Irlanda: il popolo più avanti della politica

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L’Irlanda è un Paese cattolico. Molto cattolico. Purtuttavia, il referendum sulle nozze omosessuali ha dato un risultato nettissimo: si parla di oltre il 60% di sì.
Così come accadde in Italia per il divorzio e per il molto più delicato aborto, la popolazione si dimostra assai più laica dei rappresentanti politici, costretti a polarizzare il consenso e a dipingere il fronte religioso come più radicale di quello che, forse, è realmente. 

La popolazione è, in questo senso, più liberale: è più propensa a dare alla società libertà civili. Non lo fa per diretta convenienza, ma per solidarietà e amore e rispetto per il prossimo. 
È improbabile che la maggioranza sia direttamente interessata alle nozze gay: è assurdo pensare che tutti i favorevoli abbiano intenzione di maritarsi con una persona dello stesso sesso; allo stesso modo, essere favorevoli all’aborto, al divorzio, all’eutanasia non significa voler divorziare, abortire, morire in quel modo.
Significa esclusivamente concedere, alla società e dunque al singolo, di ottemperare questa scelta, che è ovviamente personalissima.
Il diritto che l’Irlanda si è concessa non è un diritto egoistico, ma un diritto altruistico. Non è fatto pensando al proprio fine, ma al fine dei propri concittadini.

L’arretratezza delle forme novecentesche di politica si conferma: sulla società è bene che decida la società; delegare la decisione ai rappresentanti parlamentari da una parte toglie legittimità alla decisione, dall’altra impaluda qualsiasi discorso falsando le proporzioni del dibattito.
Di più: mercifica il dibattito. I diritti civili entrano nell’alveo del compromesso, nella logica dei veti incrociati, nello scambio politico.

L’Irlanda ha vinto nel momento stesso in cui si è affidata al suo popolo. Si faccia lo stesso anche da noi: legge subito e poi, se non ci stanno tutti, referendum abrogativo . Contiamoci una volta per tutte: il risultato potrebbe essere molto simile – senza contare il vantaggio di depotenziare, una volta per tutte, le resistenze più viscerali a quest’area di cambiamento.

Umberto Mangiardi 
@UMangiardi

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