
Rispondo, vogliono vedermi per un colloquio: vado e parlo per mezz’ora con un ragazzo inglese giovane e sorridente – perennemente sorridente – di nome James che mi dice che per loro è un ottimo momento, che si occupano di marketing face to face e cercano qualcuno che selezioni i curricula, fissi i colloqui e selezioni le persone.

Di me vuole sapere poco, mi chiede solo se sarei disposta a fare questo tipo di lavoro e se mi sento a mio agio a parlare con le persone. Rispondo sì e sì e vengo congedata con la promessa di una chiamata entro la settimana.

La sera stessa una ragazza che non avevo visto in ufficio la mattina – c’era solo il direttore – mi chiama e fissa un secondo colloquio per pochi giorni dopo, per fare una prova di un paio d’ore.
Accetto e un martedì di maggio sono nel loro ufficio: mi mettono davanti ad un computer dove posso trovare una lista di nominativi da chiamare a cui fissare un appuntamento conoscitivo, presumibilmente lo stesso che ho precedentemente fatto io. Mi viene detto di dire che “sono aperte diverse posizioni” senza dare particolari specifiche.

Vengo lasciata ad una scrivania con un telefono cellulare e mi viene chiesto anche di accogliere le persone che entrano nella stanza alla spicciolata, anche loro lì per un colloquio.
Di fatto divento per due ore la segretaria tuttofare, chiamo delle persone e fisso appuntamenti di lavoro.
Prima di iniziare ho firmato un foglio in cui dichiaro di essere consapevole che non percepirò nulla per quelle due ore e mentre sono lì e il tempo scorre sono sempre più convinta che non ci sia nulla di chiaro in tutto ciò; oltretutto nessuno ascolta le mie chiamate o mi osserva mentre lavoro per cui non capisco come possano valutare la mia, eventuale, idoneità.

ADITN040061420110613_1Allo scadere delle due ore lo stesso ragazzo sorridente della volta prima – il direttore – mi chiede come è andata – ma non dovrebbero dirmelo loro? – e se mi piacerebbe fare questo lavoro.
Rispondo di sì, anche se non sono affatto convinta.

Riceverò una chiamata il giorno dopo che mi dice che non sono risultata idonea ma che, se desidero, loro hanno ancora dei posti vacanti per l’altra mansione, quella di venditore. 
Non pronunciano le parole “porta a porta”, mai, in nessuna telefonata o colloquio. 
Io ho fatto delle ricerche: la rete pullula di forum e blog in cui un gran numero di persone denuncia il fatto di essere stata abbindolata da questa S.R.L., che pare anche nota con un altro nome, sempre S.R.L. (sia a Torino che vicino a Milano, dove ha un’altra sede); molti hanno risposto ad annunci di offerte di lavoro per segretarie, impiegati, magazzinieri, addetti marketing e poi si sono ritrovati a vivere la famigerata “giornata di prova”: portati in giro per la città o fuori città – senza preavviso alcuno – a fare marketing door to door per far firmare contratti con aziende clienti.

Tutti hanno firmato un foglio che dice che non percepiranno compensi o provvigioni: gli eventuali contratti firmati vanno dunque a totale beneficio dell’azienda.
I tre quarti delle persone non vengono richiamate per essere assunte ma, al contempo, hanno regalato ore se non giornate intere a persone che neanche conoscono.
Controllo gli annunci di lavoro presenti in rete: sia per la sede di Torino che per la sede lombarda cercano sales account, addetti marketing, venditori principianti, addetti alle vendite.
Su qualche sito parlano della giornata di prova ma nessuno menziona il porta a porta. Perché?

Ovvio. Se lo facessero nessuno risponderebbe all’annuncio: lavorare come venditore door to door è spesso mortificante, faticoso nel senso più letterale del termine e molte volte non vi è alcun rimborso spese per biglietti di treni, autobus o carburante auto.
Il rischio di non guadagnare o forse addirittura di perderci è alto.
La sorpresa in negativo è però questa: a compensare esclamazioni rabbiose – giustificate – di persone che vogliono denunciare queste persone ai media – “contattiamo le Iene!” – vi è un atteggiamento a livello pratico di triste omertà.
Lascio il mio nome ed il mio numero di telefono in vari forum, su facebook e contatto amici e conoscenti indiretti che pare abbiano avuto la stessa esperienza con la stessa azienda: nessuno mi risponde, nessuno vuole effettivamente mettersi in mezzo. In questo circo di gente che sfrutta altra gente alzare la testa è un rischio, chissà cosa ti può accadere.

Naturalmente decido di sentire il parere dell’azienda in questione e li chiamo per avere un’intervista, se possibile di persona, in caso contrario telefonica o scritta. Si può fare?
Mi risponde un dipendente che mi fissa un rendez vous per pochi giorni dopo con il Capo – l’unico, mi dice, che possa darmi informazioni: mi avvisa però del fatto che il mio referente potrebbe disdire all’ultimo, causa problemi personali.
Così in effetti accade visto che alle otto della mattina di giovedì scorso, tre ore prima dell’appuntamento, ricevo una telefonata: il direttore non può esserci e non potrà parlare con me fino a luglio inoltrato. Che caso.
A questo punto chiedo: vi mando le domande via mail e voi mi rispondete, si tratta di mezz’ora, va bene?
Mi dicono di sì.
Mando la mail con le mie domande.
Ad oggi non ho ricevuto risposta.

Ora, la questione è che da una parte c’è una società affamata di lavoro ma a quanto pare non ancora sull’orlo della disperazione al punto da accettare qualsiasi ricatto, per cui disdegna il porta a porta soprattutto quando viene presentato con modalità decisamente non corrette e si scandalizza ed indigna del fatto che le persone vengano ingannate per mezzo di annunci fuorvianti.
Dall’altra c’è una diffusione a macchia di leopardo di queste aziende di marketing che si sviluppano e crescono anche – o soprattutto, mi chiedo? – grazie ad un dispendio ridicolo nei confronti dei dipendenti, che non hanno diritto a rimborsi alcuni ed hanno un fisso mensile esiguo; al contempo vi è un continuo susseguirsi di giornate di prova totalmente gratuite per l’azienda durante le quali però vengono sottoscritti contratti reali che fruttano guadagni reali.

Commerciale
@twitTagli


[1] Il Network Marketing è un metodo di distribuzione di prodotti e servizi che ha la finalità di permettere a chiunque di diventare un distributore e di creare una rete di distributori senza consistenti investimenti in denaro. Spesso si serve del porta a porta.

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