In parole povere: cos’è l’incarico a formare il Governo?

Il Presidente Napolitano ha convocato al Quirinale Pierluigi Bersani. Molto probabilmente lo ha fatto per affidargli l’incarico di formare un Governo. Cerchiamo di capire bene cosa accadrà adesso.

Siamo nell’ambito delle consuetudini, o prassi, costituzionali – ovvero comportamenti che vengono attuati senza che siano “scritti da nessuna parte”. In sostanza il segretario del PD avrà un paio di giorni, probabilmente sino a lunedì, per mettere insieme una possibile squadra di Governo; ma, soprattutto, per convincere il Capo dello Stato di avere (in questo caso al Senato) la maggioranza necessaria ad ottenere la fiducia, senza la quale è impossibile governare.

Su questo argomento ci sarà davvero tanto da divertirsi: vi spiego perché. Da un lato abbiamo un Presidente della Repubblica che vuole a tutti i costi la stabilità e non vuole rischiare di nominare un Bersani senza i numeri; dall’altro il leader del centro-sinistra vuole andare a sfidare le altre forze politiche (in particolare il MoVimento di Grillo) in Parlamento.

È importante dunque notare la differenza tra incarico e nomina. La prima è di fatto una prassi informale: Bersani ufficialmente non avrà alcuna responsabilità.

Tutt’altra importanza formale avrebbe invece la nomina. La nomina del Presidente della Repubblica infatti, tramite apposito decreto, non solo conferisce i poteri di Capo dell’Esecutivo (in questo caso a Bersani), ma provoca anche la contestuale promulgazione di un secondo decreto: quello di dimissioni del precedente Governo, in questo caso il Governo Monti.

Ed è qui che secondo me sta la forzatura (o, se volete, il tiro mancino) che Bersani sta cercando di tirare ad un riluttante Capo dello Stato. Bersani vuole arrivare alla nomina per formare un governo di minoranza.

Da qui in avanti si va nell’ambito della fantapolitica, ma provate a seguirmi. Bersani viene nominato con un suo governo (si parla di un dreamteam composto con il metodo “Boldrini-Grasso”: personalità di alto profilo e poco politicizzate): come da pronostico, questo dreamteam ottiene la fiducia alla Camera, ma non al Senato (cosa che comunque avrà le sue ripercussioni sull’opinione pubblica).

A questo punto, comunque, Bersani rimarrebbe Presidente del Consiglio ad interim, come Monti in questo momento (e anzi, al posto di Monti): per la precisione, Presidente del Consiglio di un Governo che potrebbe gestire solo l’ordinaria amministrazione.

Ma c’è un ma: a questo punto comunque Napolitano non potrebbe sciogliere le Camere; a fronte dell’indisponibilità di M5S e PD di appoggiare un governo del Presidente della Repubblica o un governo tecnico, Bersani  rimarrebbe in sella per la mera “ordinaria amministrazione”.

A questo punto Bersani potrebbe “bypassare” la fiducia e tentare di portare avanti il suo interim cercando la maggioranza sui singoli provvedimenti ogni giorno in Parlamento. Mi rendo conto che sarebbe un’acrobazia costituzionale; ma parliamoci chiaro: non più spettacolare di quella portata avanti da Napolitano con la formazione dell’esecutivo Monti. Vedremo come andrà a finire: restate sintonizzati.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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