La strategia di Renzi fa perdere Romney

Una dei vantaggi di seguire la lunga notte elettorale americana è che agli analisti invitati nelle trasmissioni è permesso di parlare molto a lungo; anzi, spesso sono esortati a farlo, per poter coprire i lunghi vuoti tra un fuso orario e l’altro.

Può capitare così di ascoltare interessanti analisi e punti di vista, e martedì sera una riflessione di Lucia Annunziata mi ha molto colpito.

La Annunziata è una profonda conoscitrice della realtà americane – non tutti sanno infatti che è sposata con uno dei più importanti giornalisti free lance degli Stati Uniti, Daniel Williams, già reporter del Washington Post.

Ebbene: la giornalista campana spiegava che una delle ragioni della sconfitta (che lei aveva ampiamente previsto) del candidato repubblicano, Mitt Romney, è stata causata dalla sua incapacità di convincere il proprio elettorato: moderato e repubblicano.

Perché, ha spiegato, in America – vista la fisiologica astensione – non si vince convincendo gli elettori della parte avversa, ma convincendo i propri a recarsi alle urne.

Questa analisi mi ha colpito molto: il parallelismo mi è venuto spontaneo, pensando a quanto si propone di fare da noi in Italia Matteo Renzi (e che gli chiede di fare anche il nostro Umberto). Ovvero, conquistare elettori delusi del centro e del centro-destra.

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Vero, è sempre difficile fare analisi comparate quando le realtà sono così differenti; ma è singolare come un candidato come Renzi (che del modello americano sta copiando molto) scelga come cavallo di battaglia un modus operandi così poco americano, cercando il voto di elettori “non propri”. Mentre invece il candidato che meno sembrerebbe legato all’impostazione americana di fare politica sta facendo una cosa molto americana: cercare di convincere “i suoi” a votarlo compatti.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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