La bufala delle armi chimiche di Assad nel mare di Gioia Tauro

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Nel porto calabrese di Gioia Tauro nei prossimi giorni dovrebbero giungere le armi chimiche “requisite” al regime di Assad, come da risoluzione ONU 2118.
Come prevedibile, questa notizia ha stimolato la fantasia di complottisti di ogni genere, che hanno riempito il web con titoli cubitali tipo “IN PERICOLO IL MEDITERRANEO” o simili.
In maniera altrettanto prevedibile, la metà (è una stima al ribasso) delle cose scritte sono delle baggianate pazzesche.

Partiamo dalla storia: le armi chimiche di Assad – che sono state sigillate dall’OPAC, organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – sono principalmente iprite e sarin e VX (come riporta Repubblica), che sono gas letali.
Il primo venne usato per la prima volta nella Prima Guerra Mondiale dai tedeschi nei pressi della città belga di Ypres il 12 luglio 1917, e successivamente anche dagli italiani nella campagna di Etiopia.
Il secondo è un gas nervino e fu sviluppato e utilizzato in tempi più recenti: per l’attentato alla metropolitana di Tokyo e soprattutto per la repressione del popolo curdo da parte di Saddam Hussein e di Alì “il chimico”.
Il terzo, il VX, è uno tra i più potenti nervini mai sviluppati e venne probabilmente usato nella Guerra Iran-Iraq e per la repressione dei curdi.

La nave Ark FuturaNon sono certo gas con cui scherzare, ma le armi chimiche sono state sigillate in 60 container (che non verranno in alcun modo aperti a Gioia Tauro) sulla nave danese Ark Futura (in foto, con lo scafo nero), cargo di ultima generazione salpato il 7 gennaio dal porto siriano di Latakia per far rotta su Gioia Tauro, scortato dalla fregata norvegese Helge Ingstad e da altre quattro navi.
Il carico di armi chimiche è da quantificarsi in 530 tonnellate. Le operazioni di sigillamento sono state direttamente compiute dall’OPAC. Quello che viene scritto per esempio qui  a proposito dello stato di conservazione non corrisponde quindi a verità.

Non è ancora ufficiale la data di arrivo della nave Ark Futura nel porto di Gioia Tauro, soprattutto perché si aspetta che arrivi un’altra nave. Infatti, di certo le armi non verranno scaricate a terra nel porto calabrese: saranno invece trasbordate dalla nave danese a una nave americana, la Cape Ray, della NDRF statunitense (foto in basso, con lo scafo grigio). 
Questa nave è già salpata dal porto americano di Portsmouth in Virginia ed diretta verso Gioia Tauro, con a bordo 35 marines e 64 chimici
Il trasporto da una nave all’altra durerà 48 ore e l’operazione sarà sotto l’egida dell’OPAC stessa. L’operazione è stata progettata per minimizzare i rischi per la popolazione, che sono rasenti allo zero.

La nave Cape Ray

Una volta che la nave Cape Ray avrà caricato al suo interno le armi chimiche, si dirigerà in acque internazionali dove le armi chimiche verranno distrutte. Già, ma come?
È questo il quesito che ha ispirato la maggior parte delle “inchieste” dei complottisti. 
Il metodo scelto per la distruzione è l’idrolisi, che è stato anche il metodo con il quale gli stessi USA hanno smaltito e distrutto il loro arsenale chimico nel 1997.
Come scritto dalla rivista “New Scientist”, la nave americana dispone dell’FDHS (Field Deployable Hydrolisis System), che ha un efficacia del 99.9% nella distruzione delle armi chimiche.

Questo avveniristico sistema è di ultimissima generazione, progettato nel febbraio 2013, e si tratta di un impianto “portatile”: esso si avvale di una tanica di titanio da 8330 litri, nella quale il gas viene mischiato con acqua, candeggina e idrossido di sodio e riscaldato per portarlo all’idrolisi. 
Il macchinario scinderà i componenti in elementi più piccoli, che saranno processati successivamente in impianti adatti. Ogni giorno verranno distrutte dalle 5 alle 25 tonnellate di armi chimiche. 

Niente sarà gettato in mare: la tesi opposta è un’invenzione complottista, come autorevolmente spiegato dall’inglese Telegraph: come si può vedere dalla figura, l’impianto di smaltimento è dotato di container per i residui che saranno successivamente trattati e smaltiti.

Il procedimento di smaltimento delle armi chimiche riassunto in una figura dal Telegraph. (fonte Telegraph)

Quindi: di fronte a qualcuno che sosterrà che le armi chimiche saranno gettate in mare (come in questo articolo che sostiene la formazione di sostanze tossiche nel mare, o questo di Gianni Lannes – che non manca di citare le scie chimiche -o come l’Huffington Post italiano che parla di “Tuffo in mare” (titolo altamente ambiguo) sapete cosa rispondere: è una bufala.

Alessandro Sabatino 
@Ondaanomala1

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