Italia: il paese dell’ ambientalismo qualunquista

Mentre nel resto del mondo l’opinione pubblica si interroga su quali potranno essere gli effetti del riscaldamento globale sul livello dei mari (vedi Elezioni USA 2012, dove il riscaldamento globale è stato un tema caldo nel dibattito tra Obama e Romney), in Italia negli ultimi anni sta andando di moda l’ambientalismo qualunquista, proprio nell’accezione più profonda del termine, ovvero l’ambientalismo egoista.

Il primo e più importante rigurgito qualunquista, al quale si sono aggiunti, purtroppo, altri focolai di rivolta sempre più senza un senso logico è stato quello sulla TAV.

Senza entrare nei dettagli della vicenda, perché la questione Tav è completamente qualunquista? La risposta è molto semplice: una linea ferroviaria ad alta velocità per il trasporto merci e qualche galleria (che ci sia uranio dentro la montagna è innegabile, che una galleria liberi una nuvola di gas radioattiva come Chernobyl è fuori dal mondo… ) contro un’autostrada che inquina la valle (i tir non vanno di certo ad aria). Dovrebbe essere in teoria ben accetto come scambio per gli abitanti della Val di Susa, che renderebbe inoltre un vantaggio non indifferente nello scambio di merci tra Italia e resto d’Europa. Invece no. La montagna non si tocca. Scioperi, cortei, aggressione alle forze dell’ordine e tanto altro ancora, per bloccare un’opera che si deve fare (anche perché i francesi dall’altra parte hanno quasi finito). Ma, citando Lucrezio: “Accidere ex una scintilla incendia passim”, ovvero “divampano da una sola scintilla incendi diffusi”.

Ed è stato così per il MOSE, il progetto titanico che fu ideato negli anni ’80 per meglio salvaguardare Venezia quando alta marea e vento sommergono parte della città. Ben 10 sono già i ricorsi ai tribunali per fermare il progetto, eppure in tempo di cambiamento climatico (che, notare bene, nell’ambientalismo italiano non esiste come tema) che minaccia enormemente Venezia anche solo a causa del semplice crescere delle maree, è meglio sacrificare la Serenissima e lasciarla al suo triste destino piuttosto che costruire il Mose. Eppure attraversando il confine e guardando i nostri amici-nemici transalipini, andando a Saint-Malo, si scopre che la Francia ha costruito una maxi centrale a maree che produce energia elettrica pulita. E andando più a nord, nel Regno Unito, ci sono in progetto altre tre centrali del genere.

Chissà cosa direbbero i nostri ambientalisti in Italia, che protestano contro le centrali eoliche (ree di deturpare il paesaggio, nonostante producano energia elettrica senza bruciare combustibili fossili), o contro le centrali nucleari, solo perché una centrale nucleare giapponese, costruita nel 1971, non ha resistito al settimo sisma come potenza della storia dell’uomo e ad uno tsunami con onde alte oltre 40 metri. Probabilmente direbbero che in questo modo distruggiamo l’ecosistema marino.

Come funziona un termovalorizzatore?
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Che dire poi dei termovalorizzatori? Ci sarebbe da fare probabilmente un articolo solo sul fatto che la gente non vuole né le discariche né i termovalorizzatori. Eppure non ci rendiamo conto che i rifiuti dell’emergenza napoletana di qualche anno fa sono finiti in Germania (e abbiamo pure dovuto pagare i tedeschi che se li prendessero, ben 215 euro a tonnellata – facendo un conto rapido circa 400.000 euro al giorno…) dove hanno prodotto energia elettrica per il loro Paese.

Mentre il mondo cerca di rispettare il protocollo di Kyoto per emettere meno gas serra (e quasi tutta Europa lo sta facendo bene), l’Italia è in controtendenza: non solo non abbiamo ridotto le emissioni di gas serra, ma le abbiamo aumentate e stiamo continuando ad aumentarle. Ed è forse questo un tema sul quale gli ambientalisti italiani dovrebbero concentrarsi, e non sulle polemiche sterili circa impianti eolici  o termovalorizzatori improntate più all’immobilismo fine a se stesso che alla proposta di concrete e percorribili vie alternative.

Alessandro Sabatino

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