Juventus: la sintesi di tutte le finali di Coppa Campioni e Champions League

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Quella contro il Barcelona F.C. sarà l’ottava finale di Coppa Campioni/Champions League per la Juventus.
La storia europea della Juventus è piena di contraddizioni e sfortune, di grandi notti e grandi tragedie, purtroppo non solo sportive, i cui protagonisti sono rimasti nella memoria degli juventini – Platini, Lippi, Ravanelli, Del Piero –; altri, invece, sono andati un po’ dimenticati, come Boksic, il croato autore dell’unico assist juventino in una finale di Champions League, o come Vycpàlek, l’allenatore sopravvissuto a Dachau che per primo raggiunse la finale di Coppa Campioni con il club torinese.
Se si portano indietro le lancette dell’orologio all’anno dell’ultimo successo bianconero (1996), si scopre che da quel momento nessun club ha raggiunto più volte l’ultimo atto della competizione continentale (cinque).

Il bilancio recita due vittorie (nel 1985 e nel 1996) e ben cinque sconfitte, l’ultima nel 2003. Di seguito, le sette finali disputate dalla Juventus nella massima competizione europea:

1) 30 maggio 1973, Belgrado: Juventus-Ajax 0-1

La Juventus raggiunge per la prima volta la finale di una competizione europea dopo aver sconfitto, in ordine: Marsiglia e Magdeburgo nei primi due turni e poi Ujpest ai quarti e Derby County, polemica arbitrali annesse, in semifinale. Che dire? Calcio di altri tempi.

In finale l’Ajax è un osso duro, durissimo: è alla terza finale consecutiva dopo aver vinto le precedenti due contro i greci del Panathinaikos e l’Inter. Gli olandesi hanno appena inventato il calcio totale e il loro capitano ne è l’interprete più fulgido: è il numero 14 e si chiama Johann Crujff. Tra gli altri, ricordiamo il difensore Krol e Neeskens; il primo sarà un bel difensore del Napoli qualche anno dopo mentre il secondo militerà nel Barcelona con lo stesso Crujff. Entrambi saranno protagonisti della grande Olanda del Mondiale 1974.

La partita si decide al 4’, con un colpo di testa di Rep sul quale Zoff non arriva. Sfuma l’appuntamento con il primo successo europeo per i torinesi mentre l’Ajax, al terzo successo consecutivo, si porta a casa la coppa[1].

2) 25 maggio 1983, Atene: Amburgo-Juventus 1-0

Dieci anni dopo è l’Amburgo di Ernst Happel a servire la doccia fredda ai bianconeri, i favoriti alla vigilia. Quella Juventus era praticamente la copia della Nazionale che 10 mesi prima aveva conquistato il titolo mondiale in quel di Madrid, con in più Platini e Boniek (e Trapattoni al posto di Bearzot in panchina). Non male.

Anche questa volta sono i primi minuti a decidere l’incontro: al 8’ è Felix Magath a far piangere i bianconeri con un bel tiro da fuori mal interpretato dal portiere bianconero, Zoff.
La partita è combattuta e il portiere degli ospiti compie alcune parate davvero notevoli: c’è anche un rigore su Platini che però non viene assegnato dall’arbitro Rainea.

Al 90’ l’arbitro fischia, l’Amburgo conquista la sua prima Coppa Campioni mentre la Juventus deve rimandare ancora una volta il proprio sogno europeo.

3) 29 maggio 1985, Bruxelles: Juventus-Liverpool 1-0

Due anni dopo, la formazione del Trap raggiunge ancora la finale.
I torinesi hanno superato di misura i francesi del Bordeaux in semifinale, mentre il Liverpool, vincitore l’anno prima sulla Roma, ha letteralmente schiantato i greci del Panathinaikos per 5-0 (andata e ritorno).

Nella Juventus non c’è più Zoff tra i pali – al suo posto Tacconi – ma l’ossatura è rimasta quella di Atene 1983. Gli inglesi si schierano con quel 4-4-2 che ha fatto la fortuna dei club inglesi negli ultimi dieci anni di coppe europee, e davanti presentano la coppia Rush (futuro juventino) e Dalglish, più volte sul podio del Pallone d’Oro in quegli anni.

Si affrontano le due squadre più forti d’Europa e c’è tutto affinché sia un grande match. Ma succede l’imponderabile: 39 morti a seguito della violenza degli hooligans – vera piaga degli stadi d’Europa, all’epoca – e della negligenza della polizia belga, che non (re)agisce di fronte alla carica degli ultrà inglesi. In maniera molto discutibile, la partita viene giocata lo stesso; l’Uefa per la prima volta verrà portata in tribunale. Platini, su rigore, consegna la prima Coppa Campioni alla Juventus. Gli juventini festeggiano, non si rendono conto immediatamente di quel che è successo e del significato di tutta la faccenda. Molti, in seguito, se ne pentiranno.
L’Heysel rimarrà un successo surreale, difficile da digerire e da raccontare, impossibile da accettare.

4) 22 maggio 1996, Roma: Juventus-Ajax 1-1 (5-3 d.c.r.)

Per la prima volta (quarta complessivamente) la Juventus raggiunge la finale di Champions League. Guidati da Marcello Lippi, i bianconeri sfidano i detentori dell’Ajax di Louis Van Gaal, l’ennesimo filosofo olandese capace di condurre un gruppo di giovanissimi all’ultimo atto per la seconda volta consecutiva. Quell’Ajax schiera alcune delle future stelle del calcio europeo: Litmanen, Van der Sar, i fratelli de Boer, un certo Davids.

La Juventus non è da meno, anche se, dopo aver vinto lo scudetto la stagione precedente, ha messo in atto una mezza rivoluzione. Spicca, fra tutte, la cessione dell’ex pallone d’Oro, Roberto Baggio, per dare spazio al nuovo numero 10, un giovane di Conegliano che all’anagrafe fa Del Piero, Alessandro. Il ragazzo ha la stoffa e l’ha già dimostrato con alcuni gesti tecnici di assoluto livello che gli hanno valso il soprannome di Pinturicchio dall’Avvocato Agnelli. È già nato il mito del “tiro alla Del Piero” e si è già dimostrato un superbo punizionista: suo il gol che ha eliminato il Real Madrid ai quarti.

La partita è dominata dai bianconeri, già in vantaggio al 13’ con un incredibile gol di Ravanelli. Curiosità: è il primo gol su azione della Juventus in una finale di Champions League. Il pareggio degli olandesi, al 41’, del finlandese Litmanen, non scalfisce le sicurezze dei giocatori di Lippi che però non riescono a segnare. Si va ai rigori.
Per la Juventus segnano Ferrara, Pessotto, Padovano e Jugovic. Nell’Ajax sbagliano Davids e Silooy. Undici anni dopo, la Juventus è campione d’Europa per la seconda volta nella propria storia.

5) 28 maggio 1997, Monaco di Baviera: Juventus-Borussia Dortmund 1-3

Per la seconda stagione consecutiva Lippi porta i suoi all’ultimo atto. Dopo due delle più belle prestazioni della storia europea bianconera – una dimostrazione di forza maestosa nella semifinale contro l’Ajax, battuto 2-1 ad Amsterdam  e 4-1 a Torino, con Zidane che inventa un’azione così –, la Juve sfida, con i favori del pronostico, i tedeschi del Borussia Dortmund a Monaco di Baviera.

La Juventus si schiera con il rombo: Deschamps vertice basso, Jugovic e Di Livio intermedi, Zidane trequartista. Non c’è Del Piero, in panchina dopo un paio di infortuni e una stagione sottotono, ma Boksic e Vieri – gli eredi di Vialli e Ravanelli. 
Il Dortmund è infarcito di ex-juventini: Kohler, Paulo Sousa, Möller, e in difesa ha il Pallone d’Oro in carica, Mathias Sammer.

Ho visto poche finali così controverse. La Juventus è più forte, nettamente, e gioca anche meglio. Prende due pali e l’arbitro probabilmente le nega due rigori. Però commette un paio di disattenzioni difensive che le costano la doppietta di Riedle. Del Piero, subentrato a Porrini a inizio secondo tempo, riapre la partita con uno dei gol più belli mai segnati in una finale di coppa (questo).

7’ dopo, Ricken punisce Peruzzi, inspiegabilmente ai confini della propria area, con un pallonetto da trequarti campo. Per la terza volta consecutiva la squadra campione viene sconfitta in finale, il Borussia è campione.

6) 20 maggio 1998, Amsterdam: Real Madrid-Juventus 1-0

Dalla nascita della Champions League (1992/’93) solo una squadra ha raggiunto la finale tre volte consecutivamente: la Juventus di Lippi. Già campione d’Italia (è l’anno del Ronaldo-Iuliano), la Juventus elimina il Monaco in semifinale e affronta il Real Madrid che, se non fosse per i sei trofei vinti nelle prime 11 edizioni, potrebbe essere considerato un outsider. Per i blancos si tratta della prima finale dopo 32 anni.

La Juventus è favorita anche questa volta, ma tutti sanno che il Real Madrid sarà un avversario meno tenero del Dortmund dell’anno prima. Licenziato Fabio Capello al termine della stagione 1996/’97, il Madrid guidato da Jupp Heynckes è una formazione piena di talento. Panucci e R. Carlos sugli esterni, Seedorf, Redondo e Karembeu a centrocampo, Raul, Mijatovic e Morientes davanti.

I bianconeri rispondono con una difesa a 3, un centrocampo composto da Di Livio, Deschamps, Davids (acquisto di gennaio) e Pessotto a supporto di un tridente che quell’anno si dimostrato inarrestabile: Zidane, Del Piero, Inzaghi. Il dieci bianconero, in particolare, è l’uomo più atteso: capocannoniere di coppa e autore di 21 reti in campionato, è stato il vero condottiero juventino per tutta la stagione. Insieme a Ronaldo e Zidane è probabilmente il giocatore più forte del mondo.

Rispetto all’anno precedente, la Juventus gioca meno bene perché il Real ha qualità e in mezzo al campo sa farsi rispettare. Del Piero e Davids si infortunano. L’episodio chiave avviene al 67’: viene deviato un tiro dalla sinistra di Carlos e la sfera rimane in area per qualche istante, il tempo necessario a Mijatovic per arrivare sulla palla, scartare Peruzzi e insaccare a porta vuota (qui). Il serbo è in fuorigioco, ma l’arbitro non se ne avvede.
La Juventus perde la seconda finale consecutiva, la quarta della propria storia, il Real vince la settima.

7) 28 maggio 2003, Manchester: Milan-Juventus 0-0 (3-2 d.c.r.)

Il Lippi bis porta in dote altri due campionati e l’ennesima finale di Champions League. Il cammino dei bianconeri in coppa è, dai quarti in poi, straordinario. Vengono eliminati il Barcelona con questo gol di Zalayeta al Camp Nou e in inferiorità numerica, e poi il Real Madrid dei Galacticos, al quale era stato ceduto l’estate precedente Zidane.

Il Madrid sembra onnipotente con tutti quei campioni dalla cintola in su, ma la Juventus, con un superbo Nedved, vince 3-1 al Delle Alpi qualificandosi per la finale dell’Old Trafford. Nedved, ammonito per uno sciocco fallo su Guti all’83’, salta la finale.

Il Milan, che nell’euroderby ha eliminato l’Inter di Cuper, è ovviamente molto forte, ma non al livello dei bianconeri. Ancelotti ha trovato un equilibrio clamoroso alla propria squadra, con Pirlo regista basso di centrocampo e Seedorf e Gattuso a supporto di Rui Costa, Shevchenko e Inzaghi. 
L’assenza di Nedved costringe Lippi a modificare la formazione: viene inserito Camoranesi, non ancora pronto per questi livelli, e Zambrotta viene riportato a centrocampo, con il conseguente spostamento di Montero sulla sinistra, in difesa. È una squadra equilibrata a cui mancano le accelerazione del ceco.

Partita noiosa: Buffon compie un paio di interventi miracolosi, mentre Conte colpisce l’incrocio alla fine dei supplementari. Il risultato non si schioda dallo 0-0 e il match termina ai rigori.
Gli juventini ne sbagliano tre, il Milan soltanto due. A distanza di 9 anni il Milan è campione d’Europa e Maldini alza la coppa nello stesso stadio dove quarant’anni prima ci era riuscito suo padre Cesare.

Alla Juve rimane l’ennesimo rimpianto per una finale persa e ampiamente alla portata. 

Maurizio Riguzzi 
@twitTagli 



[1] Si tratta di una regola dell’Uefa.

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