INTERVISTA ESCLUSIVA – Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere Italia, sull’ospedale bombardato

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A Ferrara, durante la tre giorni di Festival di Internazionale, lo stand di Medici Senza Frontiere brulica di persone.
Ci sono operatori umanitari che raccontano la loro esperienza sul campo, semplici volontari che hanno deciso di dedicare parte del loro tempo a sensibilizzare i cittadini sulla necessità di appoggiare questa ONG, futuri medici che vengono ad informarsi su come, quando e perché partire e persone che vogliono saperne di più.

Hai sentito?” mi dice poco fa una mia amica. “La NATO ha bombardato un ospedale di MSF in Afghanistan. Ci sono sedici morti“.
Corro allo stand. È in corso la proiezione di un documentario sulla vita in un campo profughi siriano.
I volti dei presenti sono tesi, ancora increduli.
Loris De Filippi, presidente di MSF Italia, accetta di rispondere a qualche domanda su quanto accaduto all’alba di oggi.

INNANZITUTTO, CHE COSA È SUCCESSO STAMATTINA?

Alle 2.10 il nostro ospedale, il trauma center di Kunduz, che è l’unico ospedale traumatologico del nord dell’Afghanistan, nonché l’unico ospedale di riferimento per una città di 300.000 abitanti come Kunduz, è stato bombardato in maniera ripetuta per più di trenta minuti. Sono state completamente distrutte strutture importantissime.
Abbiamo perso nove nostri operatori di Medici Senza Frontiere, a cui si aggiungono i decessi di sette feriti che si trovavano in terapia intensiva, di cui tre bambini. Inoltre ci sono un certo numero di dispersi.

LA VOSTRA PRESENZA ERA NOTA ALLE FORZE COMBATTENTI?

Doveva esserlo. I dati con le nostre posizioni GPS erano noti sia a Washington sia a Kabul: chi doveva essere informato sapeva esattamente dove si trovava l’ospedale.
Questa tragedia è incredibile, ed è ovvio che siamo assolutamente scossi: in quarantaquattro anni di azione umanitaria non ci era mai successo nulla di questo tipo.
Ora pretendiamo un’inchiesta indipendente, e non solo: non ci basta conoscere solo i risultati finali, ma vogliamo seguire l’iter di questa eventuale indagine, perché secondo noi si tratta di un crimine di guerra molto grave.

PENSA CHE SI SIA TRATTATO DI UN GESTO POLITICO, UNA SORTA DI INTIMIDAZIONE NEI VOSTRI CONFRONTI?

Non lo sappiamo.
Quello che possiamo dire è che avevamo comunicato un afflusso massivo di pazienti nel nostro ospedale durante i combattimenti, e quello che è successo è ciò che già conosciamo tutti: il bombardamento di un ospedale in una zona di guerra.
Un ospedale molto grosso, conosciuto, fondamentale per la vita degli abitanti del luogo.”

COSA SUCCEDERÀ ADESSO?

In questo momento il nostro personale sta ancora operando in una zona dell’ospedale che prima era adibita ad area amministrativa, dopodiché prenderemo delle decisioni.
Oggi pomeriggio è partito da Ferrara il direttore generale di MSF per raggiungere il centro operazionale di Bruxelles per tentare di capire e fare sintesi.
Faremo delle riunioni per tentare di capire come proseguire.
Sicuramente quello che pretendiamo è comprendere come una tragedia di questo genere possa aver avuto luogo. È inaccettabile.
Soprattutto, è irricevibile sentire che queste sono “vittime collaterali” o, come si dice in inglese, collateral damages. È allucinante.

ANCHE PERCHÉ L’OPINIONE PUBBLICA È ASSOLUTAMENTE IMPOTENTI DI FRONTE AD UNA COALIZIONE INTERNAZIONALE CHE DA UN MOMENTO ALL’ALTRO DECIDE DI UTILIZZARE LE SUE RISORSE BELLICHE CONTRO DEI CIVILI.
COME POSSIAMO REAGIRE?

Io credo che l’importante sia appoggiare Medici Senza Frontiere nella ricerca della verità, seguendo quello che succederà, mobilitandosi nel caso che se ne riveli la necessità.
Questo credo che sia l’unico contributo che si può dare in questo momento.

Maria Musso
@twitTagli

[credit foto: Le Repubblica]

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