Italia 150 due anni dopo: cosa è rimasto del patriottismo?

Italia150

 

La foto che vedete si intitola “L’incontro” ed è stata scattata dal mio amico Samuel Casari durante il raduno nazionale dell’Arma di Cavalleria (qui il concorso fotografico), una delle manifestazioni organizzate a Torino per festeggiare il 150° Anniversario dell’Unità di Italia nel 2011.

Lo sguardo sincero e appassionato dei due cavalieri per me è il simbolo dell’atmosfera che circondava la città in quel periodo: per un anno Torino è tornata ad essere la Capitale d’Italia (non me ne vogliano i romani), non solo perché ovunque era un tripudio di tricolori sventolanti dalle finestre, ma perché l’essere “italiani” era un motivo di festa e di orgoglio, qualcosa da vivere a pieno e condividere con tutti.

Credo che nessuno possa dire di non essersi sentito un po’ alpino, di non essersi emozionato nel vedere le Frecce Tricolori volare sopra via Roma e Palazzo Reale o ancora di non aver partecipato attivamente a uno dei tanti alzabandiera che si sono avvicendati in Piazza Castello: quello che si vedeva in giro era il patriottismo vero, finalmente libero da isterie e manie di grandezza e vissuto come senso di appartenenza a un “qualcosa” di grande ed etereo, ma allo stesso tempo molto vicino e concreto, un vero sentimento nazionale.

A ripensarci oggi però sembra sia passata un’eternità: la crisi economica e del governo Berlusconi, il governo Monti e il disastro dell’ultima tornata elettorale hanno offuscato tutti i sentimenti positivi e spazzato via la fiducia nello Stato che si era in parte ripristinata con questi festeggiamenti.

Oggi più che mai gli italiani non riescono a sentirsi rappresentati da istituzioni che vedono lontane, se non addirittura estranee o piegate a interessi personali, e questo dovrebbe spaventare almeno quanto la crisi economica: non esiste infatti nessuna forma di governo, sia essa repubblicana, monarchica o addirittura dittatoriale che possa sopravvivere prescindendo dall’unità nazionale dei suoi abitanti e l’Italia si sta avvitando in una spirale di frustrazione da cui diventa ogni giorno più difficile uscire.

Se però dal lato economico poco si può fare come cittadini, io credo che invece si possa e si debba agire per riappropriarsi della dignità di essere abitanti di questo Paese ed eredi di chi questo paese lo ha costruito: dividere l’Italia in Prima, Seconda e Terza repubblica sulla base di chi è stato scoperto a rubare è materia per storici e giornalisti, noi come cittadini dovremmo riconoscerci in una sola Repubblica (intesa come Italia unita), quella voluta dai nostri nonni e avi.

So che può apparire retorico o stucchevole, ma penso sia impossibile pensare a una nazione dove siano solo le istituzioni a “fare” i cittadini, serve un processo che si muova in entrambe le direzioni e che veda i cittadini impegnarsi a trovare gli stimoli per migliorare il proprio Paese: limitarsi a recriminare sugli errori commessi da altri non migliorerà mai le cose, l’esempio da seguire devono essere le generazioni che sono state capaci di migliorare il presente immaginando il futuro e non quelle, come avviene adesso, che vivono cercando di replicare il passato trascinandosi (e trascinandoci) miseramente verso l’oblio.

É in questa capacità che si riconosce la grandezza e la forza di un popolo, non inteso come massa informe di persone ma come unione di intenti e ideali, e penso che gli italiani abbiano ancora la possibilità di dimostrare a sé stessi di poter trasformare questo Paese nell’idea che mosse i suoi padri fondatori.

Concludo lasciandovi un’altra foto (grazie Samuel!) scattata pochi giorni fa a una festa di quartiere e una domanda legata a quest’ultima.Immagine

In un momento dove Ius Soli e cittadinanza agli immigrati sono temi di forte attualità, lo sguardo gioioso della bambina nello sventolare il Tricolore acquisisce un significato particolare:  la differenza tra la “sua” bandiera, intesa come oggetto, e la “nostra”, intesa come emblema, si assottiglia fino ad essere di difficile interpretazione.

La naturalezza e la spontaneità di questo frangente mi hanno spinto a riflettere su quale sia per me il significato di certi simboli, e vorrei girare la domanda anche a voi:

Che valore ha ancora il Tricolore e che cosa rappresenta per ognuno di noi?

Se vi va condividere la risposta, o anche solo un ricordo di Italia 150, vi invito a farlo liberamente nei commenti.

Carlo Alberto Scaglia

@twitTagli

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