La bufala dei 94 senatori che hanno votato contro il taglio alle pensioni d’oro

Una cosa che mi affascina di alcune bufale è la complessità dell’argomento. Nel senso che mi stupisco sempre di quanta malafede ci voglia per semplificare argomenti complicatissimi anche per gli addetti ai lavori. Mi domando anche che origine abbia, questa malafede.

Inizio invece a non stupirmi più della propensione dell’utente medio di Facebook a condividere sciocchezze a caso, purché abbiano come commento frasi equilibrate e simpatiche come ‘Vergogna!‘, ‘Ladri‘ ‘A casa!‘ indirizzate ai politici.

Questa volta parliamo di stipendi dei dirigenti.

Su più di un profilo facebook ho visto comparire insulti contro 94 senatori (72 del Pd) che avrebbero votato contro un provvedimento che tagliava notevolmente le pensioni dei dipendenti pubblici.

Tutto è partito con questo fallace articolo di violapost.it, in cui si afferma che i senatori del Pd si sarebbero battuti come leoni per difendere le pensioni d’oro dei dirigenti, e in cui si calunnia il senatore Pietro Ichino che avrebbe votato contro il taglio delle pensioni nonostante ‘vada in giro a predicare il superamento del divario tra generazioni‘.

Da elettore e iscritto del Pd, e da estimatore di molti tra i senatori messi alla gogna in questo articolo (in particolare, proprio del prof. Pietro Ichino), mi sono allarmato e ho cercato informazioni.

Informazioni che ho trovato direttamente sul sito del senatore giuslavorista del Pd.

Scopro così che l’emendamento proposto dalla Lega Nord, a cui i 72 senatori del Pd hanno votato contro, si occupava di un complicato sistema di armonizzazioni pensionistiche.

Riassumendo, a dicembre era stato deciso dal governo Monti un bel taglio agli stipendi dei dirigenti pubblici sopra i 300.000 euro. Ma questo taglio, inserito nel decreto Salva Italia, faceva sì che tutti i dirigenti che non fossero andati subito in pensione avrebbero maturato successivamente una pensione basata sullo stipendio fortemente tagliato, e non sui tanti contributi versati negli anni di stipendi d’oro.

Di conseguenza, stava per verificarsi un esodo di massa di tutti i dirigenti verso la pensione. Per evitarlo, e per non vanificare il taglio degli stipendi, nei mesi scorsi il Governo aveva fatto passare una disposizione per cui i dirigenti pubblici con maxi stipendio si dividevano in due:

– quelli che potevano andare già in pensione prima, ma che continuano a lavorare con lo stipendio tagliato, avranno la pensione calcolata sui contributi versati fino all’anno scorso;

– gli altri avranno lo stipendio tagliato, e quando andranno in pensione anche la pensione tagliata.

Ed è a questa disposizione che si riferiva l’emendamento soppressivo della Lega, a cui hanno votato contro i famosi 94. Che è cosa ben diversa dal dire che hanno votato contro il taglio alle pensioni d’oro.

Poi (non lo dice il prof. Ichino, ma lo dico io leggendo fra le righe) questo emendamento delle opposizioni è passato perché il Pdl, nonostante gli accordi di maggioranza (di cui il Pdl fa parte), ha votato contro il provvedimento.

Sul suo sito il senatore Ichino conclude con molta onestà: ‘Questo può significare che il 2 maggio scorso abbiamo compiuto una scelta tecnicamente corretta, ma politicamente sbagliata o quanto meno inopportuna.

Quindi, forse, prima di condividere conviene farsi furbi!

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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