Inseguendo i Rolling Stones: come nel 2013 raggiunsi Hyde Park

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Non so più quante volte avrei potuto vedere i Rolling Stones dal vivo e non ci sono riuscito. Contrattempi, momenti sbagliati, prezzi esorbitanti dei biglietti e dei viaggi per andarli a sentire avevano trasformato un sogno in una maledizione, soltanto fino a pochi giorni fa.
L’amore per loro, trasmessomi da mia madre, inizia (o meglio ricomincia) nel 2004 quando mi regalano Forty Licks, il greatest hits che raccoglie i 40 successi che hanno dominato le classifiche.
Un buon inizio dopo anni di abbandono dovuti a scelte musicali adolescenziali piuttosto discutibili.

Poi vengono gli altri album e l’amore si trasforma in idolatria pura. Decido che prima o poi dovrò andarli a vedere dal vivo e l’occasione si presenta già nel 2006, a San Siro, unica data italiana del “A Bigger Bang Tour”.
All’ultimo devo rinunciare per una serie di intoppi e mi dico che ci saranno altre occasioni. Senza sapere che mi toccherà attendere ben sette anni.
Sette anni passati a vedere altri concerti, a cercare rumors su internet e ad esaltarsi per ogni minima notizia di un loro tour.

rolling stonesA metà del 2012 si inizia a vociferare con insistenza che potrebbero suonare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra, poi la band rinuncia.
Tra ottobre e novembre annunciano un mini tour tra Usa e Regno Unito con due date a Londra, alla O2 Arena. Ho già i bagagli pronti, ma i ticket per la prima data vanno in fumo in pochissimi minuti e la seconda data, il 25 novembre, cade alla vigilia della mia laurea. Ubi maior, minor cessat.
Una vera e propria maledizione.

Il 2013 inizia con altri rumors. Nuovo disco quindi nuovo tour, un tour mondiale forse nel 2014, un mini tour nuovamente tra Usa e Regno Unito.
Fino a che un giorno arriva l’annuncio; gli Stones parteciperanno al festival di Glastonbury.
Indovinate un po’? Sold out in una manciata di minuti, la maledizione si ripete.

La speranza però è sempre l’ultima a morire ed ecco che il 5 aprile apre la prevendita dei biglietti per i due concerti che Mick e compagni terranno ad Hyde Park il 6 e 13 luglio.
Sembra che debba ripetersi il copione delle altre volte ma la salvezza arriva sotto forma di un portale che, alla fine, fa del bagarinaggio autorizzato.
Guardo mia mamma, che non li vede dal lontano 1982 e vorrebbe rivederli forse quanto me, non ci penso su due volte e li compro.

Hyde Park 30

Segue un’attesa per la consegna dei biglietti che durerà esattamente tre mesi, ovvero fino a quando non mi verranno recapitati direttamente in hotel a Londra.
Soltanto quando li ho avuti tra le mani ho capito che il sogno era ad un passo dall’avverarsi. E si stava avverando in grande stile.
Penso che non ci sia nulla di meglio che vederli, nel 50° anniversario, a casa loro, proprio ad Hyde Park e a 44 anni esatti dal concerto gratuito in omaggio a Brian Jones, simbolo dei primi anni della band quanto Mick Jagger, morto in circostanze misteriose pochi giorni prima.
Quel prato immenso ha fatto la storia della band segnandone un punto di svolta ed ha fatto anche la storia della musica (se pensiamo che ci hanno suonato i Pink Floyd, i Queen, Bruce Springsteen, Madonna, The Who e i Red Hot Chili Peppers – giusto per citare i più famosi).

Benché gli Stones suonassero attorno alle 20.30, alle 14 ero già dentro, sotto un sole rovente, quasi insolito a quelle latitudini.
Di fronte a me una spianata brulicante di persone di ogni età, provenienti da tutto il mondo. Ci sono quelli che hanno assistito al concerto del 1969 – e qualcuno di loro probabilmente non è mai “uscito” dagli anni Sessanta – ci sono quelli che hanno seguito tutti i loro concerti, ci sono ragazze vestite alla hippie con tanto di corone di fiori nei capelli, ci sono addirittura bambini.

Reggere 50 anni vuol dire anche questo, essere trasversali alle generazioni (anche se negli ultimi 10-15 anni sono uscite quasi soltanto raccolte di successi del passato e album non certo degni di nota).
Sul palco sale prima Gary Clark Jr, chitarrista texano che ha suonato anche per Obama. Dopo di lui tocca ai Temper Trap e poi ai Vaccines. L’attesa per il piatto forte si consuma tra una coda alla bancarella del merchandising e un’altra per la birra. Ovunque ti giri vedi un mare di magliette con le linguacce e capisci subito che sei a casa.

Hyde Park 8

Nel tardo pomeriggio trovare un posto sul prato è impresa da titani così come il non essere calpestati da chi cerca strade improvvisate per raggiungere gli amici.
Alle 20.30 precise il count down inizia sui maxischermi, accompagnato dalle note di Let’s spend the night together.
È soltanto una registrazione ma basta a scatenare l’urlo di gioia di 70mila persone.
Il faccione rugoso di Mick Jagger fa capolino di lì a poco mentre il resto della band attacca con Start me up. 
Poi It’s only rock n’roll but I like it, e qui un altro boato, con tutti a seguire la camminata da gallo di Mick; 70 anni e non sentirne nemmeno uno.
Segue Tumbling Dice, canzone estratta da Exile on Main Street, album del ’72 che all’epoca ottenne un grandissimo successo. Dallo stesso album All down the line, terza canzone in scaletta e scelta dal pubblico che ha votato su Facebook.

Una scelta musicale che sembra curata per l’occasione e che differisce dalle scalette di Glastonbury o dei concerti statunitensi. Beast of burden prima, Doom and gloom (unica estratta dall’ultimo album) e poi la mitica Paint it black, anticipata da un pezzo forse poco conosciuto come Bitch, estratto da Sticky Fingers e impreziosito dalla chitarra della guest star Gary Clark.
Il meglio però deve ancora venire e te ne rendi conto quando Jagger entra sul palco con la stessa vestaglietta bianca da donna usata nel 1969 per cantare Honky Tonk Woman.

Poi l’anima del gruppo lascia la scena all’amico-nemico Keith Richards che esegue prima You got the silver e poi Before they make me run.
Archiviata Miss You Jagger chiama sul palco l’altro Mick, Taylor imbarcato nell’impresa all’indomani della scomparsa di Jones e rimasto con gli Stones per sei anni.
L’armonica di Jagger intona il blues lamentoso di Midnight Rambler, Taylor, Wood e Richards seguiti a distanza dalla batteria di Watts gli vanno dietro regalando una versione che dura la bellezza di dieci minuti. Brividi puri.

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Non sarà da meno l’esecuzione di Gimme Shelter, sottolineata dalla voce black della corista  Lisa Fischer (già corista di Tina Turner e accanto agli Stones da una ventina di anni).
Jumpin Jack Flash anticipa invece un altro grande successo, quello che forse attendevo più di tutti, Sympathy for the devil.
Il palco, incastonato tra due alberi secolari che fanno parte della scenografia si accende di fiamme come l’inferno e il diavolo Mick appare sul palco con un cappottone nero di piume.
Le emozioni qui le regala soprattutto l’immancabile e inconfondibile assolo di chitarra di Richards, alla faccia dell’artrite che avrebbe dovuto impedirgli di suonare come un tempo.

La scaletta si chiude con Brown Sugar, altro grandissimo successo della band, poi il palco si spegne, Mick e soci si inchinano e sembra essere tutto finito.
Dalla folla inizia ad alzarsi il grido “We want more” fino a che le luci si riaccendono e compare un coro tutto al femminile. Non serve attendere le note per capire che hanno deciso di chiudere con You can’t always get what you want, cantata all’unisono dai 70mila presenti.

L’epilogo è da annali della musica live. Il pezzo forse più irriverente della loro storia, tanto da essere criticato dai bacchettoni di mezzo mondo, Satisfaction, chiude un concerto da pelle d’oca con lancio di coriandoli rossi e fuochi d’artificio.
Poi, in ordine, i 70mila di Hyde Park si rimettono in marcia.
E nessuno crede che questo e quello di sabato prossimo saranno gli ultimi due concerti della band più longeva di sempre.

Alessandro Porro
@twitTagli

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