Il web 2.0 partorisce il Modello Re Sole: il Partito sono io.

‘Non siamo un partito’, Beppe Grillo e i suoi ce lo dicono continuamente. In questo momento in cui i partiti non godono di grande stima, molti pensano ad essi come dei carrozzoni pieni di burocrati utili solo a contrattare poltrone. E spesso gli stessi partiti fanno poco per sembrare altro, è innegabile.
Ma “i partiti” sono anche quelle istituzioni previste dalla nostra Costituzione come fondamentali alla democrazia: istituzioni regolate da statuti, gestite da organi direttivi e, tendenzialmente, soggette ad una “cosuccia” chiamata democrazia interna.
Soprattutto in questa accezione, il M5S non è certamente un partito. Ce lo ricorda Grillo ogniqualvolta fa calare dall’alto una decisione in merito al funzionamento dalla sua compagine, e ce lo ha ricordato in particolare con questa lettera. Una lettera con la quale un legale fa presente al destinatario (ma soprattutto a noi), che Grillo è proprietario esclusivo del marchio del MoVimento, e che quindi ha il potere di vietare a chiunque di usarlo più o meno a suo piacimento. In questo modo Grillo ha il potere di cacciare dal suo movimento chiunque voglia, senza avere l’impiccio di rispettare uno statuto (che non c’è), di far votare una segreteria (che non c’è) o un’assemblea (assente pure quella).
Io non riesco a trovare a tutto questo una definizione diversa, se non: totalitarismo 2.0.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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