Il madrismo, caricatura della maternità

Botero

La realtà corre più veloce del linguaggio. E il linguaggio insegue, arranca ridicolo, prova a descriverla con neologismi. È sempre più numerosa questa particolare genia di genitrici trentenni: obese, disadorne, disfatte. Le avete viste anche voi. Hanno partorito e ora, in virtù della loro neo-maternità, sbandierano una pienezza di femminilità che non hanno, in realtà, mai posseduto. “Tu non puoi capire. Capirai un giorno, se anche tu sarai madreh“. Lo sospirano proprio così, con una leggera aspirazione finale, ostentando una felicità rancorosa sui social, nella vita, di fronte ad amiche ancora senza figli. I loro sposi? Li hanno ridotti a capri espiatori, autisti, carte di credito. È tutto in quella parola – “madre” – il loro grande crimine. E ha un gusto dolciastro: come i titoli di martire, eroina e vittima quando sono auto-attribuiti. Il vessillo del madrismo sventola conficcato sul cadavere della parola più dolce del mondo, la parola “mamma“.

Pietro Scullino

@twitTagli

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